Pestaggi, manette e abusi sessuali: il racconto dei due italiani rientrati da Tel Aviv
Sono atterrati a Roma Fiumicino, con un volo proveniente da Atene, il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto e il giornalista del Il Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, entrambi presenti a bordo di una delle imbarcazioni della Flotilla diretta verso Gaza intercettata dalle autorità israeliane.
All’arrivo nello scalo romano, i due hanno raccontato ai cronisti le ore trascorse dopo l’abbordaggio, denunciando pestaggi, condizioni di detenzione degradanti e presunti episodi di violenza anche ai danni di donne e anziani. Ad accoglierli in aeroporto erano presenti parlamentari dell’opposizione, attivisti e familiari.
Mantovani: «Hanno colpito anche le donne, l’operazione è stata più dura rispetto al passato»
L’inviato del Fatto Quotidiano ha parlato di un intervento militare particolarmente aggressivo durante la presa della nave. «Anche molte donne hanno preso botte, non tutti alla stessa maniera ma il trattamento era generalizzato» ha dichiarato Mantovani ai giornalisti presenti a Fiumicino. «Durante la perquisizione mi hanno tolto il portafoglio coi documenti dentro e non me l’hanno più ridato. L’abbordaggio è stato più violento della volta scorsa e questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa, incluso il nostro».
Il cronista ha poi ricostruito il trasferimento verso l’aeroporto Ben Gurion e le ore successive alla detenzione. «Ci hanno portato all’aeroporto Ben Gurion con le manette e le catene alle caviglie. Sono stato chiuso tutta la giornata di ieri dentro una cella di un ufficio di polizia perché siamo arrivati lì verso le 3 del pomeriggio e ci hanno imbarcato sull’aereo per Atene alle 11».
Mantovani ha raccontato anche dell’assistenza ricevuta dal personale diplomatico italiano. «Lì è venuto un segretario di ambasciata, un ragazzo molto giovane che, per carità, ha chiesto come stessimo e ha intercesso perché mi dessero una sigaretta ma insomma… Escludo di aver avuto un trattamento di favore dal governo israeliano, immagino che qualcuno nel governo italiano mi abbia fatto ‘sto favore». Secondo il giornalista, altri attivisti avrebbero subito conseguenze ancora più gravi.
«Io ho preso le botte, Dario Carotenuto ha preso le botte, altri hanno preso molte più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno». E ancora: «Questo è il volto di Israele e questo purtroppo è niente in confronto a quello che Israele fa a 9mila prigionieri palestinesi».
Carotenuto: «Persone torturate, alcuni hanno denunciato abusi sessuali»
Visibilmente provato all’arrivo a Fiumicino, il parlamentare pentastellato ha mostrato al polso il nastro rosso con la matricola identificativa ricevuta durante la detenzione. Il deputato ha parlato soprattutto delle condizioni in cui si troverebbero ancora alcuni attivisti rimasti in Israele. «Non posso che pensare a chi è ancora lì e va liberato immediatamente: sono persone bravissime e straordinarie. Ragazzi che portano semi di pace contro logiche di guerra. È stato pesante. La politica non fa abbastanza: quei ragazzi sono lì e rischiano la loro vita perché i governi non fanno abbastanza».
Nel suo racconto, Carotenuto descrive una situazione di forte violenza fisica e psicologica. «Nella panic room in cui ci facevano entrare ci davano le scarpe in mano e non potevamo neanche difenderci. Ci picchiavano selvaggiamente. Mi sono identificato con il passaporto di servizio ma mi hanno strappato una collanina, ammanettato».
Il deputato sostiene di aver assistito a numerosi feriti. «A me è andata bene e ne sono uscito in piedi. Ad uno lo hanno portato in infermeria con lesioni interne. Persone erano bendate. La sorella della Presidente irlandese coordinava il pronto soccorso ed hanno curato persone messe malissimo, anche anziani, ragazze; per venti, trenta con fratture ed alcuni con abusi sessuali».
Carotenuto ha poi raccontato il trattamento ricevuto durante il fermo. «Mi hanno tenuto per 6 ore in una stanza con l’aria condizionata a 17 gradi sparata in faccia, seduto su una sedia. E questo è stato il trattamento di ‘favore’ che mi hanno riservato. Poi mi hanno portato in aeroporto con le manette alle mani e ai piedi, facendomi passare davanti a tutti come se fossi un criminale».
Il deputato M5S ha anche criticato apertamente il governo israeliano guidato dal premier Benjamin Netanyahu. «Ben Gvir è un ministro di Netanyahu e dunque rappresenta il governo di Israele. Un governo che ha un disegno, che è il grande Israele e che va avanti ben prima del 7 ottobre».
L’arrivo in aeroporto accolti da parlamentari e familiari
All’aeroporto di Fiumicino erano presenti diversi esponenti politici, tra cui Arturo Scotto, Arnaldo Lomuti, Francesco Silvestri, Andrea Quartini e Alessandra Maiorino.
Presenti anche la madre del giornalista, Maria Gabriella Mantovani, la vicedirettrice del Fatto Quotidiano Maddalena Oliva e l’attivista Tony La Piccirella.

