Diritti trasformati in favori sindacali, aperta inchiesta interna
Alla Cassa Edile di Napoli starebbe scoppiando un nuovo caso che potrebbe determinare effetti devastanti sul piano politico, sindacale a livello locale e nazionale
Secondo le prime ricostruzioni e indiscrezioni, ci sarebbe un sistema che, per anni, avrebbe favorito alcuni sindacati a danno degli operai. Nelle ultime ore avrebbe preso piede una vicenda gravissima a seguito di una confessione importante: un operaio edile avrebbe deciso di parlare con un sindacalista della Fillea CGIL, raccontando nel dettaglio come funzionava il meccanismo. Una soffiata che ha aperto il vaso di Pandora.
L’inchiesta avviata dalla Cassa Edile
Il presidente della Cassa Edile, Rodolfo Girardi, e il direttore Mattia D’Acunto, ricevuta la segnalazione, avrebbero immediatamente avviato un’inchiesta interna e informato le organizzazioni nazionali della Fillea CGIL, Filca CISL, Feneal UIL e l’Associazione nazionale dei costruttori. I segretari generali della Fillea CGIL napoletana, campana e nazionale si sarebbero attivati prontamente, sostenendo l’iniziativa del presidente e del direttore.
Stando le informazioni fornite dal lavoratore, alcuni operatori sindacali territoriali, tra cui il parente di un dirigente di un’organizzazione sindacale, avrebbero agito come intermediari per favorire l’accesso a prestazioni assistenziali da parte di decine di operai, senza che fosse presente la documentazione adeguata.
Le prestazioni in questione comprenderebbero assegni di natalità, sussidi per invalidità da infortunio, la donazione di sangue e altri tipi di aiuti economici erogati dalla Cassa Edile.
In molti casi, gli operatori sindacali avrebbero facilitato l’accesso a questi fondi senza che gli operai avessero i requisiti necessari, o addirittura senza alcuna documentazione a supporto delle richieste.
In alcuni casi, ci sarebbero stati addirittura falsi certificati, utilizzati per giustificare l’erogazione delle prestazioni assistenziali. Le voci che circolano parlano addirittura di un boom sospetto di “parti gemellari”, che mai si sarebbero verificati, ma che sono stati usati come pretesto per ottenere denaro, un trucco per accedere a sussidi facendo apparire come legittimi eventi che, in realtà, non si sarebbero mai verificati. E a quanto pare le prestazioni sarebbero state concesse senza avere attivato adeguati controlli incrociati con gli uffici anagrafe comunali, Asl, Inail e Inps.
L’operaio che avrebbe scelto di parlare, racconta come molti lavoratori siano stati avvicinati da questi “sindacalisti-faccendieri” con la promessa di ottenere benefici senza troppe complicazioni burocratiche, senza che fosse necessaria alcuna verifica approfondita delle condizioni necessarie. Il meccanismo che si è creato ha permesso a chi ne approfittava di intascare denaro senza mai soddisfare i criteri legali, e a chi ne ha subito le conseguenze di trovarsi di fronte a una vera e propria truffa ai danni dei lavoratori onesti.
In altri casi, i sindacalisti avrebbero chiesto agli operai di firmare documenti senza fornire spiegazioni chiare, creando una rete di prestazioni “facili” che, seppur inizialmente allettante per i lavoratori, ha avuto come conseguenza il danneggiamento della reputazione e delle risorse dell’intero sistema della Cassa Edile. La situazione è ancora più grave quando si scopre che, dietro a queste pratiche, c’è stata anche la complicità di alcuni tesseratori e capi sindacali, che, invece di tutelare i diritti dei lavoratori, ne hanno abusato per raccogliere iscrizioni e ottenere vantaggi economici.
Tessere sindacali e trattenute all’insaputa degli operai
Le denuncia più pesanti riguarderebbero le iscrizioni sindacali fatte a insaputa degli operai. Decine di lavoratori si sarebbero ritrovati tesserati a un sindacato, con trattenute annuali di circa 180 euro, senza mai aver dato il consenso. Sarebbe stato utilizzato l’elenco di chi era iscritto alla Cassa Edile – operai che non avevano ancora ricevuto le spettanze (come ratei di ferie o tredicesima), spesso perché mancava il codice IBAN.
“Mi hanno chiamato dicendomi che mi spettavano soldi non riscossi – racconta Giuseppe, 36 anni, di Portici – sono andato nella sede sindacale, ho firmato tre moduli per fornire l’IBAN e mi sono ritrovato con 1000 euro, ma anche una trattenuta sindacale da 120 euro che non avevo mai autorizzato”.
