Finanziamento illecito, indagati Renzi e il manager Presta

L’indagine è legata al documentario “Firenze secondo me”. Ipotizzato anche il reato di false fatturazioni

Nuova tegola giudiziaria per Matteo Renzi, indagato dalla procura di Roma. Finanziamento illecito è l’ ipotesi di reato per il leader di Italia Viva e il manager dei vip, Lucio Presta. Indagato anche Niccolò Presta, figlio di Lucio. Nei confronti suoi e del padre i pm ipotizzano anche il reato di false fatturazioni. A rendere nota l’indagine una anticipazione del quotidiano Domani. Il filone investigativo è legato al documentario ‘Firenze secondo me’ realizzato dalla società di Lucio Presta, l’Arcobaleno Tre. Quel progetto tv, andato in onda su Discovery, finì nel 2019 in una relazione dell’antiriciclaggio della Uif. Nei giorni scorsi, su delega dei pm romani, è stata svolta una perquisizione nei confronti del produttore da parte della Guardia di Finanza. L’attività ha riguardato i contratti stipulati dalla società con l’ex premier per la produzione del documentario. Gli inquirenti hanno acquisito una serie di documenti che adesso sono al vaglio. Le verifiche dei magistrati di piazzale Clodio riguardano i circa 700 mila euro che Presta girò all’ex premier per il progetto televisivo andato poi in onda su Discovery. Una cifra ritenuta fuori mercato alla luce del fatto che il documentario presentato dal politico era stato comprato per poche migliaia di euro. Inoltre, Domani afferma che l’Arcobaleno Tre ha presentato a “Discovery una fattura da appena mille euro, che tra l’altro non risulta ancora incassata”. Sostanzialmente il prodotto tv è costato “quasi un milione di euro tra compenso per Renzi e spese di produzione” ma ad “oggi non ha incassato nulla”.

Il procedimento è stato incardinato dopo che sul tavolo dei pm è arrivata la segnalazione dell’Antiriciclaggio della Banca di Italia. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti il denaro incassato da Renzi sarebbe stato utilizzato per restituire il prestito di circa 700 mila che l’ex sindaco di Firenze aveva avuto dalla vedova dell’imprenditore Egiziano Maestrelli per l’acquisto di una villa nel capoluogo toscano da quasi 300 metri quadrati. L’attività di indagine dei magistrati non si concentra solo sulla produzione del documentario, poi effettivamente realizzato e messo in onda, ma anche su due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi. Di questi atti gli inquirenti avrebbero trovato riscontri proprio nel corso della perquisizione svolta nella sede della società del produttore e agente. Si tratta di accordi per migliaia di euro, relativi alla cessione dei diritti d’immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme. Nel decreto di perquisizione i magistrati romani li definiscono come “rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica'”. I progetti non sono, infatti, mai stati realizzati e i bonifici effettuati in favore dell’ex premier non risultano essere stati iscritti a bilancio da Presta.

In una nota, il legale della Arcobaleno Tre sottolinea che la società si è subito “messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, per chiarire rapporti di collaborazione nel campo delle prestazioni artistiche e autorali da parte di Matteo Renzi, che risalgono a quasi tre anni fa, inerenti il documentario ‘Firenze secondo me’. Contrariamente a quanto si legge, si tratta di prestazioni esistenti, regolarmente fatturate all’Arcobaleno Tre e pagate alla persona fisica, quale corrispettivo dell’attività svolta, non al politico o al partito. Stiamo presentando una memoria con documentazione contrattuale e bancaria che certamente sarà motivo di attenta valutazione da parte della procura, onde fugare ogni dubbio sulla posizione dei signori Presta”. Il senatore fiorentino commenta sui social: “Chi va controcorrente non ha paura di niente e di nessuno. Ai giustizialisti rispondiamo con la forza dei fatti, delle carte, della verità”.

Renzi è indagato – sempre per finanziamento illecito ai partiti – anche dalla procura di Firenze, nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Open. Con lui, i pm fiorentini hanno iscritto nel registro pure Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva alla Camera, e il deputato Pd Luca Lotti.

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