Segnalazioni dei Caf e della CGIL, l’Agenzia delle Entrate aggiorna i dati ma restano i dubbi
Il nodo delle certificazioni uniche sbagliate è tutt’altro che sciolto e continua a generare incertezza per una platea potenzialmente vastissima di lavoratori italiani. In gioco ci sono detrazioni e bonus fiscali legati alla riforma del cuneo introdotta con la manovra 2025, che potrebbero essere calcolati in modo errato a causa di dubbi interpretativi ancora aperti.
Tra i soggetti più esposti ci sono gli addetti iscritti alle Casse edili. Proprio su questo fronte, la Commissione nazionale paritetica ha inviato il 27 aprile una comunicazione agli enti bilaterali segnalando di aver richiesto chiarimenti ufficiali all’Agenzia delle Entrate. Risposte, però, non ne sono ancora arrivate, e questo lascia sospesa la questione su quali voci debbano essere considerate nel reddito complessivo.
Il problema emerge in un momento delicato: i contribuenti stanno compilando la dichiarazione relativa ai redditi 2025, primo anno di applicazione del nuovo sistema voluto dal governo guidato da Giorgia Meloni. La riforma ha sostituito la precedente decontribuzione con un meccanismo di detrazioni e bonus calibrati sul reddito complessivo, con l’obiettivo di aumentare il netto in busta paga fino a circa mille euro annui.
Ed è proprio la definizione di “reddito complessivo” a creare difficoltà. Nel caso delle Casse edili, infatti, entrano in gioco diverse prestazioni: dall’Anzianità professionale edile (Ape) alle borse di studio per i figli. Stabilire quali importi includere e quali escludere diventa determinante per collocare correttamente il contribuente negli scaglioni previsti e, di conseguenza, per calcolare il beneficio spettante.
Il sistema è articolato: si parte da una percentuale del 7,1% per redditi fino a 8.500 euro, che scende al 5,3% fino a 15mila euro e al 4,8% fino a 20mila. Tra i 20mila e i 32mila euro il bonus è fisso (mille euro), mentre oltre questa soglia entra in gioco una formula più complessa, fino al limite dei 40mila euro, oltre il quale il beneficio non è riconosciuto. Un errore nel reddito complessivo può quindi tradursi in perdite economiche oppure in somme percepite indebitamente, da restituire in seguito.
A far emergere il problema è stata la CGIL, che ha raccolto le segnalazioni dei Caf su anomalie diffuse nelle certificazioni. Le criticità non riguardano solo l’edilizia, ma anche altri settori e persino alcune categorie particolari, come i detenuti impegnati in attività lavorative esterne.
Non si tratta nemmeno di un caso isolato: nelle settimane precedenti anche l’INPS aveva commesso errori nelle certificazioni relative alle proprie indennità, salvo poi correggerli rapidamente. Ora, invece, le criticità coinvolgono soprattutto i sostituti d’imposta privati, come aziende ed enti bilaterali.
Dopo le prime segnalazioni, l’Agenzia delle Entrate ha cercato di rassicurare i contribuenti, spiegando che molti soggetti hanno già provveduto a correggere e reinviare le certificazioni errate. I dati aggiornati sono stati integrati nella dichiarazione precompilata 2026, che resterà consultabile fino al 14 maggio, termine entro cui sarà possibile anche trasmettere eventuali rettifiche.
Resta però aperto il punto centrale: senza un chiarimento ufficiale sui criteri da adottare, il rischio di errori sistematici non è ancora del tutto scongiurato. E per le Casse edili, in particolare, l’attesa di una risposta continua a pesare.
Ciro Crescentini

