La Procura ipotizza un ruolo da mandante. Dopo gli arresti degli esecutori materiali, gli investigatori cercano nuovi riscontri
L’inchiesta sull’attentato intimidatorio ai danni di Sigfrido Ranucci registra un’importante svolta. Tra gli indagati figura ora Valter Lavitola, imprenditore ed ex giornalista-editore, nei cui confronti i magistrati ipotizzano un possibile ruolo di mandante dell’azione avvenuta nell’ottobre scorso davanti alla villetta di Pomezia dove il conduttore di Report vive con la propria famiglia.
Su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, i carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione nell’ambito delle indagini. Nel corso delle attività investigative sono stati sequestrati telefoni cellulari e computer appartenenti a Lavitola: il materiale sarà ora analizzato dagli investigatori alla ricerca di eventuali elementi utili.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore Francesco Lo Voi. Le prime attività investigative erano state seguite dal pubblico ministero Carlo Villani, oggi procuratore di Velletri, mentre il fascicolo è ora affidato al pm della Dda Edoardo De Santis.
Nei giorni scorsi l’indagine aveva già portato all’esecuzione di quattro misure cautelari nei confronti di tre uomini e una donna, ritenuti dagli inquirenti gli esecutori materiali dell’attentato. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, di detenzione e porto di ordigno esplosivo, utilizzo dell’esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante di aver agito in un gruppo composto da più di cinque persone e con modalità considerate di tipo mafioso.
Le stesse contestazioni vengono ora mosse, in concorso, anche a Lavitola. Gli investigatori, tuttavia, precisano che il movente dell’attentato resta ancora oggetto di approfondimento. Le misure cautelari sono state eseguite tra le province di Napoli e Avellino. Tra gli arrestati figurano Pellegrino D’Avino e la moglie Marika De Filippi, quest’ultima posta agli arresti domiciliari, oltre a Saverio Mutone e ad Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano e ritenuto uno dei principali riferimenti del gruppo.
Secondo quanto emerge dall’ordinanza del giudice per le indagini preliminari, nei confronti dei quattro esistono “elementi gravi, precisi e concordanti” che li collocherebbero nell’organizzazione dell’attentato, ciascuno con un ruolo ben definito. Gli inquirenti ritengono che l’azione sia stata eseguita dietro compenso economico.
Dalle indagini emerge anche la figura di un intermediario che avrebbe fatto da collegamento con il presunto mandante. Secondo la ricostruzione investigativa, Pellegrino D’Avino sarebbe stato l’unico componente del gruppo a mantenere i contatti con questo soggetto.
Nell’ordinanza si legge che l’indagato avrebbe preso contatti con “un soggetto terzo, evidentemente il mandante o colui che parlava per suo conto”. Dopo l’attentato, questa persona avrebbe inoltre garantito agli esecutori un temporaneo allontanamento dal territorio, mettendo a disposizione denaro, strumenti di pagamento ricaricabili e modalità operative ritenute idonee a ostacolare le indagini.
Nel 2023 il quotidiano Il Riformista aveva pubblicato una fotografia che ritraeva Lavitola e Ranucci insieme all’interno del ristorante romano dell’imprenditore. Un episodio che torna oggi all’attenzione soltanto come elemento di contesto, mentre le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto della vicenda. Dopo gli arresti eseguiti nei giorni scorsi, Sigfrido Ranucci è stato convocato in Procura come persona informata sui fatti.
Al termine dell’audizione il giornalista ha spiegato che gli investigatori stanno valutando ogni possibile pista. “Mi hanno chiesto innanzitutto se conoscessi le persone arrestate e abbiamo ripercorso alcune vecchie inchieste di Report riguardanti l’area geografica in cui vivevano i componenti del gruppo“, ha dichiarato.
L’inchiesta prosegue e gli investigatori continuano a lavorare per individuare il movente dell’attentato e verificare eventuali responsabilità di altri soggetti coinvolti.
Ciro Crescentini
