Dal caso Nicole Minetti alla campagna abbonamenti: tutte le dichiarazioni del direttore e la sfida all’editoria finanziata dallo Stato
Negli ultimi giorni il tema del finanziamento pubblico all’editoria è tornato al centro del dibattito politico e mediatico. A riaccendere la discussione è stata la decisione de Il Fatto Quotidiano di rinunciare ufficialmente anche per il 2026 ai contributi statali destinati alla stampa, nonostante la precedente richiesta cautelativa presentata per poter accedere al fondo.
Ad annunciarlo è stato il direttore Marco Travaglio, che ha rivendicato la scelta come una questione di identità editoriale: «La frase che campeggia sotto la nostra testata — “Non riceve alcun finanziamento pubblico” — resta lì e continua a essere la nostra bandiera».
La misura contestata riguarda il fondo straordinario che riconosce agli editori 10 centesimi per ogni copia cartacea venduta, sulla base dei dati del 2023. Un sostegno introdotto durante la pandemia ma che, secondo numerosi osservatori, rischia di diventare permanente.
Pur avendo presentato domanda per non escludersi una possibilità economica in una fase di mercato incerta, il quotidiano sostiene di aver lavorato sin dall’inizio per evitare di incassare quei fondi. La cifra potenzialmente spettante era pari a circa 750 mila euro.
Secondo quanto comunicato dalla presidente e amministratrice delegata Cinzia Monteverdi, i risultati registrati nei primi mesi del 2026 hanno consentito al giornale di rinunciare formalmente al contributo. La decisione sarebbe stata notificata direttamente a Palazzo Chigi.
Nel suo editoriale, Marco Travaglio ha sottolineato il legame tra sostenibilità economica e rapporto con i lettori:
«Il nostro unico finanziamento pubblico siete voi».
Il direttore ha inoltre rivendicato il lavoro investigativo svolto dal quotidiano negli ultimi mesi, citando le inchieste che hanno coinvolto figure pubbliche come Andrea Delmastro, Daniela Santanchè, Vittorio Sgarbi, Gennaro Sangiuliano e Maurizio Gasparri.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla vicenda relativa alla grazia concessa dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Nicole Minetti. Secondo il giornale, il provvedimento sarebbe stato concesso in forma riservata nel mese di febbraio. Successivamente, un approfondimento realizzato insieme alla trasmissione Mi manda Rai Tre avrebbe sollevato dubbi sui presupposti della decisione, spingendo il Quirinale a richiedere ulteriori verifiche sul caso.
Sul piano legale, il quotidiano ha raccontato di aver ricevuto una diffida da parte di Giuseppe Cipriani, indicato come compagno di Nicole Minetti. Dopo essersi rifiutato di rispondere alle domande del giornalista Thomas Mackinson, Cipriani avrebbe chiesto la rimozione degli articoli minacciando una causa civile da 250 milioni di dollari negli Stati Uniti. A questo proposito, Marco Travaglio ha ribadito la linea del giornale: «Siamo sempre aperti a ospitare repliche e rettifiche, ma nessuno può tapparci la bocca o ordinarci cosa scrivere».
Nel dibattito è intervenuto anche Alessandro Di Battista, promotore insieme all’associazione Schierarsi della campagna referendaria per abolire il finanziamento pubblico diretto ai giornali. Secondo l’ex parlamentare, in appena quindici giorni sarebbero già state raccolte oltre 135 mila firme certificate.
Alessandro Di Battista ha spiegato che il quesito referendario riguarda esclusivamente i contributi pubblici diretti e non quelli straordinari introdotti tramite le leggi di bilancio: «Inserire anche i contributi straordinari avrebbe comportato un rischio altissimo di inammissibilità da parte della Corte costituzionale».
L’ex deputato ha poi criticato il sistema attuale dei finanziamenti all’editoria sostenendo che gran parte delle risorse finisca nelle mani di pochi gruppi editoriali nazionali. Tra quelli citati figurano GEDI Gruppo Editoriale, RCS MediaGroup e il gruppo de Il Messaggero.
Secondo i dati riportati, soltanto una piccola percentuale delle oltre 3 mila testate registrate in Italia riceverebbe contributi statali, mentre una quota minima di beneficiari assorbirebbe la maggior parte delle risorse disponibili.
L’obiettivo dichiarato della campagna è raggiungere le 500 mila firme necessarie per indire il referendum e aprire un confronto nazionale sul rapporto tra stampa, indipendenza editoriale e finanziamenti pubblici.
Nel frattempo, Il Fatto Quotidiano ha rilanciato la propria campagna abbonamenti puntando al traguardo dei 100 mila sottoscrittori. L’offerta comprende l’accesso digitale al quotidiano in PDF, i contenuti del sito senza pubblicità e la piattaforma TvLoft.
Il messaggio rivolto ai lettori resta chiaro e coerente con la linea storica del giornale: continuare a sostenere economicamente un progetto editoriale che rivendica autonomia e indipendenza dal finanziamento pubblico.
Alessandro Manna

