A Milano cresce la protesta dei fattorini: senza ammortizzatori sociali lo stop nelle ore più calde significa perdere il salario.
Pedalare per ore su strade che superano i 35 gradi, con il calore dell’asfalto che rende roventi biciclette e scooter, è diventata la quotidianità di migliaia di rider. In questo scenario si inserisce la protesta organizzata a Milano dai lavoratori delle consegne a domicilio insieme al sindacato USB, che hanno manifestato contro le conseguenze pratiche dell’ordinanza comunale pensata per limitare i rischi legati alle alte temperature.
Il nodo della contestazione non è tanto la necessità di proteggere la salute dei lavoratori, quanto il timore che le nuove limitazioni possano tradursi in una consistente perdita di reddito. Le fasce orarie più calde coincidono infatti con il momento di maggiore richiesta di consegne, soprattutto durante il pranzo. Rinunciare a lavorare proprio in quelle ore, spiegano i rider, significa spesso compromettere gran parte dell’incasso della giornata.
Molti raccontano condizioni di lavoro sempre più difficili. Restare fermi anche pochi minuti sotto il sole rende impossibile sedersi nuovamente sulla bicicletta a causa del calore accumulato dal sellino, mentre l’acqua e gli altri beni essenziali per affrontare le alte temperature vengono acquistati a proprie spese. Secondo i manifestanti, nella maggior parte dei casi le piattaforme non forniscono alcun supporto concreto per affrontare l’emergenza climatica.
L’ordinanza del Comune prevede una serie di misure per ridurre i rischi: la possibilità di sospendere o rallentare automaticamente le consegne nelle ore più critiche, la predisposizione di punti di ristoro, acqua e zone d’ombra, oltre al divieto di incentivare economicamente la rapidità delle consegne durante le giornate caratterizzate da un elevato rischio per il caldo.
Per i lavoratori, tuttavia, queste disposizioni rischiano di rimanere inefficaci se non vengono accompagnate da adeguate tutele economiche. Il problema, sostengono, è che fermarsi significa semplicemente non essere pagati. Da qui la richiesta di strumenti di sostegno al reddito e di un sistema che garantisca una copertura economica durante gli eventuali stop imposti dalle condizioni climatiche estreme.
Al centro della mobilitazione c’è anche il tema del contratto di lavoro. I rider chiedono maggiori garanzie, un inquadramento che riconosca pienamente i loro diritti e strumenti di protezione che consentano di affrontare situazioni eccezionali senza dover scegliere tra la propria salute e lo stipendio.
Con l’aumento della frequenza delle ondate di calore, la questione delle condizioni di lavoro nel settore delle consegne a domicilio è destinata a diventare sempre più centrale. La sfida, secondo i manifestanti, sarà trovare un equilibrio tra la tutela della salute e il diritto a un reddito dignitoso, evitando che le misure di sicurezza si trasformino in un costo esclusivamente a carico dei lavoratori.
Ciro Crescentini
