Presidi davanti alle ambasciate e mobilitazione permanente in tutta Europa
La missione della Global Sumud Flotilla non si ferma. Dopo l’intervento della marina israeliana al largo di Creta — che ha bloccato 22 imbarcazioni e condotto a terra 175 attivisti — gli organizzatori rilanciano l’iniziativa, annunciando una nuova partenza verso Gaza con una partecipazione ancora più ampia.
Dalla rada di Ierapetra, uno degli italiani coinvolti ha raccontato che nuovi attivisti stanno raggiungendo la flotta da diversi Paesi europei, oltre che da Grecia e Turchia. «Ripartiremo e saremo ancora di più rispetto alla partenza dalla Sicilia», ha spiegato durante un collegamento con un presidio organizzato in Italia. La nuova partenza potrebbe avvenire nel giro di pochi giorni, condizioni meteo permettendo.
Nel frattempo il movimento ha lanciato un appello a una mobilitazione permanente, invitando a organizzare presidi davanti alle ambasciate fino alla liberazione dei due attivisti detenuti in Israele. I due si trovano nel carcere di Shikma, ad Ashkelon, dove hanno potuto incontrare i legali del centro Adalah.
Secondo quanto riferito dagli avvocati, Thiago Ávila ha denunciato violenze durante la detenzione in mare. «Sono stato trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così forte da perdere conoscenza due volte», avrebbe raccontato, aggiungendo di essere rimasto bendato e isolato per gran parte del tempo. Anche Saif Abukeshek ha descritto condizioni dure: «Sono stato costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù, con le mani legate e bendato per ore».
Testimonianze analoghe arrivano da altri partecipanti riportati in Grecia. Tony La Piccirella ha riferito: «Sono stato chiuso in un container completamente isolato per circa trenta ore», aggiungendo che diversi attivisti sarebbero stati picchiati e alcuni avrebbero riportato ferite gravi.
Le autorità israeliane accusano i due detenuti di legami con un’organizzazione considerata ostile e di attività illegali, senza fornire dettagli pubblici completi. Entrambi sono stati interrogati dai servizi di sicurezza e dovranno comparire davanti al tribunale di Ashkelon per l’udienza sulla proroga della detenzione. Nel frattempo hanno iniziato uno sciopero della fame, assumendo solo acqua.
Sul piano legale, la vicenda si estende anche all’Europa. Dopo un esposto alla Procura di Roma, è stato presentato un ricorso urgente alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro l’Italia. I legali sostengono che, trattandosi di un’imbarcazione con bandiera italiana, lo Stato avrebbe avuto l’obbligo di intervenire per tutelare l’incolumità delle persone a bordo.
Il caso ha aperto anche un fronte diplomatico: mentre la Spagna si è attivata per il proprio cittadino, viene contestata l’assenza di iniziative analoghe da parte del governo italiano.
Nel dibattito internazionale è intervenuta anche Greta Thunberg, che ha dichiarato: «Israele deve rilasciare immediatamente i due attivisti», denunciando presunte violazioni e chiedendo un intervento urgente dei governi coinvolti.
Tra accuse di violazioni del diritto internazionale e tensioni diplomatiche, la Flotilla prepara ora la prossima mossa: tornare in mare, più numerosa e determinata.
Ciro Crescentini

