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Francia, si spacca il Fronte popolare: i “moderati” pronti a sostenere un governo filo-Macron

Redazione by Redazione
7 Luglio 2024
in Attualità, In Primo Piano
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Pronto un esecutivo con l’esclusione della France Insoumise di Mélenchon

In Francia vince la desistenza, l’accordo elettorale tra il Nuovo fronte popolare delle sinistre e Ensemble, il gruppo centrista del presidente Emmanuel Macron, per fermare l’ascesa dell’estrema destra. Una sorta di ammucchiata.

Il Rassemblement National di Marine Le Pen e del fedelissimo Jordan Bardella, il 28enne che aspirava al ruolo di premier, non sono riusciti nei loro intenti di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi al secondo turno delle elezioni legislative: nell’Assemblea nazionale il RN sarà addirittura il terzo partito.

Gli exit poll

A dirlo sono gli exit poll usciti alle 20 su BfmTv, alla chiusura dei seggi nelle grandi città. Secondo i dati delle tv francesi il Nuovo fronte polare conquisterebbe tra i 175 e i 205 seggi, i macroniani tra i 150 e i 175, il Rassemblement National tra i 115 e i 150 e i Repubblicani non “fedeli” al segretario Ciotti (alleatosi con Le Pen) tra i 60 e i 70.

Secondo le proiezioni Ipsos, il Nuovo fronte popolare otterrebbe tra i 171 e i 187 seggi, il blocco macroniano di Ensemble 152-163, il Rassemblement National tra 134 e 152 seggi.

Entrando poi nel dettaglio dei vari “blocchi”, dentro il Nuovo fronte popolare la France Insoumise di Jean – Luc Mélenchon si aggiudicherebbe tra i 73 e 80 seggi nella nuova Assemblea nazionale, il Il Partito socialista tra i 60 e i 64 seggi, i verdi tra i 33 e i 36 seggi e i comunisti tra 11 e 12 seggi.

Per quanto riguarda Ensemble, blocco che rappresenta la maggioranza presidenziale, Renaissance otterrebbe dai 95 ai 98 seggi, il Modem da 32 a 34 seggi e Horizons da 25 a 26 seggi

Per il Rassemblement National e i suoi alleati, il Rn si aggiudicherebbe tra i 124 e i 128 seggi e la frazione di Lr di Eric Ciotti otterrebbe tra i 14 e i 17 seggi. I gollisti Les Républicains, invece, otterrebbero tra i 63 e i 67 seggi.

I discorsi di Mélenchon e Bardella

Il primo a parlare ai microfoni è ovviamente il leader di La France Insoumise Jean-Luc Mélenchon.

“Abbiamo ottenuto un risultato che ci dicevano fosse impossibile”, ha detto Mélenchon subito dopo le prime stime dei risultati del secondo turno delle legislative, sottolineando che “il Nuovo fronte popolare è pronto a governare”.

“La volontà del popolo deve essere rigorosamente rispettata. Nessun accordo sarebbe accettabile. La sconfitta del Presidente della Repubblica e della sua coalizione è chiaramente confermata. Il presidente deve inchinarsi e accettare la sua sconfitta“. “Il presidente deve chiedere al Nuovo Fronte Popolare di governare“, ha aggiunto. “Il popolo ha votato secondo coscienza“, ha proseguito ancora Mélenchon, chiedendo senza mezzi termini le dimissioni del premier macroniano Gabriel Attal.

Deve invece ammettere la sconfitta, bruciante, Jordan Bardella. Pur sottolineando che il Rassemblement National “raggiunge il risultato più importante di tutta la sua storia“, il giovane “delfino” di Le Pen ha sottolineato che “accordi elettorali pericolosi privano i francesi di una politica di risanamento“. “Questa sera i loro accordi elettorali gettano la Francia nelle braccia dell’estrema sinistra di Mélenchon. Ha vinto l’alleanza del disonore”, la sua accusa al patto di desistenza tra macroniani e sinistra.

Una folla si è radunata in Place de la République a Parigi dopo che i primi exit poll hanno dato in testa la sinistra del Nuovo Fronte Popolare alle elezioni legislative in Francia. Partendo da Place des Fêtes, nel 19° arrondissement, dove si svolgeva una kermesse antifascista, un gioioso corteo è sceso lungo rue de Belleville, accompagnato da una banda e da sempre più persone, tra gli applausi della gente alle finestre, descrive Liberation.

Gli scenari di governo

La vittoria del Nuovo fronte popolare, che ottiene però solamente una maggioranza relativa molto lontana dall’autosufficienza, apre più scenari di governo.

Lo ammette a stretto giro Raphaël Glucksmann, il fondatore del movimento Place publique e volto dell’ala riformista del NFP. “Siamo in testa, ma siamo in un’assemblea divisa e quindi dovremo comportarci da adulti“, ha dichiarato Glucksmann dopo l’esito degli exit poll. “Dovremo parlare, discutere, dialogare“, ha aggiunto. “Il cuore del potere è stato trasferito all’Assemblea è un cambiamento di cultura politica necessario e fondamentale”.

Dello stesso avviso Olivier Faure, leader del Partito socialista. Parlando agli attivisti socialisti riuniti a La Bellevilloise, a Parigi, Faure ha festeggiato sottolineando che la Francia “ha detto no all’arrivo della RN al potere”,  ma che ora “serve fare una coalizione“. “Il Nuovo Fronte Popolare deve farsi carico di questa nuova pagina della nostra storia“, ha aggiunto il leader socialista.

Una delle ipotesi circolate già nei giorni scorsi, che dovrà trovare ovviamente riscontro in Parlamento e negli accordi tra i partiti, prevede l’esclusione della France Insoumise di Mélenchon e del Rassemblement National di Le Pen, i due “estremi”.

I numeri, pur risicati, ci sarebbero: servirebbe una alleanza larga che tenga dentro i macroniani, i Repubblicani che non hanno seguito Eric Ciotti e quella parte di sinistra “riformista” eletta nel Nuovo fronte popolare.

Non è un caso se dall’entourage del presidente Macron, che non parlerà stasera, si sottolinei che “il blocco centrista è vivo“, con l’invito alla “cautela” perché i risultati “non rispondono alla domanda su chi debba governare”.


Tags: France Insoumise Mélenchon
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