Figura storica della colonna romana delle Brigate Rosse, aveva 72 anni
Deceduta oggi a 72 anni Anna Laura Braghetti, storica esponente delle Brigate Rosse e figura controversa della stagione rivoluzionaria italiana, dopo una lunga malattia. La notizia è stata data dalla famiglia, che ha reso noto come i funerali si svolgeranno in forma privata.
Braghetti, nata a Roma il 3 agosto 1953, si avvicinò alla sinistra extraparlamentare negli anni Settanta mentre lavorava come impiegata. In seguito, come lei stessa avrebbe raccontato, entrò nelle Brigate Rosse attraverso un percorso graduale: “La mia scelta di entrare in un’organizzazione armata è stata il frutto di un lungo, lento corteggiamento, un avvicinamento graduale, passo per passo, fino al momento in cui la macchina si è avviata in tutta la sua potenza”.

Il suo ingresso nella colonna romana avvenne quando le fu chiesto di intestarsi e gestire l’appartamento di via Montalcini, luogo in cui Aldo Moro rimase prigioniero per 55 giorni. Inizialmente non era ancora in clandestinità e continuava a recarsi al lavoro ogni giorno, ma successivamente prese parte ad azioni rivoluzionarie, tra cui l’assalto alla sede della DC di Piazza Nicosia nel 1979 e l’omicidio del giurista Vittorio Bachelet nel 1980. La sua conoscenza del francese la portò anche a collaborare con la RAF tedesca, facilitando contatti e documenti falsi a Parigi.
Arrestata a Roma il 27 maggio 1980, trascorse 22 anni in carcere, molti dei quali nelle carceri speciali. Durante la detenzione sposò Prospero Gallinari e partecipò alla stesura di comunicati politici e libri sulla sua esperienza, tra cui Nel cerchio della prigione (1995, con Francesca Mambro) e Il prigioniero (1998, con Paola Tavella), da cui è stato tratto il film Buongiorno, notte di Marco Bellocchio.

Dopo il rilascio, Braghetti dedicò la sua vita al sociale, occupandosi di detenuti ed ex detenuti, coordinando progetti di reinserimento e lavorando per l’organizzazione “Ora d’aria”. Dal 2007 è stata impiegata presso “Italia Lavoro”, agenzia del Ministero del Lavoro, continuando fino a pochi giorni prima della morte il suo impegno verso chi si trovava in difficoltà.
Il figlio naturale dello stesso padre, Gianluca Peciola, ha ricordato con affetto la sorella, sottolineando la sua attenzione costante agli altri e la dedizione al sociale: “È troppo dispari questo mondo, hai detto qualche giorno fa, mentre la malattia correva veloce. Eri sempre col pensiero a risolvere i problemi degli altri, a trovare un posto protetto per chi non aveva protezione”. Peciola, educatore e attivista sociale, ha raccontato nel libro La linea del silenzio (2024) di aver scoperto da adulto che Anna Laura Braghetti non era sua cugina, come sempre gli era stato detto, ma sua sorella.
La stampa continuerà a ricordarla come “terrorista”, ma chi l’ha conosciuta da vicino ne sottolinea soprattutto le qualità umane e l’impegno sociale di una militante comunista. Anna Laura Braghetti lascia un’eredità complessa, intrecciata tra il dramma di un’epoca di violenza politica e il desiderio di riscatto e solidarietà.
Ciro Crescentini

