Il gip del tribunale di Napoli ha convalidato oggi i provvedimenti di fermo, eseguiti mercoledì scorso
Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e dagli agenti della Squadra mobile di Napoli e confortate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di ricostruire le recenti evoluzioni della cosca. Il gip del tribunale di Napoli ha convalidato oggi i provvedimenti di fermo, eseguiti mercoledì scorso, nei confronti di quattro persone ritenute ritenute legate al clan camorristico Amato-Pagano, attivo nei quartieri Scampia e Secondigliano a Napoli e nei comuni di Melito e Mugnano. Il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. Destinatari sono Pietro Caiazza, 56 anni; Ciro Mauriello, di 50 anni; Maurizio Cancello, 39 anni e Elia Cancello di 33 anni. Il gruppo camorristico, dopo aver superato la contrapposizione interna tra le famiglie Amato e Pagano registrata durante la reggenza del clan affidata da Cesare Pagano al genero Riccio Mario -localizzato ed arrestato dopo una lunga latitanza tre anni fa – ha riconquistato una posizione di assoluta centralità nel panorama criminale della zona a Nord di Napoli sotto la ferrea e unitaria guida di Rosaria Pagano, recentemente arrestata perché destinataria di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. Dalle indagini è inoltre emerso che i destinatari del provvedimento di fermo, in aperta contrapposizione tra loro, aspiravano ad assumere e mantenere il ruolo primario e di stretta fiducia dei vertici del clan, al fine di conservare il controllo dei traffici illeciti nel settore della vendita all’ingrosso della cocaina a Mugnano e Melito. In questo contesto di aperta contrapposizione armata sono state registrate diverse fibrillazioni: tra esse si rileva l’omicidio di Luigi Di Rupo, ritenuto vicino ai fratelli Cancello, consumato il 5 gennaio 2016 a Melito; il ferimento dell’indagato Pietro Caiazza, il 18 maggio 2016 a Melito; l’agguato consumato nel lotto G di Scampia il 12 dicembre 2016 in cui è stato ucciso Francesco Angrisano, elemento di spicco del gruppo camorristico della Vanella Grassi.

