Amnesty International e altre 16 organizzazioni scrivono al Ministero della Giustizia
Il termine fissato dall’Unione europea è trascorso, ma l’Italia non ha ancora completato il recepimento della direttiva anti-SLAPP, il provvedimento pensato per contrastare le cosiddette “querele temerarie”, utilizzate per intimidire giornalisti, attivisti e soggetti impegnati nel dibattito pubblico. La normativa europea, nata anche sull’onda dell’assassinio della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia, rischia così di essere recepita in modo limitato e con forte ritardo rispetto agli impegni richiesti agli Stati membri.
A denunciare la situazione è CASE Italia, rete composta da 17 organizzazioni della società civile tra cui Amnesty International, Osservatorio Balcani Caucaso e The Good Lobby. La coalizione ha inviato una lettera aperta al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al viceministro Francesco Paolo Sisto, criticando quella che definisce una “trasposizione tardiva e minimale” della direttiva europea.
Secondo le associazioni, il governo starebbe scegliendo di applicare le nuove misure esclusivamente ai procedimenti transfrontalieri, cioè quelli che coinvolgono più Stati, senza estendere le protezioni ai casi interni italiani. Una decisione che, secondo la rete CASE, svuoterebbe di efficacia l’intero impianto della direttiva e lascerebbe senza tutela gran parte delle persone colpite da azioni legali intimidatorie nel Paese.
Il tema assume particolare rilevanza perché l’Italia continua a figurare tra gli Stati europei più colpiti dal fenomeno delle SLAPP, acronimo di Strategic Lawsuits Against Public Participation. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il nostro Paese è risultato quello con il maggior numero di casi censiti dalla coalizione CASE: 26 episodi segnalati nel 2023 e altri 21 nel 2024.
Anche i dati raccolti dal consorzio Media Freedom Rapid Response delineano uno scenario preoccupante. Nei sei anni di monitoraggio sono state registrate 112 allerte legali in Italia: circa un terzo riguarda accuse di diffamazione, mentre altre consistono in minacce di azioni giudiziarie o cause civili. In quasi la metà dei casi monitorati, le iniziative legali sarebbero state promosse da soggetti appartenenti alla sfera politica.
Nonostante ciò, l’esecutivo non avrebbe accolto le indicazioni contenute nelle raccomandazioni emanate dalla Commissione europea nel 2022 e dal Consiglio d’Europa nel 2024, entrambe orientate ad ampliare le tutele anti-SLAPP anche ai procedimenti nazionali.
La portavoce della coalizione CASE Italia, Sielke Kelner, ha sottolineato come il ricorso alle querele temerarie sia ormai diventato uno strumento frequentemente utilizzato da esponenti politici ed economici per scoraggiare attività giornalistiche, iniziative civiche, satira e campagne pubbliche. Secondo Kelner, il rischio principale è l’effetto intimidatorio: la prospettiva di affrontare costi legali e procedimenti lunghi può spingere molte persone a rinunciare in partenza a esprimere critiche o a pubblicare inchieste.
Nel marzo 2026 il Parlamento italiano ha approvato una legge delega che autorizza il governo a recepire formalmente la direttiva europea. Tuttavia, secondo la società civile, il testo approvato non lascerebbe margini per introdurre strumenti più incisivi di tutela.
Per questo CASE Italia chiede ora l’apertura di un confronto diretto con il governo e propone una serie di modifiche ritenute indispensabili. Tra le richieste figurano l’estensione delle garanzie a tutti i procedimenti — civili, penali e amministrativi — indipendentemente dal carattere nazionale o transfrontaliero della controversia, l’introduzione di meccanismi di archiviazione anticipata per le cause manifestamente abusive e la previsione di limiti alle richieste economiche considerate sproporzionate.
Le organizzazioni chiedono inoltre sanzioni efficaci contro chi promuove ripetutamente azioni giudiziarie intimidatorie, il riconoscimento di risarcimenti per le vittime di SLAPP e un diverso equilibrio dell’onere della prova, che dovrebbe gravare sul ricorrente anziché sulla persona citata in giudizio.
Nel documento inviato al Ministero della Giustizia, la coalizione sostiene che il recepimento della direttiva non dovrebbe essere considerato una semplice formalità burocratica, ma un passaggio decisivo per la tutela della libertà di espressione e della partecipazione democratica. Al momento, però, le associazioni attendono ancora un segnale concreto da parte del governo.
Ciro Crescentini

