Il ministero della Salute invia ispettori e coordina la ricerca di un nuovo cuore compatibile
Nei giorni successivi al trapianto di cuore andato storto al Policlinico Monaldi di Napoli, un bambino di due anni e quattro mesi è stato finalmente inserito in cima alla lista d’attesa per un organo compatibile. La notizia è giunta direttamente al cuore della madre tramite comunicazione ufficiale del ministero della Salute: la ricerca di un nuovo cuore è attiva in tutta Italia e all’estero.
Il piccolo, che fin dall’età di quattro mesi convive con una cardiopatia dilatativa severa, si trova ora in condizioni critiche ma clinicamente stazionarie, sostenuto da un sistema di ossigenazione extracorporea (ECMO) da quando il primo intervento di dicembre non ha dato l’esito sperato. L’organo che doveva salvargli la vita, prelevato a Bolzano e trasportato in aereo verso Napoli, è risultato infatti inutilizzabile: danneggiato a causa di un contatto prolungato con temperature non idonee. “La priorità è assoluta: un cuore compatibile può fare la differenza,” ha commentato una fonte ministeriale.
Questa vicenda ha scosso l’opinione pubblica, spingendo le autorità a muoversi su più fronti. Su impulso del ministro Orazio Schillaci, ispettori del ministero della Salute sono stati inviati sia alla struttura sanitaria altoatesina dove è avvenuto l’espianto, sia al Monaldi, teatro dell’intervento. Contemporaneamente, la Procura della Repubblica di Napoli ha aperto un’inchiesta penale per fare luce sugli avvenimenti.
Secondo gli atti dell’indagine, sei professionisti sanitari — tra medici e paramedici coinvolti nelle fasi di prelievo, trasferimento e trapianto dell’organo — risultano indagati con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime. La famiglia del bambino aveva presentato formale denuncia l’11 gennaio, chiedendo che si accertassero potenziali responsabilità.
I carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità (NAS) hanno sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto del cuore, destinato ora ad accertamenti tecnici. Parallelamente, è in corso l’acquisizione di ogni documentazione clinica e organizzativa coinvolta nelle operazioni, con fascicoli che comprendono circa mille pagine di cartelle sanitarie e report di équipe. “È fondamentale ricostruire ogni fase della catena di conservazione e trasporto,” ha dichiarato l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia.
Una delle linee di indagine è incentrata sui materiali e sulle temperature usate durante il trasferimento: secondo quanto riferito dal legale, al posto del ghiaccio tradizionale potrebbe essere stato impiegato ghiaccio secco, con temperature fino a -75 °C — condizioni che, se confermate, avrebbero potuto congelare e compromettere il tessuto cardiaco. I protocolli di conservazione degli organi richiedono infatti un mantenimento tra 2° e 4 °C, ben diverso da quello assicurato dal ghiaccio secco.
Gli inquirenti stanno verificando la funzionalità del sistema di refrigerazione impiegato, eventuali sbalzi termici verificatisi durante il trasporto, l’adeguatezza dei materiali usati per mantenere la giusta temperatura e la coerenza delle procedure adottate con i protocolli nazionali e internazionali di conservazione degli organi. I consulenti nominati dalla Procura analizzeranno il dispositivo sequestrato per stabilire se ci siano state anomalie, malfunzionamenti o errori umani durante il trasferimento. Al momento, non risultano commenti ufficiali dai servizi stampa delle aziende sanitarie coinvolte, né dal nosocomio di Bolzano né dal Monaldi di Napoli.
La madre del piccolo non si allontana dal reparto di terapia intensiva. “Ha bisogno di un cuore nuovo, più di ogni altra cosa. Spero in un miracolo,” ha ripetuto con voce rotta dall’ansia.
Intanto, grazie alla nuova priorità ottenuta nella lista di attesa per il trapianto, le possibilità di trovare presto un organo adeguato sono aumentate, pur in un quadro ancora segnato dall’incertezza clinica e giudiziaria.
Alma
