Aumentano i suicidi e l’Asl Napoli Centro offre pessimi servizi assistenziali

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente una nota dell’Osservatorio Comunale Salute Mentale

In pochi giorni nelle strutture assistenziali dell’ASL NA1 centro sono avvenuti due suicidi, il primo domenica scorsa: era un ragazzo immigrato di 20 anni, visitato presso l’ospedale S. Paolo in stato di agitazione psicomotoria e per il quale la consulenza dello psichiatra indicava invano il ricovero presso un Servizio di Diagnosi e cura. Ma non c’era posto presso i due SPDC cittadini e, mentre si cercava una disponibilità altrove, il ragazzo si è defenestrato.

Il secondo ieri notte: un uomo di 56 anni ha deciso di porre fine alla sua esistenza impiccandosi al suo stesso letto nella SIR di Pianura. In entrambi i casi la notizia ha stentato a diffondersi cosicchè l’opinione pubblica è tenuta all’oscuro di ciò che accade nelle strutture sanitarie della nostra città: la stessa imposizione della dirigenza ASL ai suoi dipendenti di non “parlare male” dell’azienda, pena provvedimenti disciplinari, è causa di un clima sostanzialmente omertoso che impedisce anche le critiche documentate e le osservazioni costruttive.

Ma stiamo parlando di un personale ridotto all’osso dai tagli, sempre più decisi e funesti, di ogni risorsa umana e materiale; e di operatori che, pur cercando di sopperire a volte con grande generosità e sacrificio, si ritrovano a dover lavorare in un contesto distruttivo. Tutto ciò in aperto dispregio anche delle leggi: la norma prevede infatti che ai servizi psichiatrici venga destinato il 5% del budget regionale sulla salute, invece siamo appena al 2,4%; e prevede anche che i beni immobili della “vecchia” psichiatria (tra l’altro lo stesso ospedale L. Bianchi) vengano messi a reddito; ma niente accade purtroppo da tempo immemorabile, e il carrozzone ASL continua a offrire servizi inadeguati e ad arrabbattarsi, molto male, col poco che ha. Sono ormai anni che l’osservatorio cittadino, insieme al comitato di lotta per la salute mentale, al collettivo per un manifesto sul tema e ad altre realtà napoletane, denuncia queste prassi come persecutorie e chiede con insistenza che tale pericolosissima situazione venga cambiata: non occorrono solo fondi, è soprattutto urgente una profonda trasformazione dell’esistente.

 

Avevamo già denunciato nel dicembre scorso la condizione della SIR di Pianura che serve il territorio Chiaia, S. Ferdinando, Posillipo e Capri: addirittura lo stesso dirigente medico del servizio ne aveva segnalato la pericolosità statica, ed infatti l’intervento dei vigili del fuoco confermò la pericolosità e chiuse ben 3 ambienti. Per questa fatiscente struttura, fuori norma in partenza in quanto contrariamente alle leggi in materia non è collocata nel territorio che serve, l’ASL corrisponde una cifra che, a meno di sperabili smentite, si aggira intorno ai 13.000 euro mensili, questa si una vera follia. Insomma tra carenze strutturali gravi, mancanza di spazi, di personale assistenziale e di fondi, chiusure dei servizi o loro collocazione fuori distretto, l’assistenza psichiatrica a Napoli è in una crisi gravissima.

E rispetto a tutto ciò l’assessorato al welfare del Comune di Napoli decide di sospendere l’attività dell’osservatorio e di presentare una bozza di delibera istitutiva di un nuovo osservatorio calato dall’alto, senza la voce dei familiari totalmente ignorati nella delibera in questione, e costruendo così un organo verticistico nel quale il sofferente viene chiamato, senza alcuna sensibilità, cognizione ed attenzione, “malato psichiatrico”. Non è questione meramente terminologica, ma il risultato di una carenza culturale frutto del rifiuto al confronto critico con le realtà che vivono, soffrono e disperatamente cercano di navigare nel circuito della sofferenza psichica. Non è corretto pertanto gridare allo scandalo per questi ultimi due suicidi: lo scandalo sussiste quando qualcosa non funziona in una struttura che peraltro opera scrupolosamente.

Ma quando l’ASL NA 1 centro di fatto rinuncia alla cura del malessere e costringe sofferenti ed operatori a prassi senza respiro, orientate all’abbandono sostanziale delle famiglie provate dagli sforzi immani per gestire il congiunto problematico, e abbandona anche gli operatori ammutoliti da diktat omertosi, non si può più gridare allo scandalo. Lo scandalo è un accidente, isolato, in un ambito sostanziale funzionante per affrontare il malessere sociale ed individuale che attanaglia gran parte della cittadinanza; in questo caso invece è la sostanza, cioè il pessimo livello assistenziale standard, a determinare le funeste conseguenze. Non è uno scandalo, non è un incidente, è semplicemente la norma: se ci imbattiamo in una crisi personale e cerchiamo aiuto presso i presìdi a ciò preposti, non è esagerato dire che rischiamo la vita.

Occorre quindi una grande sensibilizzazione e mobilitazione per affrontare il tema salute mentale e costruire alternative alle stanche modalità di gestione del disagio: le crisi vanno affrontate in altri modi, accogliendo, ascoltando, cercando di evitare ricoveri tante volte inutili, costosi, ma soprattutto molto pericolosi. E’ tempo che si convochi un’assemblea cittadina sul tema, che apra un confronto fattivo di idee e proposte al fine di problematizzare prassi da troppo tempo schiave esclusivamente del profitto aziendale e lontane finanche culturalmente dal poter prendersi cura della sofferenza. E’ tempo che l’ASL dia conto del suo operato, del suo bilancio e delle strategie che intende proporre; ed è tempo che il Sindaco si pronunci in quanto responsabile della salute della comunità. Con estrema urgenza! 

Osservatorio Comunale Salute Mentale

 

 

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