A San Domenico Maggiore uno sguardo sull’altro Ottocento

Visitabile sino al prossimo 28 febbraio la mostra sulla pittura napoletana della seconda metà del secolo XIX

NAPOLI – Un piccolo assaggio di una raccolta ancora da esplorare completamente. Ormai da alcune settimane il Convento di San Domenico Maggiore a Napoli ospita una mostra dal titolo “L’altro Ottocento”. Contenente circa settanta quadri realizzati da pittori attivi in città nel XIX secolo ed appartenenti ormai da qualche decennio all’Ente Città Metropolitana, l’esposizione sarà resa in futuro permanente presso la sede amministrativa di Piazza Matteotti e dunque completata con tutte le opere presenti ancora in deposito.
L’ex Provincia era infatti uno degli azionisti della Società Promotrice delle Arti, fondata all’indomani dell’Unità d’Italia da un gruppo di intellettuali ed artisti partenopei i quali avevano il diritto di accaparrarsi, al termine di aste ed esposizioni, i dipinti rimasti invenduti oppure di esercitare su di essi una sorta di diritto di prelazione. L’allestimento di San Domenico, che sarà visitabile sino al prossimo 28 febbraio, accoglie alcune bellissime tele di uno dei più importanti pittori locali della seconda metà dell’Ottocento: Francesco Saverio Altamura. “La croce sul Vomero”, con l’espediente di rappresentare un momento di sosta e di preghiera nel pellegrinaggio di due donne con i loro bambini, offre un ameno scorcio di Capri sovrastato da un cielo plumbeo. Un grande amante del paesaggio e delle scene di genere, l’Altamura (per alcuni anni appartenne al sodalizio artistico dei Macchiaioli), capace di rappresentare con eguale naturalismo tanto una semplice stradina della Penisola (“A Sorrento”) quanto una materna personificazione della “Primavera”, inserita in un contesto campestre ed assistita nell’allattamento del suo figlio appena nato da umili contadine.

 

Tante, inoltre, le opere dedicate a temi e soggetti popolari, nonché ai momenti più caratteristici della vita quotidiana dell’epoca: dal “Veglione” di Vincenzo Migliaro in cui tra le macchie di colore spicca senza dubbio il variopinto costume di Arlecchino, l’occhio può spaziare successivamente verso una normale scena domenicale da paese (“Il campanello della parrocchia” di Giuseppe De Nigris) oppure sulle “Baracche di ostricari a Mergellina” (Raffaele Limauro), o ancora verso una scena di toelette femminile dal sapore impressionista (“Sotto la lampada” di Egardo Curcio) . Impreziosita da una singolare veduta del Golfo immortalata da una rientranza del Corso Vittorio Emanuele (Fulvio Tessitore), l’esposizione di San Domenico presenta infine due tele dedicate alla vita del pittore e poeta Salvator Rosa, al quale la Società Promotrice fu intitolata prima nel 1892 e poi nel 1944 con la sua ricostituzione dopo il governo Mussolini che l’aveva soppressa: di Saverio Dell’Abbadessa un dipinto del 1873 raffigurante l’artista, ragazzino, rimproverato dai frati di Santa Teresa per aver scarabocchiato su alcune pareti del loro chiostro mentre alla fase della sua maturità si lega la tela di Biagio Molinaro che lo coglie nella pubblica declamazione di una delle sue satire.

Angelo Zito

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest