Nella relazione finale, il presidente Anac Giuseppe Busia critica riforme e codice appalti: meno controlli, più rischi su PNRR e conflitti di interesse
Sesta relazione annuale di Giuseppe Busia alla guida dell’Autorità anticorruzione non è solo un bilancio di fine mandato, ma anche un elenco puntuale di criticità che, negli ultimi anni, hanno modificato profondamente il sistema dei controlli pubblici. A pochi mesi dalla scadenza del suo incarico, Busia ha scelto di concentrare l’attenzione su alcuni nodi che, a suo giudizio, rischiano di indebolire la capacità dello Stato di prevenire abusi e distorsioni.
Un sistema di appalti sempre meno competitivo
Uno dei segnali più evidenti riguarda il funzionamento degli appalti pubblici. Con il codice introdotto nel 2023 su impulso di Matteo Salvini, il ricorso agli affidamenti diretti ha assunto dimensioni predominanti, fino a rappresentare la quasi totalità delle procedure. Parallelamente, si osserva una concentrazione sospetta di importi appena sotto la soglia che renderebbe obbligatoria la gara pubblica. Un meccanismo che, pur formalmente legittimo, finisce per comprimere la concorrenza e ridurre la trasparenza.
Meno sanzioni, ma senza nuovi contrappesi
Sul piano penale, l’eliminazione del reato di abuso d’ufficio e la revisione del traffico di influenze, volute dal governo guidato da Giorgia Meloni, vengono lette come un passaggio delicato. Secondo Busia, la riduzione delle fattispecie punibili avrebbe dovuto essere accompagnata da strumenti amministrativi più solidi. In assenza di questo riequilibrio, si crea quello che definisce un “vuoto di tutela”.
Confini più sfumati tra politica e amministrazione
Un altro elemento di preoccupazione riguarda l’allentamento delle regole sui conflitti di interesse. Le modifiche recenti hanno reso più semplice il passaggio diretto da incarichi politici a ruoli nelle società partecipate o nella pubblica amministrazione. Allo stesso tempo, sono state attenuate le limitazioni al fenomeno delle “porte girevoli” tra pubblico e privato. Il risultato, nella lettura dell’Anac, è una separazione meno netta tra chi decide e chi esegue, con possibili interferenze di interessi.
Il vuoto normativo sul lobbying
Sul fronte della rappresentanza degli interessi, il quadro resta incompleto. L’Italia non dispone ancora di una disciplina organica del lobbying, e le norme in discussione non appaiono sufficienti a garantire piena trasparenza. Busia insiste sulla necessità di rendere tracciabili i contatti tra decisori pubblici e portatori di interesse, creando al tempo stesso canali accessibili anche per soggetti meno strutturati.
Le criticità nella gestione del PNRR
L’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza evidenzia ulteriori fragilità. L’Autorità segnala ritardi, sospensioni irregolari e progettazioni non adeguate. A questo si aggiunge un utilizzo limitato delle clausole sociali: solo una piccola quota delle gare prevede misure concrete per favorire l’occupazione giovanile e femminile. In parallelo, la Procura europea ha registrato un aumento significativo delle frodi legate ai fondi europei.
Subappalti e catene di responsabilità
Nel settore dei lavori pubblici, l’attenzione si concentra sui subappalti. La loro diffusione, soprattutto nella forma “a cascata”, non è accompagnata da regole sufficientemente stringenti. Questo, secondo Busia, si traduce in una riduzione delle tutele per i lavoratori e in una pressione economica sulle imprese più piccole, spesso costrette a operare con margini ridotti.
Chi c’è davvero dietro le imprese?
Un altro punto critico riguarda la trasparenza delle proprietà aziendali. L’assenza dell’obbligo di indicare il titolare effettivo nelle procedure di gara rende difficile identificare i reali soggetti economici coinvolti. Una lacuna che, nella valutazione dell’Anac, limita la capacità di prevenire accordi collusivi o infiltrazioni.
Controlli più deboli sulla spesa pubblica
Infine, la riforma della Corte dei Conti ha inciso sul sistema delle responsabilità. La riduzione della responsabilità erariale per i titolari di incarichi politici, quando gli atti sono condivisi con la struttura tecnica, rischia di spostare il peso dei controlli sui funzionari, alleggerendo quello della componente politica.
Nel complesso, la relazione restituisce l’immagine di un sistema in cui diversi interventi normativi, presi singolarmente, producono un effetto cumulativo: meno vincoli, meno controlli e una maggiore discrezionalità. Secondo Busia, il passaggio decisivo sarà l’attuazione delle prossime direttive europee, che potrebbe offrire l’occasione per ristabilire un equilibrio più solido tra efficienza amministrativa e garanzie di legalità.
Ciro Crescentini

