L’allenatore ufficializza l’addio dopo il confronto pubblico con De Laurentiis
La separazione era nell’aria da settimane, ma adesso è arrivata anche la conferma ufficiale: Antonio Conte non sarà più l’allenatore del Napoli. Dopo il successo per 1-0 contro l’Udinese e il saluto emozionato al pubblico del Maradona, il tecnico ha condiviso il palco della conferenza stampa con Aurelio De Laurentiis, dando vita a un confronto sincero, a tratti acceso, ma sempre diretto.
Conte ha raccontato come la decisione maturasse già da tempo: circa un mese fa avrebbe contattato personalmente il presidente senza avanzare richieste sul mercato o sul futuro del club. La sensazione, ha spiegato, era che il suo ciclo fosse ormai arrivato alla conclusione. Quando capisce di non poter più incidere su determinate dinamiche, il tecnico preferisce prendere una strada diversa. «Un mese fa ho chiamato il presidente e non ho chiesto nulla. Ho percepito che il mio percorso qui stava per terminare», ha spiegato l’allenatore.
De Laurentiis, dal canto suo, gli avrebbe lasciato aperta ogni possibilità fino all’ultimo momento. Il presidente ha poi approfondito il proprio punto di vista, sottolineando i limiti economici entro cui il Napoli deve necessariamente muoversi. «Il Napoli non può essere il Real Madrid o il Bayern Monaco. Dobbiamo rispettare certi budget e non possiamo andare oltre», ha dichiarato il numero uno azzurro, che nel corso dell’incontro ha anche criticato il sistema dei procuratori e alcune dinamiche del calcio italiano.
Durante la conferenza non sono mancati momenti di confronto diretto tra i due. De Laurentiis ha sostenuto che, senza i numerosi infortuni affrontati durante la stagione, il Napoli avrebbe potuto restare in corsa per il titolo fino alla fine. Conte, però, ha preso le distanze da questa lettura. «Non sono d’accordo. Davanti avevamo un’Inter che si era rinforzata tantissimo ed era davvero difficile competere», ha replicato il tecnico.
Divergenze anche sul paragone con l’Arsenal citato dal presidente. Per De Laurentiis, il club londinese rappresenta un modello virtuoso di rinascita sportiva e societaria. Conte, invece, ha ridimensionato il paragone:«L’Arsenal era già un top club e ha investito tantissimo. Non era certo una realtà come il Bournemouth».
L’allenatore ha poi affrontato uno dei temi più delicati della sua esperienza partenopea: il clima attorno alla squadra. Conte ha ammesso di considerare un fallimento personale il non essere riuscito a ricompattare completamente l’ambiente, parlando apertamente di tensioni e polemiche continue. «Ho visto troppi veleni contro di me e contro i miei giocatori. Chi sparge certe cose lo fa per un like o per creare polemiche», ha detto con amarezza.
Nonostante tutto, il bilancio finale resta positivo. Conte ha ricordato con particolare emozione la festa scudetto vissuta insieme ai tifosi, definendola il momento più intenso della sua avventura napoletana. «Il giorno più bello è stato quando abbiamo festeggiato il titolo davanti alla nostra gente», ha raccontato. «E nelle due stagioni siamo arrivati davanti a Milan e Juventus: penso che questo debba essere motivo d’orgoglio».
Tra gli episodi più complicati della sua esperienza, è riemerso anche il difficile post-partita di Bologna dello scorso novembre. De Laurentiis ha raccontato di aver visto un Conte profondamente deluso e di avergli consigliato di fermarsi e recuperare serenità. «Gli dissi di stare tranquillo e di riposarsi», ha spiegato il presidente.
Conte ha chiarito che in quel momento non accettava l’idea di vivere una stagione anonima. «Non accompagnerò mai un morto. Ero pronto anche a farmi da parte», ha dichiarato il tecnico, aggiungendo che alcuni nuovi acquisti non erano riusciti a integrarsi immediatamente con il gruppo storico della squadra.
Nel finale della conferenza, Conte ha risposto anche alle domande sul futuro e sull’ipotesi Nazionale. «Ho semplicemente detto che, se fossi presidente federale, prenderei in considerazione il mio nome», ha spiegato.
Infine, una riflessione su Pep Guardiola e sulla possibilità di vedere un allenatore di quel livello sulla panchina azzurra. «Per avere un top allenatore servono fondi, strutture e uno status adeguato. Bisogna capire se il sistema sia pronto», ha concluso Conte.
Alessandro Manna

