La biotech americana registra forti rialzi al Nasdaq dopo l’avvio delle ricerche precliniche sugli hantavirus insieme all’esercito statunitense
L’allerta legata ai nuovi casi di hantavirus sta avendo effetti anche sui mercati finanziari internazionali. A beneficiare maggiormente della crescente attenzione degli investitori è Moderna, l’azienda biotech statunitense già diventata famosa durante la pandemia di Covid-19 grazie allo sviluppo del suo vaccino a mRna.
Nelle ultime sedute di Borsa il titolo della società ha registrato un forte rialzo al Nasdaq, arrivando a guadagnare quasi il 7% in cinque giorni. Solo nell’ultima giornata di contrattazioni il balzo è stato superiore al 6%, con le azioni passate dai circa 45 dollari di inizio maggio fino a superare quota 57 dollari, prima di stabilizzarsi attorno ai 54.
A spingere gli acquisti è stato soprattutto l’annuncio dell’avvio di ricerche precliniche sugli hantavirus, sviluppate in collaborazione con l’Usamriid, il centro di ricerca dell’Esercito degli Stati Uniti specializzato nelle malattie infettive. Moderna ha spiegato che il progetto è ancora in una fase iniziale, ma rientra nella strategia dell’azienda per creare nuove contromisure contro i virus emergenti.
L’interesse del mercato è cresciuto parallelamente alle notizie sui recenti casi di hantavirus registrati a bordo della nave MV Hondius, partita verso Rotterdam. L’episodio ha contribuito a riaccendere l’attenzione pubblica su un’infezione considerata rara ma potenzialmente pericolosa, trasmessa principalmente dai roditori.
Nonostante gli studi siano ancora lontani da un possibile vaccino commercializzabile, gli investitori ritengono Moderna una delle società più preparate ad affrontare eventuali sviluppi futuri grazie all’esperienza maturata nel campo delle tecnologie mRna.
Dietro l’impennata del titolo, però, c’è anche una storia di ricerca che dura da decenni e che coinvolge il settore militare americano. Gli hantavirus, infatti, sono monitorati dagli Stati Uniti fin dagli anni Ottanta, soprattutto per il rischio rappresentato per le truppe impegnate in missioni operative in aree dove il contatto con roditori infetti è più frequente.
Tra gli studiosi più impegnati in questo campo c’è Jay Hooper, virologo dell’US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases del Maryland, che da anni lavora allo sviluppo di un vaccino contro questi virus. In un intervento riportato da Nature, il ricercatore ha spiegato che i risultati preliminari ottenuti nella Fase I della sperimentazione vengono considerati promettenti, anche se il percorso verso un prodotto utilizzabile su larga scala resta ancora lungo e complesso.
Uno dei problemi principali riguarda la difficoltà di organizzare studi clinici avanzati. I casi di infezione da virus Andes, una delle varianti più osservate dagli scienziati, sono infatti poco frequenti e distribuiti in aree geografiche molto diverse. Questa situazione rende complicata la realizzazione di tradizionali studi di Fase III, normalmente necessari per ottenere l’autorizzazione alla commercializzazione di un vaccino.
Per questo motivo i ricercatori stanno valutando approcci alternativi, puntando soprattutto sull’analisi degli anticorpi neutralizzanti come possibile indicatore della protezione immunitaria. Parallelamente resta aperta anche la questione economica: reperire fondi sufficienti per sostenere lo sviluppo avanzato dei vaccini contro l’hantavirus continua a essere una delle sfide più difficili per il settore.
Nel frattempo, però, i mercati sembrano già aver individuato un possibile protagonista nella corsa alle future contromisure sanitarie. E così, mentre la comunità scientifica prova a comprendere meglio l’evoluzione del virus, a Wall Street il nome di Moderna torna ancora una volta al centro dell’attenzione globale.
Ciro Crescentini

