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E’ legge il Rosatellum bis: ammucchiata tra Renzusconi, Verdini, Alfano e Salvini

Redazione by Redazione
26 Ottobre 2017
in Attualità, In Primo Piano, Notizie correlate
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La legge elettorale incassa il via libera definitivo dell’aula di Palazzo Madama: i sì sono 214 e 61 no. Nemmeno il tempo di approvarla che già puzza di incostituzionalità, imponendo un parlamento con 2/3 di nominati

Ci sono voluti 8 voti di fiducia, tra Camera e Senato, per approvare la nuova legge elettorale, che già puzza di incostituzionalità, imponendo un parlamento con 2/3 di nominati e vietando il voto disgiunto, che obbliga l’elettore a votare per il proporzionale anche il candidato dell’uninominale e viceversa. Il Rosatellum bis incassa il via libera definitivo dell’aula di Palazzo Madama: i sì sono 214 e 61 no. Dunque regge il patto di ferro tra Renzusconi – l’eterno inciucio Renzi-Berlusconi – Alfano, Verdini e Salvini. Proprio il leader pluri imputato di Ala è risultato determinante al Senato, dopo che Mdp si è sfilata dalla maggioranza. Il Rosatellum è anche un po’ Verdinellum. Demoprogressisti, 5 stelle e Sinistra Italiana hanno votato contro e lasciato l’aula in segno di protesta.

 

COSA E’ IL ROSATELLUM BIS – Il Rosatellum bis prende il nome dal suo ideatore, il capogruppo Pd alla Camera, Ettore Rosato, fine costituzionalista (titolo di studio: ragioniere). “Bis” perché un precedente Rosatellum, piuttosto simile nell’impianto, non andò in porto la scorsa primavera a causa del mancato accordo tra le forze politiche. Il primo tentativo prevedeva il 50% dei deputati e dei senatori eletti in collegi uninominali maggioritari e l’altro 50% con metodo proporzionale. Anche la nuova legge elettorale prevede un sistema misto, ma cambia la distribuzione dei seggi: per il 36% maggioritaria e per il 64% proporzionale. In particolare, 231 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato vengono assegnati attraverso collegi uninominali con formula maggioritaria, in cui vince il candidato più votato. L’assegnazione dei restanti seggi, invece, avviene con metodo proporzionale, nell’ambito di collegi plurinominali. In questo caso sono previsti dei listini bloccati molto corti, con un minimo di due e un massimo di quattro candidati (alias nominati). Il voto è unico e non è prevista la possibilità del voto disgiunto.

 

La nuova scheda elettorale reca il nome del candidato nel collegio uninominale ed il contrassegno della lista o delle liste collegate, corredate dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale. L’elettore vota il contrassegno della lista prescelta ed il voto è attribuito anche al candidato. Nei collegi uninominali il seggio è assegnato al candidato che consegue il maggior numero dei voti. Per i seggi da assegnare alle liste nei collegi plurinominali, il riparto avviene a livello nazionale, con metodo proporzionale, tra le coalizioni di liste e le liste che abbiano superato le soglie di sbarramento. Il deputato eletto in più collegi plurinominali è proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene ha ottenuto la minore percentuale di voti validi rispetto al totale dei voti validi del collegio. Il deputato eletto in un collegio uninominale e in uno o più collegi plurinominali si intende eletto nel collegio uninominale.

 

I partiti possono presentarsi da soli o in coalizione. La coalizione è unica a livello nazionale. I partiti in coalizione presentano candidati unitari nei collegi uninominali. Lo sbarramento è al 3% per le singole liste e al 10% per le coalizioni. Per le coalizioni non vengono comunque computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1 per cento. Nei collegi plurinominali sono possibili un massimo di cinque pluricandidature. Il Rosatellum bis prevede specifiche disposizioni per garantire la rappresentanza di genere. Nei collegi uninominali nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. Il rapporto è valido anche per i collegi plurinominali, nei quali si prevede che la quota massima 60-40 venga rispettata a livello regionale.

 

La legge dispone anche un tagliando antifrode per le schede elettorali, che saranno fornite di tagliando rimovibile con un numero progressivo, da annotare prima che l’elettore entrerà nella cabina per votare. In questo modo si dovrebbe evitare lo scambio con frode di schede prestampate. Sulla scheda elettorale ci saranno anche istruzioni per informare gli elettori su come verrà distribuito il loro voto. Nel testo c’è una delega al governo, da esercitare entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge, per la determinazione dei collegi uninominali e dei collegi plurinominali, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari. I partiti o le nuove formazioni che non sono in Parlamento o non hanno un proprio gruppo per candidarsi dovranno raccogliere, per le prossime elezioni, 750 firme. A partire dal prossimo turno elettorale il numero verrà raddoppiato. Sempre e solo per questa tornata, gli avvocati cassazionisti potranno autenticare le firme per le liste elettorali. Sono esentati dalla raccolta i partiti che si sono formati prima del 15 aprile 2017. Il Rosatellum ingloba quanto votato dalla Camera a giugno con l’ok a scrutinio segreto all’emendamento Fraccaro-Biancofiore: saranno sei i collegi uninominali e cinque proporzionali. C’è poi la norma “salva Verdini”: l’articolo 5 prevede che “gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione estero”. Secondo i rumors, la disposizione permetterebbe al leader di Ala di candidarsi all’estero.

Tags: rosatellum bis
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