Libri&Autori: La scrittrice ribelle

 

Jeanette Winterson è una di quelle scrittrici fuori dal coro di cui vale assolutamente la pena leggere qualcosa. Se non vi ci siete già imbattuti, “Non ci sono solo le arance” è l’inizio perfetto per voi.

Jeanette Winterson è una di quelle scrittrici fuori dal coro di cui vale assolutamente la pena leggere qualcosa.

Se non ci si è già imbattuti, Non ci sono solo le arance è l’inizio perfetto per due ragioni:

  1. a) si fotografa la scrittrice sullo sfondo della sua infanzia/adolescenza, iniziando a comprendere le radici del suo essere;
  2. b) si comincia a conoscere lo stile quasi allegorico della Winterson in maniera soft dato che è il suo primo romanzo.

La Winterson è stata adottata a soli cinque mesi da una famiglia pentecostale del Lancashire estremamente credente, di fatti la madre Constance le inculcherà fin da subito il suo credo religioso che la piccola assorbirà nel modo più totale possibile, tant’è che per parecchi anni la sua aspirazione è stata diventare una missionaria.

La sua chiesa, la Elim Pentecostal Church, è stata al pari di una casa per lei anche quando, all’età di sette anni, fu mandata a scuola.

Con la Bibbia tra le mani e l’entusiasmo nel resto della sua persona, scoprì presto però che la scuola non corrispondeva affatto all’idea che si era fatta e soprattutto che nessuno condivideva la sua stessa visione del mondo. Com’era possibile che le altre bambine si spaventassero nell’ascoltare i versetti minatori del sacro testo? Jeanette non poteva capacitarsene.

Non solo i suoi compagni, ma anche gli insegnanti disapprovavano questo suo interesse esasperato: non era possibile che l’intero mondo di una bambina ruotasse attorno alla sua chiesa.

Nel leggere di questa parte della sua vita dal romanzo sopracitato (che essendo semi-autobriografico non garantisce una corrispondenza totale) si ha quasi l’impressione di avere a che fare con una lontana sorella di Anna Shirley (la protagonista di Anna dai capelli rossi di Lucy Maud Montgomery), solo in chiave cristiana.

Mentre infatti Anna veniva additata per il suo aspetto e per il suo atteggiamento estremamente sognatore, romantico e talvolta irruento, Jeanette lo era per l’irruenza della sua fede, per la sua volontà di raccontarla alle altre bambine e di renderla protagonista di ogni attività ricreativa che le si presentasse.

Da questa esperienza nasce quindi in lei il seme della diversità o meglio, la consapevolezza di essere diversa da tutto quell’ambiente. Questo stesso seme però sboccerà in modo più “violento” e totale qualche anno dopo, con la scoperta della sua sessualità.

Vivendo in una comunità e, soprattutto, avendo una madre ferventemente credente, l’essere omosessuale era vista come un’onta insopprimibile, una macchia che solo la preghiera poteva avere la forza di lavar via.

Sottoposta a una sorta di esorcismo la prima volta, la “colpa” di Jeanette torna più forte di prima scoprendo tra l’altro segrete alleate tra le fila nemiche che, per paura di quello stesso trattamento, avevano sempre taciuto nel corso degli anni.

Essendo dotata di un animo ribelle, la Winterson non ha tollerato a lungo questa atmosfera decidendo di andar via di casa a sedici anni. Sostentandosi con diversi lavoretti riesce a iscriversi dapprima all’Accrington and Rossendale College e successivamente al St. Catherine’s College di Oxford.

È dagli anni ottanta però che ha ufficialmente inizio la sua attività di scrittrice: si trasferisce a Londra e dà alla luce Non ci sono solo le arance, grazie al quale vince il Whitbread Prize per il miglior romanzo esordiente e che, dopo qualche anno, diventerà un film per la tv vincitore di un Bafta Award per la categoria Best Drama.

Negli anni a venire si dedicherà a numerose altre opere tra graphic novel, sceneggiature, racconti, saggi e romanzi — Canottaggio per principianti, Passione, Il sesso delle ciliegie, Scritto sul corpo, Arte e menzogne, L’arte dissidente, Simmetrie amorose, Il mondo e altri luoghi, Powerbook, Gli dei di pietra, Perché essere felice quando puoi essere normale?, Il cancello del crepuscolo, Lo spazio del tempo, La tentazione di Gesù, Dog days —, comprese alcune per l’infanzia — Il re di Capri, Il custode del faro, Tanglewreck, La battaglia del sole, Ingenious, Argenta nel tornado del tempo, Dodici racconti di Natale —, molte delle quali premiate dalla critica, soprattutto per l’attenzione dedicata al tema LGBT.

Altre tre date importanti per la sua vita e/o carriera sono il 2006 in cui viene nominata ufficiale dell’OBE per i suoi “servizi offerti alla letteratura”, il 2012 in cui ricopre il ruolo di docente di scrittura creativa all’università di Manchester, e il 2015 anno in cui, dopo varie relazioni, sposa la psicoterapista Susie Orbach.

 

                                                                                   Laura Andrea Parascandolo

 

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