Consip, Romeo arrestato con l’accusa di corruzione. Indagati Bocchino e Caldoro

All’imprenditore sequestrati 100mila euro. Il provvedimento cautelare in relazione ad un episodio di presunta corruzione

Inchiesta Consip, si aprono le porte del carcere per Alfredo Romeo. L’imprenditore è stato arrestato questa mattina a Napoli dai carabinieri e dalla guardia di Finanza in relazione ad un episodio di presunta corruzione. Nei confronti di Romeo il gip del tribunale di Roma ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare eseguito dal comando Carabinieri tutela ambiente, dai militari dell’ Arma di Napoli e dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Napoli. I militari hanno anche perquisito l’abitazione romana e l’ufficio di Italo Bocchino, ex parlamentare di Alleanza Nazionale e coinvolto nell’inchiesta. A Romeo sono stati sequestrati anche 100mila euro frutto della presunta corruzione a un dirigente della Consip. Nello stesso filone di indagine sono indagati il ministro Luca Lotti, Tiziano Renzi, padre dell’ex premier, l’imprenditore Carlo Russo, amico della famiglia Renzi, pure lui perquisito. Nel filone napoletano dell’inchiesta Consip spunta anche il nome di Stefano Caldoro, ex governatore della Campania. E’ stato raggiunto da un avviso di garanzia assieme a Natale Lo Castro, direttore amministrativo del Secondo Policlinico di Napoli. Gli inquirenti indagano su circostanze emerse da un’intercettazione legata a un appalto mai bandito al Secondo Policlinico. Caldoro e Lo Castro potranno, nei prossimi passi dell’indagine, chiarire ai pm la loro posizione nella vicenda.

 

 

L’ACCUSA: ROMEO CORRUPPE GASPARRI CHE CONFESSA – Cinquemila euro a ridosso del Natale 2012 ed altri pagamenti “in più occasioni” successive. E poi uno “stipendio mensile”, di importo variabile, dal 2014 al 2016. Il tutto per un ammontare di circa 100mila euro. Sarebbe questo il prezzo della corruzione di Marco Gasparri, dirigente della Consip, che avrebbe “venduto la sua funzione” di pubblico ufficiale all’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, illecitamente favorito – sostiene la procura di Roma – nell’aggiudicazione di appalti pubblici, tra cui la maxi-gara europea FM4 da 2,7 miliardi, ancora in corso. Entrambi sono accusati di corruzione, ma Romeo è finito in carcere mentre Gasparri è rimasto a piede libero: ha deciso di collaborare con gli inquirenti e la sua confessione traccia “un preciso quadro accusatorio” scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare. A carico di Romeo anche intercettazioni ambientali, telefoniche, sequestri e perquisizioni, come quelle compiute oggi a carico dell’ex parlamentare Italo Bocchino, consulente dell’imprenditore, e di Carlo Russo.

 

A RUSSO E TIZIANO RENZI CONTESTATO IL COMPENSO PER LA MEDIAZIONE – Secondo l’accusa Russo e Tiziano Renzi, entrambi indagati per traffico di influenze, si sarebbero fatti “promettere indebitamente” da Romeo “somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni”, ad di Consip, proprio in relazione allo svolgimento di gare. Il padre dell’ex premier smentisce: “Nessuno mi ha mai promesso soldi, né io ho chiesto alcunché. Gli unici soldi che spero di ottenere sono quelli del risarcimento danni per gli attacchi vergognosi che ho dovuto subire in questi mesi”. A provare i pagamenti illeciti – secondo gli inquirenti, anche un pizzino scritto da Romeo e trovato nella spazzatura. Gasparri sostiene che l’imprenditore era solito usare questa modalità perché convinto di essere intercettato. Quando parlava di questo argomento, per non fare nomi, li scriveva su dei foglietti che poi stracciava e buttava: i carabinieri li hanno recuperati in discarica e ricomposti.

