Il portavoce iraniano Esmaeil Baqaei denuncia aggressione militare e tradimenti diplomatici, confermando il rifiuto di trattative dirette
Se non si dovesse raggiungere un accordo a breve e lo Stretto di Hormuz non fosse immediatamente riaperto al traffico, l’Iran rischierebbe «la completa distruzione delle proprie infrastrutture energetiche», ha scritto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump su Truth Social. Ha aggiunto che centrali elettriche, pozzi petroliferi e l’isola di Kharg, finora risparmiati, «potrebbero essere colpiti senza esitazione».
«Abbiamo scelto di non toccare ancora gli impianti di desalinizzazione, ma se necessario li elimineremo», ha proseguito, definendo l’azione come «una risposta per vendicare i soldati americani uccisi durante decenni di ostilità iraniana».
Donald Trump ha dipinto la situazione come il culmine di anni di tensioni, accusando il «vecchio regime iraniano di aver seminato morte e distruzione per 47 anni». Ha presentato il potenziale attacco come inevitabile se Teheran non collaborerà immediatamente alle richieste statunitensi.
«Non ci sarà più pietà per gli impianti che abbiamo finora evitato», ha scritto ancora, mescolando diplomazia e intimidazione diretta. Ha sottolineato che il mancato rispetto degli accordi «metterebbe a rischio la vita dei cittadini iraniani e la stabilità globale dei mercati energetici».
Il presidente ha definito la strategia come «misura estrema ma necessaria» per proteggere gli interessi americani nella regione, chiarendo che ogni ritardo nell’aprire lo Stretto «aumenta la responsabilità dell’Iran per le conseguenze che seguiranno».
Di fronte a queste minacce, la risposta di Teheran è stata immediata e decisa. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha scritto su X che «non abbiamo avuto alcun negoziato con gli Stati Uniti in questi 31 giorni». Ha aggiunto che le uniche comunicazioni ricevute dagli americani sono state richieste di apertura al dialogo e alcune proposte trasmesse tramite intermediari, tra cui il Pakistan.
«In una situazione in cui l’aggressione militare statunitense continua con intensità, dedichiamo tutti i nostri sforzi ed energie alla difesa della nazione iraniana», ha proseguito Esmaeil Baqaei. Ha ricordato come in passato siano già state tentate trattative con gli Stati Uniti senza alcun risultato duraturo, parlando di «tradimenti diplomatici avvenuti due volte in meno di un anno».
Il portavoce ha concluso con un monito chiaro: «Abbiamo già vissuto esperienze simili e non dimenticheremo il tradimento della diplomazia. La nostra priorità è proteggere la nazione e la sua sovranità, senza cedere a pressioni esterne».
Ciro Crescentini
