Un viaggio nella tradizione musicale napoletana attraverso gli appunti lasciati dal celebre autore e studioso
Domani, martedì 27 maggio, nella Sala della Loggia del Maschio Angioino di Napoli, Romina e Daniele Romano presenteranno il libro dedicato ad Antonio Romano. Una data scelta non a caso: il 27 maggio è infatti il giorno del compleanno di Antonio, figura profondamente legata alla cultura e alla tradizione della canzone napoletana.
“Chillo nun era italiano, era napulitano” non è soltanto il titolo del libro, ma un vero manifesto identitario, un omaggio a un uomo che della napoletanità aveva fatto uno stile di vita, prima ancora che un percorso professionale.
Ma chi era davvero Antonio Romano lontano dai riflettori?
“Papà viveva la quotidianità con grande naturalezza – racconta Romina Romano – trovava felicità nelle cose semplici: stare ai fornelli, andare al mercato, circondarsi dei suoi libri. La famiglia era il centro di tutto, il luogo dove amava condividere ogni momento della sua vita”.
Antonio Romano si è spento un anno e mezzo fa, ma il suo pensiero, il suo lavoro e il suo amore per la cultura napoletana continuano ancora oggi a lasciare una traccia forte e riconoscibile.
“Il 27 maggio, che coincide con il giorno del suo compleanno, presenteremo questo libro nato dai suoi appunti personali. Non esisteva ancora una struttura precisa: c’erano riflessioni annotate, pensieri sparsi, idee da sviluppare. Mancavano un titolo definitivo e un vero impianto editoriale, ma siamo riusciti a ricostruire il percorso che lui voleva seguire, dando continuità a un progetto al quale teneva profondamente. È stato un lavoro lungo e intenso, durato più di un anno, completato poco prima che ci lasciasse”.
Più che un semplice omaggio, il libro rappresenta la continuità di un percorso culturale già avviato da Antonio Romano. “Non è un omaggio – spiega Romina – perché il lavoro di mio padre era già in continuità con qualcosa che aveva iniziato. Mancava solo la conclusione. Credo che avrebbe approfondito molto di più alcuni temi. C’è, ad esempio, un capitolo rimasto in sospeso, con riferimenti al maestro Roberto De Simone che sarebbero stati sviluppati successivamente”.
Uno degli aspetti più delicati del lavoro editoriale è stato trasformare semplici appunti in un libro organico senza tradire il pensiero originale dell’autore.
“La parte più difficile è stata cercare di interpretare ciò che lui volesse davvero dire, senza influenzarlo con il mio pensiero sulla canzone napoletana. Io appartengo a due generazioni successive alla sua: sono nata ascoltando la canzone napoletana, lui invece l’ha cantata, raccontata, interpretata. Ho cercato di essere fedele al suo pensiero senza distorcerlo”.
Nel libro emerge con forza anche una riflessione sul presente culturale della città.
“Dal mio punto di vista oggi non c’è una vera tutela della canzone classica napoletana. Tutto ciò che è nostro viene spesso bistrattato, dato per scontato, poco valorizzato. Tendiamo a esportare altri prodotti culturali, trascurando ciò che appartiene davvero alla nostra identità”.
Lavorare a queste pagine, però, ha consentito anche di riscoprire aspetti profondi del pensiero di Antonio Romano.
“In realtà molte cose le conoscevo già. Mi è sembrato quasi di sentirlo parlare di nuovo. La vera scoperta è stata comprendere quale fosse realmente il cuore del libro. Pensavo fosse orientato ai grandi gruppi napoletani, come gli Alunni del Sole, che avevano contribuito all’evoluzione della canzone napoletana. Invece dai suoi appunti emergeva soprattutto la volontà di tutelare la canzone classica napoletana”.
Un patrimonio culturale che continua oggi anche attraverso le attività di Radio Amore Napoli, emittente seguita da migliaia di ascoltatori e interamente dedicata alla musica classica napoletana. Proprio nel segno della continuità con il lavoro e la visione di Antonio Romano, è stato deciso di potenziare ulteriormente Radio Amore Napoli, custodendo e rilanciando quell’impronta culturale che Antonio aveva lasciato come eredità alla città e alla sua tradizione musicale.
Ciro Crescentini

