Appello in difesa dei centri sociali ‘Sgarrupato’ ed  Eta Beta

Riceviamo e pubblichiamo integralmente

Siamo tra le donne e gli uomini, ma soprattutto le esperienze e le storie collettive che hanno costruito e rilanciato pezzo per pezzo il parco Ventaglieri e la sua dimensione sociale. Amandolo fin da quando, ormai venticinque anni fa, l’ex centro per sordomuti era ridotto a una discarica inaccessibile e abbandonata, le scale mobili erano immobili e lo Sgarrupato un rudere.


Ce ne siamo presi cura battendoci per la sua riqualificazione e a volte operandola direttamente (come nel caso del campo di calcio) ma soprattutto con le attività quotidiane che lo hanno restituito alla sua relazione col territorio.

Se oggi è uno dei parchi più attraversati e inclusivi della città di Napoli, se le famiglie e i bambini di Montesanto e dei Quartieri Spagnoli, se le realtà di giovani e meno giovani, dagli studenti universitari alle scuole del centro antico fino ai ragazzi dell’Accademia d’arte o ai cittadini migranti di seconda generazione stanno animando decine di iniziative in questo giardino di quartiere  è anche per il lavoro sociale, materiale e immateriale, pratico e relazionale, che quotidianamente vi investiamo.

Il 15 giugno però l’Amministrazione comunale di Napoli ha inteso cancellare con qualche rigo di fredda distanza una parte importante di questa storia, revocando la convenzione attualmente in essere come polo giovanile per gli spazi dello Sgarrupato e dell’Eta Beta e soprattutto preannunciando lo sgombero!!

Questa iniziativa nasconde dietro la sua formalità una sostanziale rimozione: finge che queste esperienze siano nate due anni fa con la convenzione dei poli giovanili, rimuovendo che lo Sgarrupato era un’esperienza di autogestione pre-esistente da oltre quattro anni, attiva nel parco e nel quartiere, e che le associazioni che oggi sono operative nelle due stanzette dell’Eta Beta animavano quello spazio già negli anni duemila, all’interno del coordinamento del parco sociale Ventaglieri e del Carnevale sociale di Montesanto (immediatamente rinato dopo la fase acuta della Pandemia) e hanno continuato a vivere e far vivere il parco in questi anni.

Quella convenzione, fra l’altro basata su attività interamente volontarie, riconosceva innanzitutto questa dimensione e le sue molteplici attività, tutte presenti nella proposta progettuale, che sono riprese immediatamente al termine della fase più acuta della pandemia, focalizzandosi in parte nel parco laddove i mancati interventi che competevano da bando al Comune (la rimozione degli ingombranti, la messa in rete e la sanificazione dell’eta beta) rendevano precario l’uso di quello spazio. Altre si sono aggiunte e continuano progressivamente ad aggiungersi, come il centro di ascolto delle donne, i corsi di capoeira, gli incontri degli studenti universitari.

Siamo convinti/e che l’assessore alle politiche giovanili non conosca la storia, la realtà, le attività e il radicamento di questa rete sociale e neanche ha voluto conoscerla, dal momento che dopo un unico spiacevole episodio di attrito ha sistematicamente eluso ogni richiesta di chiarimento e di incontro con la rete nella sua collettività e oggi non sappiamo se questa azione è tristemente una rappresaglia o invece esprime altre prospettive.

Come da una torre di burocrazia e astrazione ci sono arrivate infatti contestazioni che ci appaiono francamente surreali come quella per cui aver sostenuto con la solidarietà dal basso e col supporto di Emergency centinaia di famiglie per due anni durante la pandemia  o l’aver contribuito a costruire carovane di solidarietà per i/le rifugiate dall’Ucraina fossero attività “non autorizzate” (eppure riconosciute dallo stesso Comune di Napoli) o ancora che troppe attività, per altro anch’esse previste nella convenzione, avrebbero come target ragazzi troppo giovani, in un quartiere dove l’evasione scolastica dalla scuola dell’obbligo è un autentica ferita sociale.
T

uttavia non possiamo non sollevare lo sguardo e prendere atto che questa iniziativa che allude alla censura e allo sgombero non cade nel vuoto, ma in un momento in cui le spinte alla gestione privatistica del patrimonio pubblico alimentano un dibattito amministrativo quanto meno ambiguo nei confronti della rete di esperienze comunitarie e di quella innovazione giuridica e politica che va  sotto il nome dei “beni comuni” e che in generale le esperienze di autogestione, un patrimonio sociale e politico della città in trent’anni, sono sotto pressione repressiva, come nel caso di Mezzocannone ed altre.

A maggior ragione non resteremo in silenzio, ma facciamo Appello alle persone e alle esperienze che hanno attraversato lo Sgarrupato, l’Eta Beta e il parco Ventaglieri, più in generale a quante nel nostro quartiere e nella nostra città ritengono che attività e storie come la nostra siano una risorsa sociale, politica e culturale a prendere parola fin da subito e ad accompagnarci in Presidio sotto palazzo San Giacomo Mercoledi 22 Giugno alle ore 18.00 quando andremo tutte e tutti a raccontare e ribadire le nostre ragioni.

Sgarrupato
Damm
DIANA

Aps Mammamà
Aps Terra Mia
Aps Parco Sociale Ventaglieri
Asd Spartak San Gennaro


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