La fondatrice di Bibi Libreria dei Ragazzi scrive a Il Desk: “Esistono già reti, leggi e presìdi culturali ignorati nel dibattito pubblico”.
Gentile Ciro Crescentini,
ho letto con attenzione l’articolo e ho appreso della trasmissione di oggi pomeriggio. Condivido appieno la necessità di mettere a fuoco un tema che mi riguarda ogni giorno: il diritto alla lettura per i bambini e le bambine di Napoli, la sua distribuzione diseguale, la necessità di chiedere all’amministrazione un impegno più strutturale.
Sono Imma Napodano. Dal 2016 gestisco Bibi Libreria dei Ragazzi, nel centro storico di Napoli — la prima libreria indipendente della città dedicata esclusivamente all’infanzia, all’adolescenza e alle famiglie. Dal 2010 sono volontaria e formatrice nazionale per Nati per Leggere Campania, il programma che in questa regione ha costruito in quindici anni una rete capillare di lettori volontari, punti lettura, operatori sanitari e bibliotecari formati alla lettura dialogica.

Dal 2022 collaboro con la Fondazione Pol.i.s. della Regione Campania per la progettazione e la formazione degli operatori della rete regionale dei Punti Lettura Semi di Storie, nata dalla legge regionale n. 15 del 2020. Val la pena dire qualcosa in più su Nati per Leggere, perché nell’articolo non compare e invece è il programma nazionale di promozione della lettura in età precoce più diffuso in Italia: nato nel 1999 dall’alleanza tra l’Associazione Culturale Pediatri, l’Associazione Italiana Biblioteche e il Centro per la Salute del Bambino, raggiunge oggi quasi un bambino su quattro tra i nuovi nati.
In Campania il programma è attivo dal 2010 con una rete che coinvolge pediatri, bibliotecari, educatori e oltre duecento volontari formati. Non è un progetto: è un’infrastruttura. Che a Napoli ha trovato casa prima al PAN e poi alla Biblioteca Nazionale, che ne ha fatto un servizio stabile e calendarizzato — cosa che non accade in nessun’altra grande biblioteca statale italiana. Mi fermo ancora un momento sulla legge regionale n. 15 del 2020, perché non è un atto burocratico e la sua assenza nell’articolo è una lacuna che pesa.
La Regione Campania ha scelto di affidarne l’attuazione alla Fondazione Pol.i.s. — la fondazione che si occupa di politiche di sicurezza, di vittime della criminalità organizzata e di riutilizzo sociale dei beni confiscati alla camorra.
Non è una coincidenza: è una visione. I libri come strumento di prevenzione, i punti lettura come presìdi di legalità, la cultura dell’infanzia negli spazi sottratti alla criminalità e restituiti alla collettività. Dire che a Napoli e in Campania non esiste una strategia strutturale sulla lettura significa non aver visto questa legge, o aver scelto di non citarla. E non è l’unica cosa che l’articolo non vede.
A Napoli esiste la biblioteca comunale Lib(e)ri per Crescere ai Quartieri Spagnoli, con laboratori gratuiti per bambini fino a 13 anni e una BiblioApe che porta libri e letture in tutte le dieci municipalità. Esiste il Punto Lettura Nati per Leggere alla Biblioteca Nazionale — unico esempio in Italia di grande biblioteca statale che adotta direttamente il programma.
Esiste un Patto per la Lettura firmato dalla città di Napoli. Tutto questo non significa che sia già abbastanza — non lo è. Ma ignorarlo significa cancellare anni di lavoro di persone che hanno costruito questi presidi spesso senza visibilità o retribuzione.
Rispetto alla trasmissione di oggi. Stimo Roberto Malfatti, Miriam Gison e Maria Rosaria Teatro: sono persone che lavorano seriamente con il libro e la lettura in contesti difficili, e la loro presenza è più che giustificata. Il punto non è chi c’è, ma chi manca: nessun libraio indipendente.
Si parla di libri, di accesso alla cultura, di cosa chiedere alle istituzioni — e non è presente nessuno che ogni giorno, con risorse proprie e a proprio rischio, tiene aperta una libreria in questa città.
Non è una questione personale. È una prospettiva che mancava. Manca anche nell’articolo, e in modo sostanziale.
Feltrinelli, Mondadori Store e le librerie indipendenti vengono descritte come varianti dello stesso fenomeno — più o meno grandi, più o meno diffuse sul territorio. Non è così. Una libreria indipendente specializzata per l’infanzia non è una catena con meno punti vendita. È un presidio culturale che seleziona, consiglia, forma, crea relazioni con le scuole e le famiglie, costruisce comunità. Fa cose che nessuna catena fa, e le fa senza rete di sicurezza, senza economie di scala, spesso senza riconoscimento istituzionale. Equiparare i due mondi non è neutralità: è una semplificazione che fa un torto a chi ha scelto di fare la libreria in modo diverso.
Condivido la sostanza della richiesta all’amministrazione. Il Comune di Napoli potrebbe fare molto di più, a partire dal riconoscere le librerie indipendenti come parte del sistema culturale pubblico — come fa il Comune di Torino con il progetto “Torino Compra Vicino”, che mappa, promuove e racconta le librerie di quartiere come infrastrutture culturali della città.
Potrebbe fare da tramite tra biblioteche e librerie per portare autori sul territorio e creare occasioni di comunità attraverso il libro. Potrebbe investire in modo strutturale, non solo progettuale. Ma per chiedere tutto questo con credibilità, bisogna prima riconoscere quello che già esiste.
E per parlare di libri e bambini a Napoli, la prossima volta sarebbe utile allargare la platea: invitare chi i libri li vende ogni giorno in una libreria indipendente, chi lavora da anni sulla promozione della lettura con Nati per Leggere, chi istituzionalmente attua le leggi che questa città e questa regione si sono date. Sono voci diverse, e insieme raccontano un quadro molto più ricco — e più onesto — di quello che è emerso oggi.
Con stima e disponibilità al confronto.
Imma Napodano
Bibi Libreria dei Ragazzi — Napoli Formatrice nazionale Nati per Leggere Consulente editoriale Fondazione Pol.i.s. — Regione Campania

