Emergono ipotesi di sfruttamento di lavoratori stranieri nei grandi cantieri e nella filiera degli appalti
La Procura di Milano ha adottato provvedimenti urgenti nell’ambito di un’inchiesta che accende i riflettori sul cantiere del nuovo Consolato americano in città, dove emergono ipotesi di gravi irregolarità nel trattamento dei lavoratori. Dopo l’attivazione di un controllo giudiziario nei confronti della società coinvolta, uno dei manager è stato sottoposto a fermo in relazione al rischio di fuga, mentre gli inquirenti ipotizzano un sistema strutturato di sfruttamento della manodopera straniera e possibili episodi riconducibili al caporalato.
Nel quadro dell’indagine, il caso viene letto come potenzialmente emblematico di dinamiche più ampie che attraversano il settore delle costruzioni e, in particolare, i grandi cantieri legati a opere pubbliche e infrastrutturali.
«Quella che emerge non è una criticità isolata, ma una situazione gravissima e ormai diffusa, che riguarda in particolare l’utilizzo della manodopera migrante nei grandi cantieri», afferma Antonio Di Franco, segretario generale della Fillea CGIL in un’intervista all’agenzia AdnKronos, che segnala anche difficoltà di accesso e di interlocuzione nei luoghi di lavoro coinvolti.
«Ci troviamo davanti a un sistema che, soprattutto nelle grandi opere, si regge su filiere lunghe e difficili da controllare, dove l’intermediazione irregolare diventa un elemento strutturale e non episodico», aggiunge il sindacalista, che collega le criticità riscontrate a una più ampia trasformazione del mercato del lavoro in edilizia.
Secondo questa ricostruzione, la pressione sui tempi di consegna e l’aumento della domanda di manodopera avrebbero favorito forme di impiego caratterizzate da orari estesi e da una gestione non sempre trasparente delle ore effettivamente lavorate.
«Oggi nei cantieri registriamo lavoratori che superano stabilmente i limiti orari previsti, con straordinari che spesso non trovano piena corrispondenza nei cedolini paga e che si intrecciano con meccanismi di intermediazione opaca», prosegue Di Franco, che individua nella figura del caporale uno snodo centrale di questi processi.
Sul piano normativo, il sindacato torna a criticare la legge Bossi-Fini, ritenuta un fattore che aumenta la vulnerabilità dei lavoratori stranieri.
«Il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro finisce per trasformarsi in una forma di ricatto strutturale che rende i lavoratori più esposti allo sfruttamento», osserva ancora il segretario generale.
Infine, viene indicata la necessità di intervenire sia sul piano dei controlli sia su quello delle politiche migratorie e del lavoro, per ridurre lo spazio di azione delle intermediazioni irregolari e rendere più trasparenti le filiere degli appalti.
Alessandro Manna

