Guardia Finanza perquisisce la Fondazione che sostiene Matteo Renzi

Tra i reati ipotizzati riciclaggio e traffico influenze

Sono in corso da questa mattina a Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo perquisizioni della Guardia di Finanza nell’ambito dell’inchiesta della procura fiorentina sulla Fondazione Open, che era stata creata con lo scopo di supportare le attività e le iniziativa di Matteo Renzi, compresa la Leopolda, fornendo un contributo finanziario, organizzativo e di idee, come recitava lo statuto, poco prima della partecipazione per la prima volta di Renzi, all’epoca sindaco di Firenze, alle primarie nazionali del Pd per la carica di segretario del partito, in cui fu sconfitto da Pierluigi Bersani. Secondo quanto appreso, la procura, tra i reati contestati nell’inchiesta a vario titolo agli indagati, di cui ancora non si conosce il numero, considera riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio e finanziamento illecito ai partiti. Nel settembre scorso, nell’ambito di questa inchiesta, era stato perquisito lo studio dell’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Fondazione Open e uomo da sempre vicino all’ex premier, ed era stato acquisito dagli investigatori materiale informatico e diversi faldoni di documenti. Contro i sequestri di documenti la difesa di Bianchi, che sarebbe indagato per traffico d’influenze illecite, aveva presentato ricorso al tribunale del Riesame, rigettato dai giudici il 24 ottobre scorso. L’indagine nei confronti di Bianchi sarebbe nata da una parcella che la holding Toto avrebbe pagato all’ex presidente della Fondazione Open per una consulenza in una causa amministrativa.

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori, coordinati dal procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e dal procuratore aggiunto Luca Turco, sarebbero finiti gli imprenditori che avrebbero versato soldi all’avvocato Bianchi sotto forma di consulenza professionale, soldi che poi, secondo gli inquirenti, sarebbero finiti nelle casse della fondazione Open. Sono oltre venti le perquisizioni in corso da stamani all’alba in dieci città. Secondo la procura fiorentina, la fondazione Open avrebbe agito come “articolazione di un partito politico”. Open, nata con atto notarile nel 2012 come Big Bang, con lo scopo “di  promuovere, supportare ed elaborare ricerche, analisi, studi e proposte”, è sorta in realtà con l’obiettivo di finanziare le attività del renzismo, a cominciare dalle Leopolde. Oltre a Bianchi nel consiglio di Open figurano i  Maria Elena BoschiLuca Lotti e Marco Carrai. Tra i big sostenitori della fondazione figurano il finanziere di Algebris Davide Serra che con la moglie Anna Barassi ha versato 225 mila euro, l’ex presidente della Fiat Paolo Fresco (50 mila euro) e Vincenzo Manes (62 mila euro), imprenditore e fondatore di Dynamo Camp, un’associazione impegnata nel sociale. Tra i finanziatori c’è il potente direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto con 250 euro. Nel Giglio magico, oltre a Bianchi, il più generoso risulta David Ermini, parlamentare e responsabile giustizia del Pd con oltre 20.800 euro. Al secondo posto con 17.800 euro il lucchese Andrea Marcucci, dell’omonima potente famiglia,(Marialina Marcucci è stata vice presidente della Regione Toscana ed ex editrice dell’Unità) e il segretario regionale dei democratici Dario Parini con 15.600 euro. Più distaccati il tesoriere nazionale del partito Francesco Bonifazi (12.800), il sindaco di Firenze Dario Nardella (6.600), l’ex direttore dell’Unità Erasmo D’Angelis (6.400) e l’europarlamentare Simona Bonafè (4mila euro). E Lotti e la Boschi che siedono nel renzismo alla destra e alla sinistra del Capo? Tra le aziende finanziatrici, a parte la Isvafim, da segnalare anche la British American Tobacco (150 mila euro), re del tabacco, la Corporación America Italia (25 mila euro), holding che controlla la Toscana Aeroporti e la Moby spa (100 mila euro), società dei traghetti dell’armatore Vincenzo Onorato, che a livello personale ha effettuato un bonifico di 50 mila euro.

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