Sotto copertura tra Napoli, Milano, Bologna e Roma: chi ha ordinato l’operazione e perché?
Le democrazie muoiono anche così: nel silenzio, tra gli scricchiolii delle garanzie costituzionali e l’eco lontana di parole come “libertà”, “solidarietà”, “verità” ma al Senato, quelle parole sono tornate a farsi sentire con forza. Lo hanno fatto attivisti, giornalisti, parlamentari e anche un prete di frontiera. Perché non c’è più spazio per l’ambiguità. Chi tace, è complice.
Dopo la denuncia di maggio scorso, Potere al Popolo ha confermato che gli agenti infiltrati nelle sue organizzazioni giovanili sono in tutto cinque, attivi tra Napoli, Milano, Bologna e con un tentativo anche a Roma. Giovani agenti, tutti formati nello stesso corso di polizia, trasferiti all’Antiterrorismo e infiltrati in partiti e collettivi studenteschi come Cambiare Rotta.
Giuliano Granato, portavoce del movimento, ha dichiarato con fermezza:
“Un’operazione pianificata, che non nasce dal caso. Esigiamo di sapere dal ministro Piantedosi e dalla presidente Meloni chi ha pianificato questa operazione, chi l’ha ordinata e per quale motivo. Devono riferire in Parlamento. Se unisco i puntini esce una M, che è l’iniziale di Meloni, ma anche di un personaggio che ha lasciato il Paese allo sfascio. Queste forme richiamano i metodi da regime. Come li chiamava proprio Meloni quando a infiltrarsi erano giornalisti“
Ma non è tutto. Alla già gravissima vicenda degli infiltrati si somma l’affaire Paragon: l’uso del malware israeliano Graphite per spiare attivisti e giornalisti, senza alcun mandato né trasparenza.
Don Mattia Ferrari, cappellano di Mediterranea Saving Humans, ha preso la parola nella sala stampa del Senato e lanciato un monito durissimo: “Io e il direttore di Fanpage Francesco Cancellato siamo stati spiati. Non dai servizi segreti. Ma da chi?” Poi ha aggiunto: “Si sono aperte ferite profonde. Solo dando risposte si possono sanare. Queste ferite chiedono verità e riconciliazione”. E infine, il nodo politico: “Perché spiare per così lungo tempo gli attivisti di Mediterranea? Alla luce delle nostre attività di aiuto ai migranti, queste domande ruotano attorno al senso della solidarietà, che è un valore politico”.
Sulla vicenda è intervenuto il senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, Peppe de Cristofaro: “Siamo davanti a comportamenti che vanno al di là di una normale dialettica politica. C’è un aspetto eversivo in tutta la storia: qualcuno sta mettendo la Costituzione sotto i piedi, immaginando una torsione autoritaria, che cambia i connotati di fondo della democrazia e della Repubblica. C’è il senso di una emergenza democratica vera. Il governo deve venire in Aula, il prima possibile. Ci sono interrogazioni parlamentari: deve rispondere al Paese”.
Ecco il punto: nel momento in cui le garanzie costituzionali vengono erose, chi tace avvalla. Chi non prende posizione, legittima. Chi si volta dall’altra parte, permette che queste pratiche si ripetano.
Ci troviamo davanti a un’operazione di intelligence contro il dissenso interno, contro studenti, attivisti, giornalisti. Persone che credono in una politica diversa e che, per questo, sono diventate oggetto di sorveglianza, manipolazione, schedatura. E allora la domanda è semplice e brutale: è ancora una democrazia, questa? Il governo Meloni ha il dovere – non la scelta – di fornire risposte. Non farlo equivale a certificare il sospetto peggiore: che la repressione del dissenso sia ormai prassi, non deviazione.
Ciro Crescentini
