Il ministro della difesa Crosetto nega qualsiasi matrice estera e lascia a bocca asciutta i cacciatori di complotti.
Alla vigilia di Ferragosto un boato ha scosso Colleferro, investendo lo stabilimento bellico ex Simmel, oggi Knds. Un incidente grave su cui la magistratura ha avviato le indagini con la doverosa riservatezza. Eppure, prima ancora che gli inquirenti potessero raccogliere i primi rilievi sul campo, una parte del circo mediatico e politico non ha perso l’occasione per attivare il pilota automatico della propaganda bellicista: la caccia al fantasma della “pista russa”.
È bastata qualche ricostruzione velleitaria a mezzo stampa — guidata da La Repubblica, che ha subito ipotizzato fumosi collegamenti con un precedente incendio in un sito di munizioni in Bulgaria — per innescare la corsa al riarmo verbale. Il leader di Azione, Carlo Calenda, si è immediatamente iscritto al club dei procuratori d’allarme, chiedendo riferimenti urgenti in Parlamento ed evocando lo spettro di un “attacco ibrido di Mosca”, spinto fino a definirlo come il più grave mai consumato sul suolo italiano. Una reazione automatica, quasi riflessa, che illustra perfettamente la deriva di un dibattito pubblico ormai assuefatto alle logiche dello scontro permanente e della paranoia bellica.
La bolla propagandistica, tuttavia, è durata lo spazio di poche ore. A bucarla con pragmatica freddezza ci ha pensato lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto. Con una dichiarazione perentoria rilasciata all’Adnkronos, il governo ha stroncato sul nascere le suggestioni complottiste: “Non risulta a nessuno che si possa trattare di qualcosa di diverso da un problema interno”.
Nessun sabotaggio ombra, nessun agente segreto in azione nella provincia romana: semplicemente un guasto, un errore procedurale o un cedimento strutturale all’interno del sito produttivo, su cui la Procura sta lavorando per fare chiarezza.
Persino il Copasir, in costante contatto con le agenzie di intelligence italiane per seguire gli sviluppi della vicenda, mantiene un profilo improntato alla massima cautela e al rispetto delle verifiche tecniche.
L’episodio di Colleferro dimostra ancora una volta quanto sia pericolosa la tendenza a trasformare ogni guasto industriale in un casus belli.
Ridurre qualsiasi imprevisto a un atto di “guerra ibrida” non serve a tutelare la sicurezza nazionale, ma alimenta un clima tossico d’incertezza, utile solo a chi sulla tensione geopolitica costruisce carriere e narrazioni. L’informazione indipendente ha il dovere di ancorarsi ai fatti: prima di gridare all’aggressione esterna, sarebbe saggio attendere il lavoro degli inquirenti ed evitare di scambiare la cronaca con il bollettino della propaganda.
Alessandro Manna

