Il partito dei CARC rilancia la mobilitazione contro il governo, denuncia la repressione del dissenso e chiama lavoratori e studenti a scendere in piazza
Il partito dei CARC rilancia un duro appello alla mobilitazione contro il governo guidato da Giorgia Meloni, denunciando quelli che definisce tentativi di criminalizzare il dissenso e reprimere le proteste sociali. Al centro della nota diffusa dall’organizzazione c’è la solidarietà ai manifestanti fermati e feriti durante le mobilitazioni di Milano, Torino, Brescia, Bologna e di altre città.
Secondo i CARC, la risposta dell’esecutivo alle tensioni sociali sarebbe caratterizzata dalla denigrazione pubblica delle proteste e dal ricorso alla repressione. Una linea che, secondo il partito, si inserirebbe in un più ampio tentativo di delegittimare le forme di conflitto sociale, comprese quelle portate avanti da lavoratori, camionisti e agricoltori attraverso blocchi e picchetti.
Nella nota, i CARC contestano la condanna delle rivolte in nome della legalità e sostengono la necessità di una mobilitazione capace di mettere in discussione l’attuale assetto politico e sociale. «Quando vige un ordine sociale ingiusto, il disordine è il primo passo per instaurare un ordine sociale giusto», si legge nel documento.
L’organizzazione esprime inoltre solidarietà ai giovani coinvolti nelle proteste e invita lavoratori, studenti, pensionati e attivisti a non lasciarsi intimidire dalle minacce di repressione e dalla condanna pubblica delle mobilitazioni. «Noi dobbiamo esprimere la massima solidarietà a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze, ai fermati e ai feriti di Milano, Torino, Brescia, Bologna e delle altre città che sono insorti», affermano i CARC.
Il documento assume toni particolarmente duri nei confronti dell’esecutivo, accusato di essere responsabile di politiche che, secondo il partito, aggraverebbero le condizioni delle classi popolari. Nel mirino finiscono il carovita, le politiche di guerra, la situazione in Palestina e le misure giudicate liberticide. L’obiettivo dichiarato è quello di costruire un fronte di mobilitazione ampio, capace di coinvolgere i diversi settori sociali.
«Non abbiate paura di mettere in discussione un sistema marcio in cui viviamo. Non abbiate paura di cacciare questo governo infame ed eversore della Costituzione», si legge ancora nella nota, che invita a sostenere le mobilitazioni dirette contro l’esecutivo e le sue politiche.
I CARC indicano quindi nello sciopero generale e nella partecipazione alle piazze gli strumenti centrali per intensificare la protesta. Nel testo vengono richiamate le date del 24 e del 30 ottobre, presentate dall’organizzazione come momenti di una più ampia mobilitazione contro il carovita e il governo.
«È tempo di riscossa. È tempo di bloccare il paese. È tempo di sciopero generale. È tempo di fare tutto questo fino a far cadere il governo», è l’appello lanciato dal partito, che propone di trasformare luoghi di lavoro, scuole, università e quartieri in centri permanenti di organizzazione e partecipazione politica.
La prospettiva delineata nella nota va oltre la contestazione dell’attuale maggioranza. I CARC invitano infatti a costruire assemblee, collettivi e comitati capaci, nella loro visione, di elaborare e imporre nuove misure politiche e sociali attraverso l’organizzazione e l’unità dei settori popolari. Nel documento vengono rivolte critiche anche al Partito democratico e all’opposizione parlamentare, accusati di non rappresentare un’alternativa adeguata all’attuale sistema di potere.
La conclusione è un appello alla mobilitazione e alla partecipazione diretta, accompagnato da una retorica di rottura con l’ordine politico esistente. «Non abbiate paura di diventare voi il governo del paese, alla faccia di Meloni ma anche del polo PD. Non abbiate paura di vincere. L’ora è ora», concludono i CARC.
La nota si inserisce così nel quadro del conflitto politico e sociale che attraversa il Paese, esprimendo una posizione radicale contro il governo Meloni e a favore di una mobilitazione di massa finalizzata a rovesciarne l’indirizzo politico.
