Cresce la sfiducia verso tv e giornali mentre social e reel diventano centrali nell’informazione
L’informazione non è più soltanto uno strumento per raccontare i conflitti: sempre più spesso diventa essa stessa terreno di scontro. È questa la fotografia restituita dal 21° Rapporto Censis sulla comunicazione, che descrive un panorama mediatico attraversato da tensioni profonde, sfiducia diffusa e trasformazioni radicali nel modo in cui gli italiani cercano le notizie.
Le guerre e le crisi internazionali hanno contribuito a rendere il giornalismo un’attività sempre più esposta. Nel 2025, secondo i dati riportati nel rapporto, sono stati 129 i giornalisti uccisi mentre svolgevano il proprio lavoro. Un clima che non riguarda soltanto i fronti di guerra: anche in Italia aumentano episodi di intimidazione e pressione nei confronti dei cronisti. Emblematico il caso dell’inviato del quotidiano Domani, Nello Trocchia, a cui recentemente è stata assegnata la scorta dopo alcune minacce ricevute dalla criminalità organizzata.
La crisi della fiducia
Secondo il Censis, una parte crescente dell’opinione pubblica percepisce i media tradizionali come poco indipendenti e troppo vicini ai centri di potere. L’accusa più frequente è quella di partigianeria: molti cittadini ritengono che l’informazione non rappresenti più uno strumento neutrale di conoscenza dei fatti.
Da qui nasce un atteggiamento nuovo e sempre più diffuso: gli utenti non si limitano più a ricevere passivamente le notizie, ma cercano versioni alternative, confrontano fonti diverse e utilizzano i social network per costruire un proprio percorso informativo.
I numeri raccontano bene questa trasformazione. Il 59,5% degli italiani dichiara di evitare, almeno in parte, i media più diffusi; il 58% legge le notizie cercando di individuare eventuali interpretazioni ideologiche; il 60,6% approfondisce temi che ritiene poco trattati dall’informazione mainstream; mentre il 64,6% verifica contenuti provenienti da fonti indipendenti o alternative.
Televisione ancora dominante, ma i social cambiano le regole
Nonostante la perdita di credibilità attribuita ai media tradizionali, la televisione continua a occupare un ruolo centrale: il 93,2% degli italiani la utilizza ancora per informarsi. Restano altissimi anche i dati relativi all’uso di internet (90,4%), smartphone (90,3%) e social network (86,2%).
Nel frattempo però cambiano linguaggi e abitudini. I telegiornali registrano una lieve flessione, così come Facebook, mentre crescono modalità di fruizione più rapide e frammentate. Oggi sette utenti social su dieci si informano attraverso reel e video brevi, strumenti che stanno diventando sempre più centrali nella circolazione delle notizie.
Il rapporto sottolinea però un aspetto importante: la fruizione di questi contenuti avviene spesso in modo veloce e distratto, senza veri momenti di approfondimento. Un consumo continuo di informazioni, ma non necessariamente più consapevole.
L’intelligenza artificiale divide gli utenti
Tra i temi emergenti c’è anche il rapporto con l’intelligenza artificiale. Il 61,6% degli intervistati afferma di non sentirsi a proprio agio all’idea di ricevere informazioni da un sistema interamente generato dall’IA.
Eppure proprio il settore dell’informazione e della comunicazione, secondo gli indicatori Eurostat citati dal Censis, è tra quelli che nel 2025 hanno adottato maggiormente strumenti basati sull’intelligenza artificiale. Una contraddizione che mostra quanto il rapporto tra tecnologia e fiducia sia ancora aperto e complesso.
Carta stampata in difficoltà
Continua invece la crisi dei quotidiani cartacei. Nel 2025 i giornali a pagamento toccano il livello più basso mai registrato: soltanto il 21% degli italiani li legge ancora, con una perdita di 46 punti percentuali rispetto al 2007.
Calano anche i lettori dei mensili e i siti web di informazione, mentre restano sostanzialmente stabili i settimanali e i quotidiani online. Segno che il pubblico non ha smesso di cercare notizie, ma ha modificato profondamente strumenti e modalità di accesso.
Generazioni a confronto
Le differenze più evidenti emergono osservando le diverse fasce d’età. Tra i giovani dai 14 ai 29 anni prevale nettamente l’informazione social: Instagram è il principale punto di riferimento, seguito dai telegiornali, dai motori di ricerca, TikTok e Facebook.
Gli adulti tra i 30 e i 44 anni continuano invece a utilizzare soprattutto Facebook e i telegiornali, con un ruolo significativo anche dei siti d’informazione online. Per la fascia tra i 45 e i 64 anni torna dominante il telegiornale, accompagnato da Facebook e dai motori di ricerca. Tra gli over 65, infine, il sistema informativo resta fortemente legato alla televisione tradizionale: il telegiornale rappresenta ancora la principale finestra sul mondo, affiancato dai canali all news.
Il quadro che emerge evidenzia due velocità diverse: da una parte le generazioni più giovani, abituate a contenuti rapidi e frammentati; dall’altra chi continua a privilegiare modalità più lineari e approfondite di fruizione dell’informazione.
Radio e libri resistono
Non tutto però parla di crisi. La radio continua a dimostrare una sorprendente capacità di adattamento. Oggi il 78,4% degli italiani utilizza almeno una delle sue forme di ascolto: dall’autoradio alla radio tradizionale, fino allo streaming via smartphone e internet. Proprio l’ascolto tramite smartphone registra uno degli incrementi più significativi.
Anche il settore dei libri mostra segnali incoraggianti. Il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, dato in crescita rispetto al passato. Restano invece ancora marginali gli e-book, che aumentano solo leggermente.
Il rapporto del Censis restituisce quindi l’immagine di un ecosistema informativo in piena trasformazione: più veloce, più frammentato, più partecipato, ma anche più esposto alla sfiducia e alla polarizzazione. In questo scenario, la sfida centrale resta la stessa: riuscire a mantenere credibilità, autorevolezza e indipendenza in un contesto in cui ogni cittadino può diventare, contemporaneamente, lettore, commentatore e produttore di contenuti.
Ciro Crescentini