Russo e Renzi, sostengono i pm, “sfruttando le relazioni esistenti tra Tiziano Renzi e Luigi Marroni”, ad di Consip, “si facevano promettere indebitamente” da Romeo, “che agiva previo concerto con Italo Bocchino, suo consulente, utilità a contenuto economico, consistenti nell’erogazione di somme di denaro mensili, come compenso per la loro mediazione verso Marroni”, in relazione allo svolgimento di gare. Oltre a Tiziano Renzi e Russo, con l’accusa di concorso in traffico di influenze, sono indagati anche lo stesso Romeo e Italo Bocchino. Secondo i pm, Romeo d’intesa con l’ex parlamentare, si sarebbe “accordato con Carlo Russo (a fronte di ingenti somme di denaro promesse) … affinché questi – si legge nel decreto – utilizzando le sue personali relazioni e quelle di Tiziano Renzi, interferisse indebitamente sui pubblici ufficiali presso la Consip al fine di agevolare la società di cui Romeo è dominus”.

 

IL GIP: “PER ROMEO CORRUZIONE ERA LEGITTIMA DIFESA” –  Romeo parlava della sua attività corruttiva all’interno di Consip come una forma di “legittima difesa” alla luce di “analoghe modalita'” adottate dai suoi concorrenti e conduceva questa lotta imprenditoriale per aggiudicarsi gli appalti “a suon di tangenti”. Lo riporta un passaggio dell’ordinanza cautelare. Dalle indagini è emerso un “gravissimo quadro di possibile infiltrazione criminale in Consip, almeno quanto ad alcune gare”. Nell’ordinanza ampio spazio viene dedicato al ruolo di Italo Bocchino, definito “il facilitatore degli interessi illeciti di Romeo” o il “lobbista dedicato al traffico illecito di influenze”. Gli inquirenti sottolineano la capacità dell’ex parlamentare di “accedere a informazioni riservate anche grazie al suo trascorso di deputato e membro del Comitato parlamentare di controllo sui Servizi segreti e con perduranti contatti con sedicenti ed effettivi appartenenti all’intelligence, nonché con politici e pubblici funzionari in posizione apicale”. E “presumibilmente anche grazie alla costante attività di relazione” di Bocchino, scrive il pm, Romeo “ha avuto contezza di indagini sul proprio conto sicuramente già dal settembre 2016”. Bocchino spiega in un’intercettazione il rapporto politica-Consip. “Gli appalti – scrive il gip facendo riferimento alle sue parole – devono essere gestiti per favorire prevalentemente le cooperative, in quanto rappresentano sia un bacino di voti dal quale poter attingere (a differenza dei grandi gruppi come Romeo) ed anche e soprattutto un modo lecito per finanziare la politica e/o il politico di turno”. Poi il giudice riporta le parole dello stesso Bocchino. “…E’ chiaro che la politica ha il problema del territorio… perché un politico può venire da te a chiederti 60mila euro che ti ha chiesto (omissis) ma i mille pulitori sul territorio, sono mille persone che danno cinquemila euro ciascuno…sono mille persone che quando voti si chiamano i loro dipendenti…tu i tuoi dipendenti manco sai chi sono…non te li puoi chiamare per dire votate a tizio, a caio o a sempronio nel tuo modello…no? Il pulitore che c’ha cento dipendenti, quello si chiama le cento famiglie e dice senti…a sindaco dobbiamo votare questo per questa ragione…quindi secondo me non c’è una scelta politica…noi c’abbiamo la doppia spiga…la scelta politica e…il prezzo che tu devi pagare per la paginata che teme…perché sei stato generoso quando lui non contava un cazzo…”

 

 

PERQUISIZIONE NELL’UFFICIO DI BOCCHINO AL SECOLO D’ITALIA –  La perquisizione dell’abitazione a Roma di Italo Bocchino e del suo ufficio presso la sede del Secolo d’Italia, dove ha l’incarico di direttore editoriale, è stata disposta dalla procura di Napoli. Nel decreto i pm Henry John Woodcock e Celeste Carrano hanno evidenziato che le perquisizioni devono essere limitate al solo locale dell’ufficio di Bocchino senza coinvolgere nell’operazione ”qualsivoglia attività o soggetto” della redazione del giornale. In questo filone di indagine risultano indagati per concorso in corruzione, insieme con Bocchino e Romeo, anche l’ex presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, e Natale Lo Castro, direttore amministrativo dell’azienda ospedaliera Federico II di Napoli. A quanto si e’ appreso, l’ipotesi accusatoria si riferisce a un finanziamento di dieci borse di studio destinate a un centro che Caldoro si sarebbe proposto di fondare.

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