L’uomo, probabilmente nordafricano, non era regolarmente assunto. Indagini dei carabinieri di Aversa sui lavori e sulle misure di sicurezza
Un uomo di circa trent’anni ha perso la vita dopo essere precipitato dal tetto di un edificio in ristrutturazione a San Marcellino, nel Casertano. La caduta, avvenuta da un’altezza stimata di una decina di metri, si è rivelata fatale: l’operaio ha battuto violentemente la testa sul selciato sottostante ed è morto sul colpo.
La vittima, un cittadino extracomunitario presumibilmente originario del Nord Africa, non aveva con sé documenti e al momento non è stata ancora identificata. Secondo le prime ricostruzioni, stava lavorando sulla facciata di un casolare situato in Corso d’Italia insieme a una ditta impegnata nei lavori di ristrutturazione.
Dai primi accertamenti emergerebbe che l’uomo non fosse regolarmente assunto. Inoltre, al momento dell’incidente non indossava il casco protettivo e, stando alle informazioni raccolte finora, potrebbero non essere state rispettate nemmeno altre norme fondamentali in materia di sicurezza sul lavoro.
Sulla vicenda stanno ora indagando i carabinieri della compagnia di Aversa. Gli investigatori dovranno chiarire diversi aspetti: dalle condizioni in cui si stavano svolgendo i lavori alla posizione lavorativa della vittima, fino alla regolarità dell’appalto e al rispetto delle misure di sicurezza previste nei cantieri.
Nel frattempo la salma è stata trasferita all’istituto di medicina legale di Giugliano in Campania, dove saranno effettuati gli accertamenti medico-legali utili anche all’identificazione dell’uomo.
Un fenomeno che continua a crescere
La tragedia si inserisce in un quadro regionale già estremamente preoccupante. La Campania, infatti, continua a collocarsi tra le regioni italiane con il più alto numero di vittime sul lavoro. Nel corso del 2025 nella regione si sono registrati oltre sessanta decessi legati a infortuni lavorativi, con un aumento rispetto all’anno precedente e con un’incidenza superiore alla media nazionale.
Il trend negativo si era già manifestato nei primi mesi dell’anno: nei primi sette mesi del 2025 le vittime erano già 59, un dato significativamente più alto rispetto allo stesso periodo del 2024. Il settore più colpito resta quello dell’edilizia, dove cadute dall’alto, lavori in quota e mancato utilizzo dei dispositivi di protezione continuano a rappresentare le cause più frequenti degli incidenti mortali.
Anche nel 2026, sebbene i dati siano ancora parziali, il fenomeno non sembra mostrare una reale inversione di tendenza. Nei primi mesi dell’anno sono già stati registrati diversi episodi mortali nei cantieri e nei luoghi di lavoro della regione, confermando un quadro di forte criticità.
Il nodo dei controlli nei cantieri
Proprio il comparto edilizio rappresenta uno dei punti più delicati. Molti degli incidenti avvengono in cantieri di piccole dimensioni o in lavori privati di ristrutturazione, contesti nei quali emergono con maggiore frequenza lavoro irregolare, assenza di dispositivi di sicurezza e scarsa applicazione delle normative.
La tragedia di San Marcellino riporta al centro del dibattito anche la questione dei controlli. In molti casi, infatti, i cantieri privati sfuggono a verifiche sistematiche e capillari. La mancanza di controlli massicci e continuativi da parte dell’Ispettorato del lavoro e degli altri organismi preposti viene spesso indicata come uno dei fattori che permettono il protrarsi di situazioni di rischio.
Senza una presenza ispettiva più forte e senza sanzioni realmente dissuasive per chi viola le norme, il rischio è che situazioni di lavoro nero, cantieri improvvisati e assenza di protezioni continuino a ripetersi. E con esse, purtroppo, anche tragedie come quella avvenuta nel Casertano, che va ad allungare l’elenco delle cosiddette morti bianche in Campania.
Ciro Crescentini

