Dalle targhe alterne allo smart working: tutte le misure allo studio per evitare un blocco del sistema energetico nazionale
Il governo italiano si prepara a un possibile “lockdown energetico” già da maggio, in risposta al rischio di un rallentamento delle forniture di gas legato alle tensioni internazionali e alla situazione nello Stretto di Hormuz. Le riserve attuali non destano allarme immediato, ma preoccupa il calo dei flussi previsto nelle prossime settimane. Per questo l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni sta studiando un piano d’emergenza basato su riduzione dei consumi, razionamento e misure straordinarie su lavoro, trasporti e illuminazione pubblica. L’obiettivo è evitare un blocco diffuso del sistema energetico nazionale intervenendo in anticipo.
Nel dettaglio, il primo fronte critico riguarda il gas. Sebbene i livelli di stoccaggio siano sopra la media europea, la prospettiva di una contrazione delle forniture spinge il governo ad agire preventivamente. Il dossier è nelle mani del ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, che nelle prossime ore presenterà a Palazzo Chigi un piano per contenere i consumi e gestire la fase più delicata attesa a maggio.
Il quadro viene delineato con chiarezza dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ammette la portata del rischio: «È ciò che si teme. Non tutto ma molto». Una dichiarazione che conferma come lo scenario peggiore — pur non totale — sia considerato concreto.
Le misure allo studio riprendono in parte il modello già adottato durante la crisi energetica del 2022. Tra queste, la riduzione dei consumi domestici rappresenta uno degli strumenti principali: si ipotizza di limitare l’uso dei condizionatori nei mesi estivi e abbassare la temperatura dei termosifoni in inverno. Interventi apparentemente minimi ma capaci, secondo le stime, di generare un risparmio significativo di gas.
Accanto a questo, prende quota l’estensione dello smart working, soprattutto nella pubblica amministrazione, dove è già ampiamente diffuso. L’obiettivo è ridurre i consumi legati agli spostamenti e all’utilizzo degli edifici pubblici, con un possibile coinvolgimento anche del settore privato.
Non mancano ipotesi più incisive sulla mobilità e sugli spazi urbani: il ritorno delle targhe alterne e una riduzione dell’illuminazione pubblica e monumentale sono tra le opzioni sul tavolo. Parallelamente, si valuta una rimodulazione delle attività industriali più energivore, come i comparti dell’acciaio e della meccanica.
Sul fronte della produzione, il governo considera un aumento dell’utilizzo delle centrali a carbone e un’accelerazione sulle fonti rinnovabili, nel tentativo di compensare eventuali carenze di approvvigionamento.
In questo contesto, Guido Crosetto sottolinea anche la necessità di una risposta condivisa: «I margini di manovra sono inevitabilmente limitati… dobbiamo trovare momenti di coesione». Un richiamo non solo interno, ma rivolto anche all’Europa, affinché si muova in modo coordinato.
Nonostante la gravità della situazione, l’esecutivo intende tutelare alcuni settori chiave. Scuola e sanità, in particolare, dovrebbero essere escluse da eventuali restrizioni più severe, evitando il ritorno alla didattica a distanza o limitazioni nell’accesso alle cure.
Resta infine il nodo politico: le misure allo studio ricordano da vicino quelle criticate in passato dall’attuale maggioranza. Ma oggi, di fronte a uno scenario internazionale instabile, la priorità dichiarata dal governo è una sola: garantire la tenuta del sistema energetico nazionale ed evitare conseguenze più gravi per economia e cittadini.

