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Pazienti gravi costretti a pagare per cambiare liste d’attesa al Ruggi d’Aragona di Salerno: 3 arresti

Redazione by Redazione
5 Aprile 2016
in Campania, Notizie correlate
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Inchiesta sul reparto di neurochirurgia, coinvolti primario e caposala

Sono 4 le misure cautelari eseguite dai carabiniei di Salerno nei confronti degli indagati (3 arresti domiciliari e una sospensione dall’esercizio del servizio pubblico). L’inchiesta fa emergere uno scandalo al reparto di neurochirurgia dell’ospedale Ruggi d’Aragona, per cui i pm della procura di Salerno contestano la concussione nei confronti degli indagati arrestati e l’omessa denuncia e l’abuso d’ufficio per quello destinatario della misura cautelare della sospensione. L’ipotesi è che fosse prassi diffusa nel reparto che alcuni medici effettuassero interventi chirurgici in apparente regime di intramoenia, ricorrendo solo formalmente alla normale procedura di prenotazione e modificando le liste d’attesa: i pazienti sarebbero stati costretti a versare cospicue somme, trattenute senza versamentio nelle casse dell’azienda ospedaliera.

 

L’INDAGINE – Ai domiciliari, con l’accusa di concussione, sono finiti Luciano Brigante, 50enne di Avellino, primario del reparto di neurochirurgia; Gaetano Liberti, neurochirurgo all’Università di Pisa e la caposala del reparto di neurochirurgia del Ruggi, Annarita Iannicelli, 48enne salernitana. Sospeso per 9 mesi dalle funzioni Renato Saponiero, 59enne direttore del Dipartimento di neuroscienze e patologie cranio-facciali dell’azienda ospedaliera salernitana, a cui viene contestato il reato di abuso d’ufficio perché, secondo gli inquirenti, non avrebbe controllato la regolare gestione delle liste d’attesa e degli interventi chirurgici. Secondo l’accusa, il primario di neurochirurgia dell’ospedale di Salerno utilizzava il reparto da lui diretto per eseguire ”interventi chirurgici dissimulati  – afferma una nota della procuta – come prestazioni intramoenia utilizzando l’ospedale come clinica privata, percependo indebiti compensi non dichiarati spesso oggetto di contrattazione con il paziente”.  L’inchiesta avviata nell’aprile 2015 ha consentito di individuare un presunto sistema concussivo messo in atto da personale sanitario del reparto di neurochirurgia dell’ospedale salernitano e del Fukushima Brian Institute, clinica privata di San Rossore, provincia di Pisa.

 

Per gli inquirenti il primario di neurochirurgia utilizzava il reparto da lui diretto per eseguire interventi chirurgici dissimulati come prestazioni “intramoenia”, utilizzando l’ospedale come clinica privata, regolando le prestazioni sanitarie in favore dei pazienti al di fuori delle regolari liste d’attesa e percependo indebiti compensi non dichiarati, spesso oggetto di contrattazione con lo stesso paziente (in alcuni casi, a malati meno abbienti veniva praticato uno “sconto” rispetto alla richiesta iniziale). Le prestazioni oggetto di indagine riguardano esclusivamente pazienti in condizioni di salute particolarmente gravi, spesso con una breve aspettativa di vita, i quali, posti di fronte all’alternativa di dover pagare per essere immediatamente operati da medici di grande esperienza o attendere lo scorrimento della lista di attesa per essere operati da uno qualsiasi dei chirurghi del reparto, hanno aderito all’invito di pagare. Brigante “in diverse occasioni – sostiene la procura – approfittando delle gravi condizioni di salute dei pazienti (tra le patologie principali, neurinoma dell’acustico, metastasi cerebrale, problemi spinali, meningioma, neoplasia cerebrale), prospettava ai malati che riceveva per un consulto ovvero a quelli già in cura la necessità di effettuare con urgenza delicati interventi chirurgici, per evitare pericolosi aggravamenti delle patologie. Una volta ottenuto il consenso alla prestazione sanitaria, il primario rappresentava la possibilità di eseguire l’operazione presso il dipartimento da lui diretto, rassicurando che avrebbe curato di persona l’operazione e garantendo il superamento delle regolari liste d’attesa del Cup, costringendo il malato o i suoi familiari a versare preventivamente un corrispettivo in danaro, stabilito volta per volta a seconda della complessità dell’intervento e della gravità della patologia”. “In tutti i casi documentati  – aggiunge il procuratore capo Corrado Lembo – è stato riscontrato che i costi di ricovero e degenza erano comunque imputati al servizio sanitario nazionale, che gli interventi chirurgici venivano effettuati durante le ore di servizio ordinario presso il nosocomio, diversamente da quanto previsto dalla legge, e che il corrispettivo in denaro, mai dichiarato percepito da Brigante ovvero da Fukushima o ancora da Liberti, era stato interamente trattenuto dagli stessi, senza versare la percentuale prescritta dal tariffario autorizzato”.

