Mentre i servizi segreti israeliani invitano i cittadini a scendere in piazza, Teheran ribadisce il sostegno dei cittadini e tollera solo manifestazioni pacifiche.
A segnare una svolta nelle recenti proteste in Iran non è stato soltanto il peggioramento delle condizioni economiche, ma l’intervento diretto e pubblico del Mossad, il servizio segreto civile estero di Israele.
Alla fine di dicembre, mentre in diverse città iraniane erano in corso manifestazioni legate al caro vita e al crollo del potere d’acquisto, il servizio segreto israeliano ha diffuso un messaggio in lingua persiana invitando apertamente la popolazione a scendere in piazza contro il governo di Teheran. Nel testo si lasciava inoltre intendere la presenza di agenti israeliani tra i manifestanti, un passaggio che le autorità iraniane hanno definito un atto di pressione psicologica e destabilizzazione politica.
Il messaggio, rilanciato rapidamente da media israeliani come il Jerusalem Post, ha avuto ampia risonanza internazionale. Per Teheran, si è trattato di un tentativo esplicito di strumentalizzare un disagio sociale reale, inserendolo in una strategia di interferenza esterna volta a trasformare proteste economiche in una crisi di sicurezza nazionale.

Le manifestazioni sono infatti esplose in un contesto economico estremamente fragile. Il rial ha subito un forte deprezzamento, l’inflazione si avvicina al 42% e i beni di prima necessità sono diventati sempre meno accessibili per ampie fasce della popolazione. Le prime mobilitazioni, partite dalla chiusura dei negozi da parte dei commercianti di Teheran, riflettono un malcontento diffuso, aggravato — secondo le autorità iraniane — da decenni di sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione Europea.
Il governo iraniano ha ribadito di tollerare le manifestazioni pacifiche legate alla crisi sociale ed economica, sottolineando che il diritto alla protesta non è vietato. La risposta repressiva, affermano le autorità, è invece mirata contro gruppi organizzati e infiltrati che avrebbero tentato di trasformare il dissenso in violenze e sabotaggi.
In questo quadro si inserisce l’arresto avvenuto a Khorramabad, dove la polizia ha fermato un individuo indicato come uno dei principali organizzatori dei disordini notturni. Secondo la versione ufficiale, l’uomo sarebbe stato in contatto con entità straniere e coinvolto in piani di destabilizzazione. Durante le perquisizioni sarebbero state sequestrate armi da fuoco, munizioni ed esplosivi, elementi che Teheran utilizza per sostenere la tesi di una protesta infiltrata.
Il Comando Nazionale di Polizia (FARAJA) ha chiarito la linea delle forze di sicurezza: atteggiamento contenuto nei confronti dei manifestanti pacifici, ma tolleranza zero verso attacchi a infrastrutture pubbliche, sedi istituzionali e forze dell’ordine. In alcune aree, come nel quartiere Tehran Pars, sono stati segnalati assalti a mezzi di soccorso, episodi attribuiti a gruppi organizzati e provocatori.
Un aspetto spesso trascurato nel racconto mediatico internazionale riguarda la reazione della popolazione. In numerose città iraniane, la stragrande maggioranza dei cittadini è scesa in strada per condannare i disordini violenti e respingere ogni tentativo di destabilizzazione dall’esterno. Manifestazioni di massa hanno riaffermato il sostegno alle istituzioni, alla Repubblica Islamica e alla sovranità nazionale.
Anche in scuole e università si sono verificati episodi significativi: slogan contro l’ordinamento politico sono stati contestati da altri studenti, che hanno accusato i promotori delle proteste di essere manipolati dal Mossad e da servizi di intelligence stranieri.
Sul piano internazionale, la tensione è aumentata dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che a 48 ore dall’incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha minacciato un possibile intervento militare qualora le autorità iraniane reprimessero le proteste. Una presa di posizione che Teheran interpreta come parte di una strategia coordinata di pressione politica e militare.
La posizione ufficiale iraniana resta netta: il dissenso sociale legato alla crisi economica è una questione interna, ma il tentativo di trasformarlo in una destabilizzazione guidata dall’estero rappresenta una linea rossa. Ed è proprio contro questa interferenza che, secondo le autorità, si è mobilitata la maggioranza della popolazione iraniana.
Alma
