La Procura aveva chiesto 22 anni. Il caso ha riacceso il dibattito sullo sfruttamento nei campi
Sedici anni di reclusione. È questa la pena inflitta in primo grado ad Antonello Lovato, titolare dell’azienda agricola in cui lavorava Satnam Singh, il bracciante indiano di 31 anni deceduto il 19 giugno 2024 in seguito a un gravissimo incidente avvenuto nelle campagne di Borgo Santa Maria, in provincia di Latina.
La decisione è arrivata oggi, 8 luglio, al termine della camera di consiglio della Corte d’Assise, che ha ritenuto l’imputato responsabile di omicidio volontario con dolo eventuale. Una condanna inferiore rispetto ai 22 anni richiesti dalla Procura.
Nel corso della requisitoria, durata oltre due ore, le pubblico ministero Luigia Spinelli e Marina Marra hanno ricostruito le fasi successive all’incidente, sostenendo che la tragedia avrebbe potuto avere un epilogo diverso. Secondo l’accusa, infatti, il lavoratore, dopo aver riportato la devastante amputazione di un braccio durante l’attività lavorativa, non sarebbe stato trasportato immediatamente in ospedale, ma lasciato davanti alla propria abitazione senza ricevere un tempestivo intervento sanitario.
Per la Procura, proprio questo comportamento avrebbe inciso in maniera determinante sull’esito della vicenda. Durante la discussione finale è stato sottolineato come Satnam Singh non sia morto nell’immediatezza dell’incidente, ma dopo un’agonia che, secondo l’accusa, avrebbe potuto essere evitata con soccorsi rapidi e adeguati.
La vicenda ha assunto nel tempo un forte valore simbolico, riaccendendo il dibattito sulle condizioni di lavoro nei campi, sul fenomeno del caporalato e sulle carenze nella tutela della sicurezza dei lavoratori agricoli, spesso impiegati in situazioni di irregolarità.
All’udienza erano presenti i familiari della vittima: i genitori, la compagna Soni e numerosi braccianti che hanno seguito il procedimento. All’esterno del tribunale, intanto, si è svolto un presidio promosso dalla Cgil, che ha accompagnato la giornata della sentenza.
Il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha ribadito che il sindacato ha scelto di costituirsi parte civile perché considera questa vicenda l’espressione di un problema ben più ampio rispetto a un singolo episodio. Secondo Landini, è necessario contrastare un modello imprenditoriale che mette a rischio la vita dei lavoratori e garantire maggiore tutela e legalità nel settore agricolo.
Anche il sindaco di Cisterna di Latina, Valentino Mantini, il cui Comune si era costituito parte civile nel processo, ha accolto con favore il verdetto. Pur sottolineando che nessuna sentenza potrà restituire Satnam Singh ai suoi cari, ha evidenziato come la decisione della Corte rappresenti un importante riconoscimento di giustizia nei confronti della vittima e della sua famiglia.
Alessandro Manna