 

Al primario sono contestate le richieste avanzate a 5 pazienti, sottoposti ad intervento chirurgico per cifre che oscillano tra i 1.500 e i 2.000 euro. In due casi, i pazienti – non per un ravvedimento del primario, bensì per un intervento esterno di premura presso lo stesso professionista da parte di altri colleghi – non avrebbero versato alcun compenso al professionista, beneficiando della copertura del servizio sanitario nazionale, avendone titolo. Le indagini dei miliari del nucleo invesigativo del comando provinciale fanno emergere il particolare rapporto di collaborazione che Brigante primario aveva con Fukushima Takanori, 73enne, noto neurochirurgo di fama mondiale, direttore del “Fukushima Brain Institute” di San Rossore-PI, destinatario di informazione di garanzia lo scorso maggio. Fukushima era co-esecutore con Brigante di interventi chirurgici. Gli investigatori evidenziano i rapporti tra lo stesso Brigante e Liberti che si sarebbe adoperato per mettere in contatto i pazienti con il primario. “Più in particolare – scrivono ancora gli inquirenti- Liberti, utilizzava la sua posizione di preminenza, essendo anch’egli un neurochirurgo di fama, incardinato peraltro in una Azienda Universitaria e ‘allievo’ del Fukushima, per esercitare una pressione sui pazienti, alludendo, talvolta in maniera implicita, altre volte in modo più esplicito, alla possibilità dell’aumento del ‘rischio operazione’qualora gli stessi non fossero stati sottoposti a tempestivi e professionali interventi chirurgici, inducendoli così a corrispondere rilevanti somme di denaro. Brigante, poi, abusando dei poteri derivanti dal ruolo di primario della neurochirurgia di un ente ospedaliero – ufficio che gli consentiva di predisporre e di modificare la lista di attesa ed anche i turni dei medici – predisponeva il ricovero di detti pazienti (avvalendosi del personale infermieristico e della coordinatrice Iannicelli), garantendo la degenza nel reparto e organizzando l’esecuzione degli interventi chirurgici, che venivano eseguiti dal team Fukushima, Liberti, Brigante”. Liberti avrebbe fatto pervenire agli interessati una ricevuta, formalmente emessa dal Fukushima Brain Institute con sede a Pisa, con la causale “consulenza neurochirurgica”, espediente per giustificare la dazione illecita, al di fuori del regime intramoenia. “Le ‘peculiarità delle richieste – sostiene la procura – erano funzionali ad indurre i pazienti affetti da gravissime malattie oncologiche ad accettare onerose cure, benché avessero diritto ad ottenerle nell’ambito del servizio sanitario pubblico. In particolare, in altre due circostanze, le investigazioni hanno consentito di accertare che Brigante e Fukushima si erano accordati affinché Brigante prospettasse a due pazienti la necessità di immediati e complessi interventi neurochirurgici, da effettuare a Salerno, dove Fukushima avrebbe personalmente operato (nonostante non fosse autorizzato dalla direzione ospedaliera) al di fuori delle regolari liste di attesa e solo previo versamento di un bonifico di 5000 dollari (pari a circa 3600 euro) a titolo di donazione in favore di una fondazione americana (la “International Neurosurgery Education & Research” – Inerf) diretta dallo stesso luminare giapponese, come indicato dallo stesso Brigante. Nei due casi in questione, l’intervento programmato è stato reso possibile anche grazie alla collaborazione di Iannicelli Annarita che ha curato la disponibilità della sala operatoria per il giorno concordato e la priorità dei casi rispetto alle ordinarie liste d’attesa, facendo in modo con mirati artifizi (mancate cancellazioni di pazienti già operati) e arbitrarie inversioni di nominativi già inseriti nel Cup che i tempi di attesa per i ‘pazienti ordinari’ (ovvero coloro che non potevano corrispondere le somme richieste dal primario e dagli altri professionisti) fossero sempre particolarmente significativi”.

 

 

CHIRURGO GIAPPONESE INDAGATO E IL FALSO TUMORE DEL PAPA – Del neurochirurgo giapponese Takanori Fukushima si parlò l’ottobre scorso circa un presunto consulto per Papa Francesco, notizia poi smentita. Secondo il Quotidiano Nazionale, Francesco si sarebbe rivolto a lui perché affetto da un piccolo tumore al cervello. Fukushima è indagato per concussione, ma nei suoi confronti ”non è stata emessa alcuna misura cautelare, pur in presenza di un grave quadro indiziario, in quanto risulta residente negli Stati Uniti e non ha in Italia una stabile dimora. In ragione dell’applicazione della misura cautelare nei confronti dei medici presso i quali si appoggiava Fukushima – scrive la procura – lo stesso si trova nell’impossibilità oggettiva di proseguire nelle condotte illecite verificate a suo carico, facendo cosi’ venir meno i presupposti per la reiterazione del reato di concussione contestatogli”.

 

 

Tags: arrestiliste d'attesaluciano briganteneurochirurgiaprimario arrestatoruggi d'aragonaSalerno
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