Borsellino, le ombre di Stato 28 anni dopo

Tutti i punti oscuri della strage di via D’Amelio, nel giorno del ricordo

Ancora troppe, sempre inquietanti le ombre. Sono tutte lì, a 28 anni dalla strage di via D’Amelio, in cui saltò in aria il giudice Borsellino con la scorta. E sono ombre di Stato, fin dai primi attimi di quel 19 luglio 1992. Una data che ha cambiato la storia d’Italia.

LE ACCUSE DELL’AVVOCATO DI SALVATORE BORSELLINO
“Esistono ancora clamorosi punti oscuri, troppe lacune, tanti tasselli che le procure competenti non vogliono evidentemente ricostruire pur avendo gli elementi a disposizione. Si aspetta che qualcuno parli ma le voci di chi sa sono ancora mute”. È lo sfogo dell’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato. Parlando con l’Agi, Repici agita lo spettro di un attentato “con il marchio del Viminale e della Polizia di Stato” dell’epoca. Le zone d’ombra, sull’eccidio, non si sono mai diradate. I concorrenti esterni a Cosa nostra, l’agenda rossa sottratta dalla borsa di Paolo Borsellino, l’agguato al poliziotto Calogero Germanà, stretto collaboratore di Borsellino, sopravvissuto a un assalto a colpi di kalashnikov.

“Il pilastro della sentenza di via D’Amelio – spiega Repici – è quella del processo quater della corte d’assise di Caltanissetta chiusa il 20 aprile del 2017. Dalla motivazione sono tre gli elementi portanti: a favorire le calunnie di Vincenzo Scarantino sono stati quei soggetti che lo avevano in mano e lo controllavano e mi riferisco ai poliziotti del gruppo Falcone-Borsellino comandato da Arnaldo La Barbera; il depistaggio ha avuto il fine di sottrarre all’accertamento della verità i concorrenti esterni a Cosa Nostra; i giudici hanno affermato che quello fu un depistaggio di Stato, perché vi hanno preso parte soggetti delle istituzioni. La Barbera non ha agito certamente da solo, ha risposto agli ordini dei suoi superiori gerarchici dell’epoca”. A novembre 2019 si è concluso in appello il quarto processo per la strage di via D’Amelio. La Corte ha confermato la sentenza di primo grado, condannando all’ergastolo i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati il primo come mandante ed il secondo come esecutore della strage, e a 10 anni i falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Così come aveva fatto la Corte d’assise anche in appello i giudici hanno dichiarato estinto per prescrizione il reato di calunnia contestato a Scarantino. 

L’avvocato di parte civile della famiglia Borsellino, impegnato, tra l’altro, nel processo per depistaggio ai tre poliziotti (il 22 luglio riprende il dibattimento, ndr), non ha dubbi: “L’attentato di via D’Amelio ha il marchio del Viminale e della Polizia di Stato” dell’epoca. “Borsellino prima di morire aveva richiesto la collaborazione di un funzionario di Polizia, Calogero Germana’, che da funzionario della Criminalpol stava investigando su una vicenda che il giudice aveva molto a cuore e che probabilmente ci consente di individuare anche l’amico che l’aveva tradito, secondo le parole dei suoi colleghi Camassa e Russo.

 LA CERIMONIA IN VIA D’AMELIO
“Signor ministro, da 28 anni sentiamo ripetere dalle istituzioni sempre le stesse cose, ma ancora la verità su quanto accaduto qui il 19 luglio del 1992 non la conosciamo. Ed è assurdo”. Sono le parole dell’unico agente di scorta sopravvissuto alla strage di via D’Amelio, Antonino Vullo, rivolte al ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, arrivato sul luogo dell’attentato in cui persero la vita Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta. Vullo rimase ferito ma riuscì a sopravvivere Alle 16.58 è stato osservato un minuto di silenzio per ricordare le vittime della strage del 19 luglio 1992: oltre al magistrato, i i poliziotti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Insieme a un centinaio di persone, erano presenti anche il presidente della Commissione nazione antimafia, Nicola Morra, e il vicedirettore del Dap Roberto Tartaglia, ex pm del processo sulla Trattativa Stato-Mafia. Presente anche Salvatore Borsellino.

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