Il nodo delle ricapitalizzazioni della CTP tra accusa di danno erariale e responsabilità politica
La Procura regionale della Corte dei conti della Campania ha portato davanti al giudizio contabile l’ex sindaco metropolitano di Napoli Luigi de Magistris e altre otto persone, contestando loro un presunto danno erariale superiore ai 23 milioni di euro legato alle operazioni di ricapitalizzazione della CTP, la società del trasporto pubblico provinciale poi dichiarata fallita nel 2022. La prima udienza è stata fissata per il 10 novembre 2026.
Al centro della contestazione vi sono le decisioni assunte tra il 2018 e il 2019 dalla Città Metropolitana di Napoli, che aveva scelto di intervenire finanziariamente sulla Compagnia Trasporti Pubblici con l’obiettivo di evitare il collasso dell’azienda, garantire la continuità del servizio e tutelare centinaia di posti di lavoro. Secondo la Procura, però, tali interventi sarebbero stati disposti quando la società versava già in una condizione di dissesto irreversibile, rendendo le ricapitalizzazioni inutili sotto il profilo economico e quindi dannose per le finanze pubbliche.
Le due citazioni in giudizio quantificano il presunto danno in circa undici milioni di euro per le operazioni del 2018 e in circa dodici milioni e mezzo per quelle del 2019. A queste contestazioni si aggiunge una ricostruzione più ampia della crisi della società, caratterizzata da ripetuti interventi pubblici nel corso di due decenni che, secondo gli atti, avrebbero superato complessivamente i 332 milioni di euro.
Il Procuratore regionale Giacinto Dammicco ha sottolineato come la situazione della società fosse ormai compromessa già prima degli interventi contestati, evidenziando la mancanza di prospettive industriali concrete e il progressivo peggioramento dei conti aziendali.
«Le citazioni riguardano il periodo in cui era evidente che le ricapitalizzazioni non avrebbero salvato la CTP. Erano disponibili informazioni idonee a far ritenere non percorribile quella strada. Una società gestita male che non produceva il servizio per cui era stata istituita o lo faceva in maniera incompleta. Negli ultimi anni aveva ridotto i chilometri di servizio di oltre il 50%. Un carrozzone che non si dotava di un piano industriale di rientro».
La Compagnia Trasporti Pubblici, partecipata prima della Provincia di Napoli e poi della Città Metropolitana, avrebbe infatti registrato una drastica contrazione della propria attività. Dai circa 16,7 milioni di chilometri percorsi nel 2010 si sarebbe passati a poco più di 5,2 milioni nel 2021, con una riduzione complessiva vicina al 70 per cento. Una crisi strutturale che, secondo la Procura, si sarebbe consolidata ben prima della pandemia da Covid-19, esplosa nel 2020.
Nel 2020 la società aveva inoltre presentato domanda di concordato preventivo, segno di una condizione finanziaria ormai compromessa. Per i magistrati contabili, dunque, le successive ricapitalizzazioni non avrebbero avuto alcuna reale capacità di risanamento.
Secondo l’impianto accusatorio, le operazioni sarebbero state effettuate in violazione dei presupposti normativi del cosiddetto “soccorso finanziario”, poiché la società sarebbe stata già priva di reali prospettive di continuità aziendale. La scelta di proseguire con gli interventi pubblici viene quindi letta come una decisione assunta nonostante la consapevolezza della situazione di crisi irreversibile.
Accanto a Luigi de Magistris risultano citati altri amministratori e dirigenti della Città Metropolitana di Napoli, tra cui Giuseppe Cirillo, Elpidio Capasso, Carmela Miele, Antonio Meola, Giuseppe Cozzolino, oltre ai revisori dei conti Michelina Bruno e Antonio Luongo. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, il ruolo svolto nelle decisioni che hanno portato al proseguimento delle ricapitalizzazioni.
Nel secondo atto di citazione compaiono ulteriori figure dell’amministrazione, tra cui ancora Carmela Miele e Antonio Meola, insieme agli ex vertici amministrativi e tecnici dell’ente.
La Procura contabile ritiene che le scelte adottate non abbiano avuto l’effetto di salvare la società né di garantire la continuità del servizio pubblico, ma abbiano invece determinato un aggravamento del danno per le finanze pubbliche. Viene inoltre contestata l’argomentazione relativa alla tutela occupazionale, considerata non sufficiente a giustificare interventi finanziari privi di un reale piano di risanamento.
Sul punto, la Procura ha osservato che la salvaguardia dei posti di lavoro non può essere perseguita attraverso operazioni che, secondo gli atti, si limitano a rinviare nel tempo la crisi senza affrontarne le cause strutturali.
L’ex sindaco metropolitano di Napoli Luigi de Magistris ha respinto integralmente le accuse, difendendo la legittimità delle scelte compiute durante il suo mandato e rivendicando la finalità pubblica delle operazioni adottate.
«Sono certo della correttezza assoluta formale e sostanziale del mio operato. Ho agito, come sempre, per il bene comune e per salvare un servizio pubblico di rilevanza costituzionale, un’azienda pubblica e la vita di centinaia di famiglie. Da sindaco di Napoli, con la Costituzione nel cuore e nella testa, abbiamo salvato il Comune e tutte le aziende pubbliche che erano sull’orlo del fallimento. Lo abbiamo fatto senza soldi e con tanta tenacia, onestà e coraggio. Difendendoci dai poteri forti che scommettevano sul fallimento. In città metropolitana anche abbiamo fatto lo stesso lavoro, senza percepire da sindaco metropolitano un euro di stipendio. Non siamo riusciti a completare il lavoro per CTP perché è terminato il mio mandato ed altri dopo di noi hanno deciso di non proseguire il salvataggio dell’azienda. E caso strano si deve difendere chi salva la Costituzione e un servizio pubblico e non chi decide di privatizzare. Ho agito per CTP con i pareri favorevoli del segretario generale, del direttore generale, del ragioniere generale e di tutti i dirigenti e funzionari. Che altro avrei potuto fare? Davvero incredibile. Non mi aspettavo medaglie e applausi dal potere, ma doversi difendere è davvero ancora una volta troppo. Avrei sbagliato se non avessi agito, quella sarebbe stata una colpa. È paradossale che nella mia vita istituzionale mi debba ancora difendere, siamo ad oltre cento procedimenti, perché prima da magistrato e poi da sindaco, stando fuori dal sistema, sono stato troppo onesto e troppo ubbidiente alla Costituzione e ho sempre perseguito interesse pubblico e bene comune pagando prezzi altissimi da ogni punto di vista. Ma non mollerò mai, anzi più le ingiustizie non si fermano e più lotterò fino a quando verità e giustizia non trionferanno a tutti i livelli. Ancora una volta nutro fiducia che da magistrati autonomi e indipendenti verrà accertata la totale correttezza del nostro operato. In una città in cui dilagano sempre di più negli ultimi tempi violenza e corruzione anche ad alti livelli, si deve ancora una volta difendere chi ha combattuto e combatte da sempre un sistema criminale che è penetrato sino al cuore dello Stato e che attua la Costituzione con coraggio senza rimanere pavido, indifferente o complice».
Il procedimento della Corte dei conti si inserisce in una vicenda amministrativa lunga e complessa, che attraversa oltre vent’anni di gestione della società di trasporto pubblico e che ora approda alla fase giudiziaria, destinata a chiarire le eventuali responsabilità individuali e politiche nelle decisioni che hanno accompagnato la crisi e il successivo fallimento della CTP.
Ciro Crescentini
