Il Desk
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
Il Desk
No Result
View All Result

Libano, giornalista uccisa da raid israeliano: il caso Amal Khalil

Redazione by Redazione
24 Aprile 2026
in Attualità, In Primo Piano
0

Dalle minacce online all’attacco fatale

Amal Khalil, giornalista libanese del quotidiano Al Akhbar, è stata uccisa nel sud del Libano durante un bombardamento israeliano mentre documentava gli effetti della guerra nella zona di Bint Jbeil. Insieme alla collega Zeinab Faraj, si trovava nei pressi del villaggio di Tayri quando un drone ha colpito un’auto davanti a loro. Le due si sono rifugiate in un’abitazione, ma poco più di un’ora dopo anche quell’edificio è stato bombardato. Faraj è stata soccorsa gravemente ferita, mentre il corpo di Khalil è stato recuperato solo ore dopo.

Già nel 2024, la giornalista aveva ricevuto minacce dirette via WhatsApp da un numero israeliano riconducibile al podcaster Gal Gideon Ben Avraham, che sosteneva di conoscere i suoi spostamenti e la invitava a lasciare il Paese: “Sappiamo dove ti trovi e ti raggiungeremo”. Dopo l’uccisione, lo stesso autore delle minacce ha ribadito pubblicamente posizioni secondo cui i giornalisti presenti nel sud del Libano sarebbero legati a Hezbollah.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio: dall’ottobre 2023 numerosi giornalisti libanesi e palestinesi sono stati uccisi durante operazioni militari israeliane, spesso mentre erano chiaramente identificabili come stampa. In diversi episodi non sono state fornite spiegazioni ufficiali o sono state avanzate accuse di legami con gruppi armati.


La sequenza degli eventi che ha portato alla morte di Amal Khalil restituisce l’immagine di un territorio in cui il lavoro giornalistico si muove costantemente sul confine tra testimonianza e pericolo immediato. Quel pomeriggio, la strada che attraversa Tayri era già segnata dai bombardamenti: edifici danneggiati, veicoli abbandonati, silenzi interrotti solo dal rumore distante dei droni.

Quando l’auto davanti alla loro è stata colpita, Amal Khalil e Zeinab Faraj hanno reagito d’istinto. Non c’era tempo per valutare alternative, solo per cercare un riparo. La casa in cui si rifugiano diventa, per poco più di un’ora, un fragile spazio di attesa. In quei minuti sospesi riescono a comunicare con le redazioni e con i familiari, mentre all’esterno la situazione resta incerta e potenzialmente letale.

La richiesta di evacuazione coinvolge rapidamente le istituzioni libanesi e gli organismi internazionali, ma la risposta sul campo si rivela lenta e ostacolata. Quando arriva il secondo attacco, alle 16:27, interrompe definitivamente ogni possibilità di uscita in sicurezza.

Le operazioni di soccorso raccontano un ulteriore livello di complessità: accessi limitati, ritardi, condizioni di rischio continuo. Zeinab Faraj viene trovata viva, seppur gravemente ferita. Per Amal Khalil, invece, non c’è nulla da fare. Il suo corpo verrà recuperato solo dopo, quando l’area sarà parzialmente raggiungibile.

A rendere ancora più inquietante la vicenda è il filo che collega l’episodio alle minacce ricevute mesi prima da Gal Gideon Ben Avraham, che in uno dei messaggi aveva scritto: “Ti suggerisco di trasferirti altrove, se vuoi restare in vita”. Parole che, rilette oggi, assumono un significato diverso, alla luce dell’esito finale.

Nel racconto che segue la sua morte, emergono anche le narrazioni contrapposte. Da una parte chi denuncia un attacco deliberato contro operatori dell’informazione; dall’altra chi continua a sostenere, come lo stesso Gal Gideon Ben Avraham, che “chi lavora nel sud del Libano non può essere indipendente”.

In mezzo, resta il lavoro quotidiano di chi documenta la guerra. Un lavoro che, nel sud del Libano come in altri teatri di conflitto, si svolge sempre più spesso sotto la minaccia diretta, dove il confine tra osservatore e bersaglio appare ogni giorno più sottile.

Alessandro Manna

Tags: bombardamentigiornalista uccisaguerraisraeleLibanominaccereporter:
Previous Post

Corteo del 25 aprile a Napoli: “contro guerra, fascismo e carovita”

Next Post

Patente a punti, flop nei cantieri

Next Post
Napoli, presidio di lotta davanti alla Prefettura: “basta morti sul lavoro”

Patente a punti, flop nei cantieri

🕐 Aggiornato il: 24/04/2026 alle 00:03

Le news in evidenza

  • Napoli, Forte di Vigliena: memoria storica, recupero del monumento e impegno civile per il futuro della città 13 Giugno 2026
  • Bufera a Napoli: «Otto poliziotti in borghese mi hanno accerchiato». Solidarietà alla libreria Dante&Descartes 13 Giugno 2026
  • Sfruttamento del lavoro in Italia: l’inchiesta che smaschera la filiera del caporalato 12 Giugno 2026
  • Laureati italiani, all’estero guadagnano fino al 60% in più: i dati choc AlmaLaurea 12 Giugno 2026
  • Allarme bradisismo ai Campi Flegrei: interrotta la linea ferroviaria Napoli–Pozzuoli 12 Giugno 2026
  • Essere donna nell’antica Pompei: la mostra arriva a Oslo 12 Giugno 2026

ILDESK è una testata giornalistica registrata

Direttore responsabile Ciro Crescentini. Registrata presso il Tribunale di Napoli n.32 dell’ 08/07/2013. Editore Immediate Media Srl – P.iva 05656330650 Contatti: [email protected]

  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Copyright

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.