Frattamaggiore: uomo dato alle fiamme, fermato un conoscente

 

 L’indagato nega accuse

E’ accusato di tentato omicidio volontario Pasquale Pezzella, il 39enne ritenuto dalla Polizia il presunto responsabile del ferimento di un coetaneo, Nicola Liguori, che è stato cosparso di liquido infiammabile e dato alle fiamme mentre, seduto su una panchina di Frattamaggiore (Napoli), stava videochiamando la fidanzata; la donna ha assistito in diretta a quanto stava accadendo.

Liguori versa in gravissime condizioni: ha ustioni sul 45% del corpo ed è ricoverato, in pericolo di vita, nell’ospedale di Bari, dopo essere passato dal Centro Grandi Ustioni del Cardarelli di Napoli. Attualmente è intubato e sotto sedazione profonda a causa delle lesioni riportate su gambe e braccia, sulla regione lombare, sui glutei, schiena, dorso e sul fianco.

Tutto è accaduto lo scorso 30 giugno: Liguori, però, prima di perdere i sensi è riuscito a dire al fratello il nome del suo aggressore e anche il movente: il furto di uno scooter. Pezzella è stato rintracciato ieri dalla Polizia di Stato, interrogato e poi sottoposto a fermo, in tarda serata, su disposizione della Procura di Napoli Nord. Non ha ammesso le contestazioni e nelle prossime ore comparirà  il davanti al gip di Napoli Nord che deciderà  se convalidare il provvedimento e tenerlo in cella.

Dalle indagini della Squadra Mobile della Questura di Napoli e del Commissariato di Frattamaggiore è anche emerso che Pezzella e Liguori si conoscono; il primo abita nelle vicinanze del posto in cui è avvenuta l’aggressione, ed è probabile che abbia agito dopo avere visto Liguori seduto sulla panchina dove anche Pezzella si trattiene abitualmente. Al momento non risulta che abbia agito avvalendosi di un complice. La dinamica dell’accaduto avvalorerebbe questa circostanza che però non è stata ancora del tutto accantonata. Purtroppo gli investigatori non hanno potuto avvalersi dell’aiuto della videosorveglianza.

Le indagini stanno ora cercando di fare luce sul movente e l’ipotesi più concreta rimane la vendetta per il furto di uno scooter. Ma si cerca di capire se vi possano essere altri motivi che hanno scatenato l’aggressione, come, per esempio, una lite.

Pezzella è stato identificato anche grazie alle testimonianze raccolte da persone ritenute informate sui fatti; gli inquirenti si sono inoltre avvalsi anche dell’individuazione fotografica, di ispezioni informatiche e della raccolta di informazioni dalle banche dati delle forze di polizia. Determinanti rimangono le parole raccolte da Biagio, fratello di Nicola, mentre portava quest’ultimo in ospedale. Quel nome appena sussurrato da Nicola, e quel movente del presunto furto. Tutto però ancora da chiarire, tanto che al momento a Pezzella viene contestato il tentato omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione ma non l’aggravante dei motivi abietti e futili, pienamente configurabile se dovesse emergere che ha agito per vendicarsi del furto dello scooter. Ipotesi seccamente smentita dalla famiglia della vittima.

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