Il WWF denuncia uno dei più gravi crimini contro la fauna: indagini in corso tra Alfedena e Pescasseroli
Un episodio che ha suscitato forte indignazione tra ambientalisti e istituzioni riguarda il ritrovamento di dieci lupi morti nel cuore dell’Appennino. Cinque carcasse sono state rinvenute ad Alfedena, ai margini del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, mentre altri cinque esemplari sono stati scoperti nei pressi di Pescasseroli, all’interno della stessa area protetta. Secondo le prime verifiche, prende sempre più consistenza la pista dell’avvelenamento.
L’episodio è stato definito dal WWF come uno dei più gravi crimini contro la fauna selvatica degli ultimi anni. L’organizzazione sottolinea come l’uso del veleno rappresenti una pratica particolarmente pericolosa e indiscriminata: non solo colpisce i predatori selvatici, ma può mettere a rischio anche animali domestici e, in alcuni casi, persino la salute umana.
La gravità dell’accaduto è amplificata dal contesto: il lupo è una specie chiave per l’equilibrio degli ecosistemi, soprattutto in aree protette come quella abruzzese, simbolo della conservazione della biodiversità in Italia. La sua presenza contribuisce a mantenere il controllo delle popolazioni di altre specie e a preservare la salute complessiva dell’ambiente. Colpire questi animali proprio in un territorio che dovrebbe garantirne la tutela significa compromettere anni di politiche di conservazione.
Le indagini sono ancora in corso, ma l’ipotesi del veleno resta la più accreditata. E non si tratta di un caso isolato: pochi giorni prima, in Toscana, altri due lupi erano stati trovati uccisi e mutilati, segno di un fenomeno che appare sempre più diffuso.
Questo clima di ostilità verso il lupo si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge istituzioni e associazioni. Organizzazioni come ENPA, OIPA e GreenImpact contestano la narrazione di un’emergenza legata agli attacchi al bestiame. I dati indicano infatti che le perdite attribuibili ai lupi rappresentano una quota minima — appena lo 0,06-0,07% del totale di ovini e caprini nell’Unione Europea.
Nonostante ciò, l’Unione europea ha recentemente deciso di modificare lo status di protezione della specie, passando da “strettamente protetta” a “protetta”. Questo cambiamento consente ai singoli Stati di autorizzare abbattimenti controllati. L’Italia ha recepito la direttiva nel mese di marzo, aprendo la strada a nuove misure di gestione.
Secondo il WWF e numerose associazioni ambientaliste, questa scelta rischia però di avere effetti controproducenti. Piuttosto che ridurre i conflitti, potrebbe favorire una maggiore tolleranza verso pratiche illegali, come il bracconaggio, contribuendo a creare un contesto in cui episodi come quello avvenuto in Abruzzo diventano più probabili.
La vicenda, ancora in fase di accertamento, solleva quindi interrogativi profondi sul futuro della convivenza tra attività umane e fauna selvatica, e sulla reale efficacia delle politiche di tutela attualmente in vigore.
Nino Stella

