Manifestazione simbolica a Cinecittà mentre sul palco si celebrano i premi: produzioni ferme e precarietà al centro del dibattito
La 71ª edizione dei David di Donatello si apre negli studi di Cinecittà in un clima sospeso tra celebrazione e protesta. Dentro le sale della cerimonia si celebra il cinema italiano, fuori prende forma la mobilitazione del movimento #siamoaititolidicoda, che con cartelli e maschere denuncia una crisi definita «senza precedenti», segnata da produzioni ferme e precarietà diffusa.
Sul palco, il racconto della serata è attraversato da toni amari e riflessivi. Flavio Insinna ricorda le difficoltà del settore e sottolinea il valore simbolico dell’evento: «Il maestro Sorrentino mi ha chiesto di finire presto. Gli ultimi tre David li diamo domattina a Uno Mattina. Questa serata è una lettera d’amore per il cinema in mezzo a mille difficoltà, non è un luogo comune, continua a creare tra volti, teste che pensano, mani che attaccano cavi. Senza bandiere né ideologia un paese che non difende le proprie sale, i cinema dove andavo io ora sono bingo, dove rifugiarsi dall’orrore, e non sostiene i suoi film, smette di sognare. Non chiamiamoli Oscar italiani, siamo noi che abbiamo insegnato il cinema al mondo».
Tra i momenti centrali della serata arriva il premio a Matilda De Angelis, miglior attrice non protagonista per Fuori di Mario Martone. L’attrice, visibilmente commossa, dedica il riconoscimento al regista e riflette sul presente del settore: «Vorrei ringraziare Mario Martone per avermi regalato uno dei ruoli più belli della mia vita». E aggiunge: «Il nostro paese sta vivendo un impoverimento culturale importante e mi dispiace che si debba arrivare ad umiliare una intera categoria per ricordarci che esiste, i lavoratori del cinema. Non capisco perché la cultura non è al centro del nostro Paese». Conclude poi con un messaggio personale: «Non levateci la speranza e il futuro», dedicando il premio ai genitori.
Il David come miglior attore non protagonista va a Lino Musella per Nonostante di Valerio Mastandrea. Sul fronte tecnico e creativo, Andrea Castorina e Marco Martucci vincono per la migliore scenografia con La città proibita, mentre Paolo Carnera ottiene il riconoscimento per la migliore fotografia nello stesso film di Gabriele Mainetti.
La migliore sceneggiatura originale è firmata da Francesco Sossai e Adriano Candiago per Le città di pianura. Sossai dedica il premio con un tono personale e sorprendente: «Mi ha pagato l’affitto mentre scrivevo il film», riferendosi alla moglie.
Per la sceneggiatura non originale vengono premiati Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda e Ilaria Macchia per Le assaggiatrici.
Il premio per la migliore colonna sonora va a Fabio Massimo Capogrosso per Primavera di Damiano Michieletto, mentre Margherita Spampinato vince il David per il miglior esordio alla regia con Gioia mia.
La serata si chiude tra ovazioni e riconoscimenti alla carriera: una standing ovation accoglie Vittorio Storaro, maestro della fotografia e tre volte premio Oscar, insignito del Premio Speciale Cinecittà. Il David alla carriera viene invece assegnato a Gianni Amelio, celebrato per il suo percorso autoriale.
Un’edizione segnata da un doppio racconto: da un lato la celebrazione del cinema italiano, dall’altro la protesta di chi chiede attenzione per un settore che vive una fase di forte fragilità.
Alessandro Manna