Grave anche la gestione dei dati personali: i nominativi dei lavoratori senza IBAN sarebbero stati gestiti da alcuni sindacalisti usandoli per “reclutare” nuovi iscritti. Tutto questo ignorando completamente la legge sulla privacy. Si parla di migliaia di di euro accantonati in Cassa e mai accreditati ai lavoratori. Soldi che generano interessi, ma che restano bloccati. Basterebbe poco per sbloccare la situazione: una raccomandata, un telegramma, una semplice convocazione presso la sede della Cassa Edile al Centro Direzionale per richiedere i dati aggiornati. Invece, tutto resta fermo. E i diritti diventano favori da chiedere al sindacato “giusto”.
Le domande che nessuno vuole fare
Le domande che continuano a rimanere senza risposta sono: perché la Cassa Edile non ha mai controllato le deleghe sindacali? Come mai non è stata intrapresa una verifica diretta sui lavoratori per accertare se effettivamente avessero firmato le deleghe? Non sarebbe stato più semplice contattare un numero a campione di operai per verificare la veridicità delle informazioni? La risposta ad oggi è ancora sconosciuta. Tuttavia, ciò che emerge con forza è che sembra esserci un sistema che ha favorito alcuni sindacati, lasciando all’oscuro i lavoratori. Un vero e proprio giro di favori a scapito della trasparenza e del diritto dei lavoratori di essere informati e tutelati.
Clima teso
Il clima in Cassa Edile e alcuni sindacati è teso. Significative le improvvise dimissioni di un impiegato storico, rappresentante di una nota sigla sindacale, che per anni si è occupato delle rateizzazioni concesse alle imprese. È sparito in silenzio, ma pochi giorni dopo era stato già ricollocato in un altro ufficio della sua stessa organizzazione. Anche su questo punto, tanti i dubbi: alcune aziende avrebbero ottenuto rateizzazioni per i pagamenti oltre i 12 mesi, cosa non prevista dalla legge, grazie proprio a questo sistema di “porte aperte” e assenza di controlli.
Sindacalisti di comodo
C’è poi un dato che fa riflettere. Sorprendentemente, una delle organizzazioni sindacali coinvolte ha presentato alla Cassa Edile migliaia di nuove adesioni, un dato anomalo e inspiegabile se si considera che, al momento, a Napoli e provincia sono attivi pochissimi cantieri edili, nella stragrande maggioranza di recupero e ristrutturazione.
Ci si chiede allora: è in atto un patto occulto tra imprenditori, politici filo-governativi, ordini professionali e sindacati di comodo per garantire la “pace sociale” nei cantieri? Il sospetto è che queste sigle, compiacenti e funzionali, vengano scelte proprio per la loro disponibilità a non creare conflitti, garantire l’ordine nei cantieri, in cambio del monopolio delle iscrizioni e di benefici economici.
Quanto accaduto rappresenta un fatto gravissimo che, oltre a danneggiare i lavoratori e a minare la credibilità dell’istituzione, offende profondamente il lavoro della stragrande maggioranza degli impiegati della Cassa Edile di Napoli, donne e uomini dotati di grande professionalità, che ogni giorno operano con serietà e dedizione, rappresentando un punto di riferimento per migliaia di lavoratori del settore edile. È anche per rispetto del loro impegno quotidiano che occorre fare piena luce su questa vicenda.
In tutta questa vicenda, c’è un aspetto che non può passare inosservato. Alcuni sedicenti tesseratori e operatori sindacali non avrebbero agito da soli ma sarebbero stati coperti e legittimati dai loro capi sindacali. Capi, che dovrebbero essere garanti dei diritti dei lavoratori, in realtà sembrano più attenti a tutelare i propri interessi di potere.
E non è un caso se in altri enti, gli stessi capi sindacali che svolgono il ruolo di amministratori osano richiedere contestazioni e provvedimenti disciplinari per questioni puramente pretestuose nei confronti di dipendenti e lavoratori perbene, “colpevoli” solo di avere carisma e una mente sovrana. Questi lavoratori, che ogni giorno operano con dignità e impegno, vengono puntualmente messi nel mirino, mentre coloro che sono parte integrante di un “sistema” continuano ad agire indisturbati. Si tratta di una realtà surreale, dove l’onestà viene punita e le pratiche clientelari, basate su favori, familismo e compromessi, vengono invece premiate.
Bisogna ristabilire regole chiare, restituendo ai lavoratori il diritto di scegliere, di essere rispettati e realmente tutelati. E’ necessario, urgente, l’intervento delle organizzazioni sindacali confederali e di categoria nazionali. In questo scenario, sarebbe quanto mai opportuno anche un intervento urgente degli organismi di vigilanza, in primis della Guardia di Finanza.
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