54 mila “querele facili” contro i giornalisti, servono solo a far paura

La legge anti-intimidazione bloccata in Parlamento

Negli ultimi sei anni  le “querele facili” con finalità intimidatorie contro i giornalisti hanno sfiorato quota 54 mila, ovvero 9500 l’anno. Il 70 per cento delle querele per diffamazione  a mezzo stampa terminano con l’archiviazione per irrilevanza penale, infondatezza, assenza di condizioni per procedere in giudizio. I dati sono forniti dall’Osservatorio “Ossigeno per l’Informazione”.  Dunque, si sono intensificate le querele che servono solo a far paura mentre mille ostacoli sono stati frapposti per impedire l’approvazione del disegno di legge  di Primo Di Nicola(M5s) che è formata da un solo articolo: “chi procede in sede civile contro un giornalista, se perde la causa può essere condannato a un risarcimento a partire dal 25% fino al 100 % della somma richiesta. L’obiettivo è disincentivare tutti coloro che procedono per motivi pretestuosi magari per puntare ai soldi. Il disegno di legge, già approvato dalla commissione Giustizia era pronto per essere votato in Aula il 16 gennaio scorso. Poi, improvvisamente, senza un motivo, le forze politiche, in primis Pd, Italia Viva, Forza Italia, Lega hanno fatto sparire il provvedimento dal calendario del Senato, procedendo al rinvio. Intanto chi agisce anche nel modo più temerario a querelare i giornalisti non rischia assolutamente nulla nel nostro sistema penale, a meno che non gli venga contestato il reato di calunnia. Una “forma lecita di impunità” che si configura come una manifestazione di ingerenza nel libero esercizio del diritto di cronaca e di critica. Vogliamo ricordare le parole del grande giornalista Pippo Fava ucciso dalla mafia che restano, anche a distanza di anni, un riferimento per tutti coloro che oggi producono informazione. Dai professionisti sui grandi quotidiani ai giovani che scrivono su giornali online di provincia, ai privati cittadini che raccontano i processi ai mafiosi del loro territorio su facebook: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Ritengo infatti che in una società democratica e libera quale dovrebbe essere quella italiana, il giornalismo rappresenti la forza essenziale della società. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza la criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili. pretende il funzionamento dei servizi sociali. tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo”. (dall’articolo “Lo spirito di un giornale” di Pippo Fava, 11.10.1981).

CiCres

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