Residenti in presidio dalle 5 del mattino contro rischio ambientale e silenzi istituzionali
Bagnoli dice basta. Dalle prime ore dell’alba, a partire dalle 5 di questa mattina, residenti e comitati popolari hanno bloccato i camion diretti ai cantieri delle opere legate alla Coppa America. Un’azione di lotta necessaria, spiegano, di fronte all’ennesima imposizione calata dall’alto su un territorio già martoriato e lasciato senza tutele.
Ad oggi non esiste alcuna garanzia ufficiale sulla sicurezza degli abitanti né sulla tutela della salute pubblica. Nessuna Valutazione di Impatto Ambientale è stata presentata, nessun progetto pubblico chiarisce cosa accadrà alle strutture una volta terminato l’evento. Ancora una volta Bagnoli viene trattata come zona di sacrificio, utile solo finché serve.

Il tutto avviene in un’area classificata come zona rossa, colpita da una crisi bradisismica che rende ancora più irresponsabile l’ingresso quotidiano di centinaia di camion. Mezzi pesanti che intasano le strade, peggiorano la qualità dell’aria e mettono a rischio la sicurezza, mentre le istituzioni scelgono il silenzio e si sottraggono a qualsiasi confronto con la popolazione.
Durante il blocco, numerosi abitanti hanno espresso solidarietà affacciandosi dai balconi, segnale evidente di un quartiere che non accetta più decisioni prese sopra le proprie teste. La protesta non si ferma: è stato lanciato un presidio permanente ogni giorno alle ore 17 in Piazza Bagnoli, mentre cresce la mobilitazione verso il 7 febbraio alle ore 10, nella zona pedonale della Cumana di Bagnoli.

Le domande poste dai cittadini restano aperte e ignorate: dov’è la Valutazione di Impatto Ambientale? Quando verrà convocato un Consiglio comunale monotematico su Bagnoli? Chi garantisce per la salute pubblica? Chi assicura la rimozione delle opere una volta finita la Coppa America? Che fine farà la spiaggia pubblica?

Il blocco dei camion non è un gesto simbolico, ma un atto di autodifesa collettiva. Bagnoli non è una vetrina per eventi internazionali, né un cantiere permanente da sfruttare. È un quartiere vivo, abitato, che pretende risposte, diritti e rispetto. E fino a quando queste risposte non arriveranno, la mobilitazione continuerà.
Ciro Crescentini
