Cedimenti sull’asfalto mentre aumenta il traffico dei mezzi pesanti per i lavori dell’evento
A Bagnoli le strade non si stanno deteriorando. Le strade stanno cedendo. Si aprono, sprofondano, collassano. Voragini vere, non buche. Scene che ricordano territori abbandonati, non un quartiere di una grande città europea che si prepara a ospitare un evento internazionale.
Eppure sta succedendo. Adesso. E, come se non bastasse, succederà ancora di più. Da settimane decine di camion carichi di scogli attraversano ogni giorno le strade del quartiere per i lavori legati alla Coppa America. Mezzi pesantissimi, ripetuti, continui, su strade urbane vecchie e fragili, mai progettate per reggere un traffico industriale di questo tipo. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: asfalto spaccato, sottofondi collassati, acqua che ristagna dove la strada non esiste più.
Non è pioggia. Non è maltempo. Non è colpa della rete idrica o fognaria. Non è un caso.
È una scelta. E oggi è anche una dichiarazione ufficiale.
Nelle ultime ore, il dirigente del Commissario di Governo per la riqualificazione di Bagnoli, Attilio Auricchio, ha dichiarato a una radio locale che il passaggio dei camion aumenterà di intensità per i prossimi tre mesi.
Tre mesi. Più camion. Su strade che stanno già crollando. Una frase che, letta alla luce delle immagini e dei cedimenti già avvenuti, suona come una ammissione di rischio consapevole. Perché a questo punto non si parla più di imprevisti, ma di danni annunciati.
Qualcuno ha deciso che quelle strade potevano reggere. Qualcuno ha deciso che non servivano rinforzi strutturali, percorsi alternativi, limitazioni serie.
Qualcuno ha deciso che il quartiere poteva essere sacrificato in nome dei tempi, dei lavori, dell’evento. Il problema non è estetico. È sicurezza pubblica.

Una voragine sotto uno scooter non è un disagio: è un ferito. Un cedimento sotto un’auto non è una polemica: è un’indagine. E allora le domande diventano inevitabili e scomode: chi ha autorizzato l’aumento del traffico pesante nonostante i cedimenti già visibili? Chi ha verificato la tenuta reale delle strade? Chi si assumerà la responsabilità se, nei prossimi tre mesi, qualcuno si farà male? Chi pagherà i danni quando le toppe d’asfalto non basteranno più?
Perché lo schema è sempre lo stesso: rattoppi d’emergenza, silenzio istituzionale, normalizzazione del degrado. Fino al prossimo collasso.
La Coppa America passerà. Le conferenze stampa finiranno. Le immagini patinate faranno il giro del mondo.
Bagnoli resterà con le strade distrutte e i rischi quotidiani.
Questo quartiere non può continuare a essere trattato come zona di sacrificio, buono per i grandi eventi e pessimo per chi ci vive. Non può essere trasformato in un corridoio logistico senza tutele, senza trasparenza, senza rispetto.
Le strade che crollano non sono solo cemento che si rompe. Sono responsabilità precise che vengono sepolte sotto l’asfalto. E ora che è stato detto chiaramente che il traffico aumenterà, nessuno potrà dire di non sapere.
Ciro Crescentini
