Cgil contraria alla separazione delle carriere: “Così si rischia il controllo politico sui magistrati mentre i tribunali restano senza personale”
La Cgil conferma il NO al referendum sulla giustizia e rilancia la necessità di interventi strutturali per rendere il sistema giudiziario più efficiente e vicino ai cittadini. È quanto emerso dall’iniziativa “Un’altra idea di giustizia”, organizzata a Napoli dalla Fp Cgil, alla presenza del segretario generale Maurizio Landini e del segretario generale della Cgil Napoli e Campania Nicola Ricci.
Per Maurizio Landini, il confronto referendario non affronta le difficoltà reali che gli italiani incontrano quando hanno a che fare con tribunali e procure. «Il problema non è limitare l’autonomia o l’indipendenza della magistratura, ma far funzionare una giustizia che oggi non funziona», ha affermato, sottolineando come i ritardi e le inefficienze siano legati soprattutto alla carenza di personale e di investimenti tecnologici.
Uno dei temi centrali sollevati dal leader sindacale riguarda il futuro di circa 12 mila lavoratori precari assunti con i fondi del Pnrr. «Se il governo non interviene, da giugno queste persone, che hanno dato un contributo fondamentale in questi mesi, rischiano di essere mandate a casa», ha spiegato Landini, evidenziando come da anni il settore soffra di una cronica mancanza di organici.
Landini ha poi richiamato l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro e sulle difficoltà delle famiglie delle vittime nel vedere riconosciuta giustizia. «In molti casi i procedimenti vanno in prescrizione e le persone non ottengono alcuna risposta», ha detto, ricordando anche l’assenza di una Procura nazionale unica dedicata a questi reati.
Secondo il segretario generale della Cgil, il referendum risponde invece a una logica politica ben precisa. «Siamo impegnati per dire no a un referendum che non c’entra nulla con la riforma della giustizia, ma che rientra in un disegno di modifica profonda della Costituzione», ha dichiarato, sostenendo che l’obiettivo sia quello di esercitare un controllo politico sull’azione dei magistrati. «La legge è uguale per tutti solo se esiste una magistratura autonoma che risponde esclusivamente alla legge».
Landini ha inoltre messo in dubbio l’effettiva comprensione del quesito referendario da parte dei cittadini. «La maggioranza delle persone non sa nemmeno cosa significhi separazione delle carriere», ha osservato, ricordando come si tratti di una possibilità già prevista e utilizzata da una percentuale minima di magistrati. «Questo tema non ha nulla a che vedere con i problemi concreti che i cittadini vivono sulla loro pelle».
Non sono mancate critiche anche alle proposte sul sorteggio negli organi di garanzia. «Siamo su “Scherzi a parte” o in un Paese serio?», ha ironizzato Landini, aggiungendo che il governo dovrebbe avere maggiore rispetto per l’intelligenza dei cittadini. «Questo referendum ci fa solo spendere soldi senza risolvere nulla».
Sul fronte territoriale è intervenuto anche Nicola Ricci, segretario generale della Cgil Napoli e Campania, che ha annunciato la partecipazione al Comitato della società civile per il No. «Vogliamo garantire alla magistratura di poter fare bene il proprio mestiere, senza condizionamenti», ha spiegato.
Ricci ha ribadito che una vera riforma della giustizia dovrebbe partire dal lavoro. «Non serve un referendum, ma una riforma che affronti il tema del precariato», ha dichiarato, sottolineando come molti lavoratori precari siano essenziali per il funzionamento quotidiano degli uffici giudiziari. «I processi sono lenti perché questa macchina complessa viene tenuta in piedi da personale che aspetta una stabilizzazione».
Anche secondo Ricci, il tema della separazione delle carriere riguarda una platea estremamente ridotta. «Parliamo di uno zero virgola in percentuale», ha concluso, ribadendo che «questo referendum non parla di giustizia, ma rischia di limitare l’autonomia della magistratura rispetto al potere politico».
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