Fiducia Camera, Conte oltre la maggioranza assoluta

Crisi di governo, il premier incassa 321 voti: in soccorso 7 ex M5S e la Polverini. Italia Viva si astiene, ma in 2 votano per l’esecutivo. Domani partita decisiva al Senato, dove per i giallorossi è più difficile

Il premier Conte va oltre la maggioranza assoluta, nel primo voto di fiducia alla Camera. Senza Italia viva, astenuta pur continuando a tendere la mano, l’esecutivo giallo-rosso incassa l’ok di Montecitorio sulle comunicazioni del presidente del Consiglio, chiamato a riferire sulla crisi di Governo. Un risultato non scontato, con 321 voti favorevoli (6 più della maggioranza assoluta fissata a 315), 259 contrari, 27 astenuti. Ai voti di M5s, Pd, Leu, si sommano quelli del gruppo Misto (Centro democratico, le minoranze linguistiche, il movimento degli italiani all’estero) e di sette deputati ex M5S (Piera Aiello, Nadia Aprile, Silvia Benedetti, Rosalba De Giorgi, Alessandra Ermellino, Lorenzo Fioramonti, Raffaele Trano). In più, ci sono i sì del grillino “dissidente” Andrea Colletti e di Renata Polverini, la quale subito dopo lascia Forza Italia. Dice male a Renzi. All’annunciata astensione di Italia Viva (29 deputati) mancano 2 voti. Votano a favore di Conte, infatti, Michela Rostan – come preannunciato alla vigilia – e Giacomo Portas, il quale però dai tabulati risulta non aver partecipato. Erano in missione Antonio Del Monaco e Doriana Sarli del M5S, che hanno annunciato il sì a Conte nelle prossime votazioni. Nel suo intervento, il premier aveva chiesto l’appoggio dei “volenterosi” di area “europeista: liberale, popolare, socialista”. E aveva promesso di lasciare la delega ai Servizi “a un’autorità delegata di mia fiducia”, e quella all’agricoltura, impegnandosi per “una riforma elettorale proporzionale” e “un grande progetto di riforma fiscale”. Ora l’attenzione si sposta sul Senato, il vero passaggio cruciale. Domani è scontata la nuova fiducia a Conte, ma il nodo è l’asticella: riuscirà a fissarsi a 161, maggioranza assoluta a Palazzo Madama? Lo scenario è in bilico. Al momento, i giallorossi dovrebbero contare su 155-156 consensi certi. Il significato del voto è politico: se scavalla quota 161, il premier esce vincitore, Renzi azzerato, e il governo rafforzato. In caso contrario, ogni ipotesi è aperta, a partire dal rimpasto.

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