Milioni di cittadini vivono in aree a elevata pericolosità
Il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una delle principali fragilità strutturali del territorio italiano. Secondo le più recenti elaborazioni dell’Ispra, quasi l’intero Paese convive con un livello significativo di esposizione ai rischi naturali: il 94,5% dei Comuni ricade infatti in aree potenzialmente interessate da frane, alluvioni, valanghe o fenomeni di erosione delle coste. Una condizione che non riguarda solo porzioni isolate del territorio, ma una quota rilevante della superficie nazionale, dal momento che il 19,2% dell’Italia è classificato a pericolosità elevata o molto elevata per frane e alluvioni.
Dietro le percentuali ci sono numeri che raccontano un impatto diretto sulla popolazione. Oltre 1 milione e 280mila persone vivono in zone soggette a rischio franoso alto o molto alto, mentre circa 6 milioni e 800mila cittadini risultano esposti al pericolo di alluvioni nello scenario di pericolosità idraulica media, associato a eventi con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. Dati che, come sottolinea l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sono resi pubblici proprio per rafforzare le strategie di prevenzione e mitigazione del rischio.
Tra i territori più sensibili rientra il Comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, che l’Ispra definisce “storicamente interessato da dissesti franosi”. Un’affermazione supportata dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), il più ampio archivio nazionale sul tema, che censisce oltre 684mila frane sull’intero territorio italiano. In particolare, la zona di Sante Croci è già stata teatro di un evento rilevante il 12 ottobre 1997, quando una frana di grandi dimensioni colpì l’area.
L’attuale fenomeno franoso viene descritto dall’Istituto come estremamente esteso: un fronte lungo circa quattro chilometri e un abbassamento del suolo che, in alcuni punti, raggiunge decine di metri lungo la corona della frana. Il movimento interessa porzioni del centro abitato, in prossimità del quartiere Sante Croci, e coinvolge anche la strada provinciale SP10, infrastruttura chiave per la viabilità locale. Dal punto di vista geologico, Niscemi sorge su un pianoro delimitato da una scarpata, con terreni costituiti da sabbie e livelli di arenaria appoggiati su strati argillosi, una configurazione che può favorire l’innesco di instabilità.
Nel monitoraggio di questi eventi gioca un ruolo centrale la piattaforma nazionale IdroGEO, sviluppata dall’Ispra in collaborazione con Regioni e Province autonome. Il sistema raccoglie e aggiorna quotidianamente le informazioni sui principali fenomeni di frana che arrecano danni a edifici, infrastrutture strategiche, beni culturali e attività economiche. Pensata per essere accessibile anche da smartphone, la piattaforma punta a coinvolgere direttamente i cittadini, aumentando la consapevolezza dei rischi legati al territorio in cui vivono.
Attraverso la funzione “verifica pericolosità”, ogni utente può inserire un indirizzo o utilizzare la geolocalizzazione per conoscere il livello di rischio da frana e alluvione entro un raggio di 500 metri da un punto di interesse, che si tratti di un’abitazione o di un’attività produttiva. Uno strumento che trasforma i dati scientifici in informazioni concrete e utilizzabili, rafforzando il legame tra conoscenza, prevenzione e sicurezza collettiva.
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