Diritti umani, accuse di detenzione arbitraria e richieste di indagine su presunti maltrattamenti
Il tribunale distrettuale di Beersheba, in Israele, ha respinto anche in appello la richiesta di scarcerazione di Saif AbuKeshek e Thiago Ávila, due attivisti legati alla Global Sumud Flotilla. I due resteranno in stato di detenzione almeno fino a domenica 10 maggio, in attesa di ulteriori sviluppi giudiziari.
La vicenda continua a generare reazioni sul piano internazionale. Dall’ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani, il portavoce Thameen Al-Kheetan ha chiesto il rilascio immediato e senza condizioni dei due attivisti, sottolineando come la loro detenzione, priva di un’imputazione formale, sollevi serie criticità sotto il profilo del diritto internazionale. L’organismo ha inoltre espresso preoccupazione per le segnalazioni relative a presunti maltrattamenti, chiedendo verifiche indipendenti.
Secondo le Nazioni Unite, l’utilizzo di strumenti normativi in materia di sicurezza e antiterrorismo in forma ampia e poco definita rischia di risultare incompatibile con gli standard internazionali sui diritti umani, soprattutto se associato a pratiche di detenzione amministrativa prolungata. Nel richiamo dell’Onu è stato inserito anche il tema del blocco di Gaza e della necessità di garantire l’accesso agli aiuti umanitari.
Nel frattempo, si apprende della morte della madre di Thiago Ávila, un elemento che ha ulteriormente rafforzato le richieste della famiglia per un suo immediato rientro.
Sul fronte politico-diplomatico, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati Francesca Albanese ha incontrato a Madrid la vicepresidente del governo spagnolo Yolanda Díaz e il ministro degli Esteri José Manuel Albares, rilanciando l’appello per la liberazione degli attivisti. Intervenendo pubblicamente, Albanese ha definito la detenzione “una violazione grave dei diritti fondamentali” e ha sollecitato un intervento più deciso da parte dell’Unione Europea.
“La comunità internazionale non può restare spettatrice di pratiche che mettono in discussione i principi essenziali dello stato di diritto”, ha dichiarato Albanese, evidenziando la necessità di una pressione diplomatica coordinata.
“Le sanzioni personali contro chi lavora nei contesti di giustizia internazionale rischiano di produrre un effetto di intimidazione incompatibile con il sistema multilaterale”, ha aggiunto, riferendosi alle misure adottate da Stati Uniti e Israele nei suoi confronti.
In Spagna, il primo ministro Pedro Sánchez ha scritto alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sollecitando l’attivazione di strumenti giuridici per contrastare eventuali effetti extraterritoriali delle sanzioni statunitensi nei confronti di funzionari internazionali e membri della Corte penale internazionale.
In Italia, il Movimento 5 Stelle ha chiesto un intervento del governo sul caso. In una nota, i parlamentari delle commissioni Esteri di Camera e Senato hanno definito l’operazione che ha portato al fermo degli attivisti come un’azione illegittima avvenuta in acque internazionali, criticando l’assenza di iniziative diplomatiche da parte dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, con il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
“Il silenzio del governo su una vicenda che coinvolge cittadini e interessi italiani rappresenta un segnale politicamente grave e difficilmente giustificabile sul piano istituzionale”, si legge nella nota parlamentare.
Il gruppo ha annunciato interrogazioni e richieste di informativa urgente al governo, chiedendo chiarimenti sulle iniziative diplomatiche intraprese e sul rispetto degli obblighi internazionali da parte dell’Italia.
Alessandro Manna

