Firenze, Bologna, Napoli e Milano protagoniste di una mobilitazione senza precedenti
In oltre 80 piazze italiane, migliaia di persone sono scese in strada in occasione dello sciopero generale proclamato dalla CGIL per chiedere la fine del massacro a Gaza, il riconoscimento dello Stato di Palestina e lo stop all’invio di armi a Israele. La mobilitazione, accompagnata da cortei, presidi e momenti di riflessione, ha coinvolto lavoratori, studenti, sindaci, rappresentanti istituzionali, esponenti della società civile e forze politiche.
Alla base della protesta, anche la denuncia dell’aumento della spesa militare a discapito dei diritti sociali e del lavoro. Il segretario generale della CGIL Maurizio Landini, intervenuto da Catania, ha rilanciato un appello al governo italiano e alle istituzioni internazionali. «C’è una lettera del segretario mondiale del sindacato a tutti i parlamenti, compreso il nostro, dove si chiede il riconoscimento dello Stato palestinese, di bloccare l’invio delle armi e gli accordi commerciali. Ma soprattutto si dice no alla corsa al riarmo. Non è il momento di spendere per le armi ma per i diritti e la qualità della vita delle persone».
Landini ha poi attaccato direttamente il governo israeliano e l’ambiguità dell’esecutivo italiano: «Netanyahu e il suo governo vanno fermati. Per farlo, bisogna smettere di mandare armi, interrompere qualsiasi rapporto economico e commerciale e dare un segnale riconoscendo il diritto del popolo palestinese a esistere». «Io penso che quello del governo italiano non sia solo un atteggiamento morbido. Se non dici chiaramente che Israele si deve fermare, se non blocchi le armi e i rapporti economici, allora sei complice».
A Napoli, durante la manifestazione regionale in Piazza del Gesù, il segretario generale della CGIL Campania e Napoli Nicola Ricci ha ribadito la posizione del sindacato: «Siamo in piazza per esprimere la nostra solidarietà al popolo palestinese e l’indignazione per quanto sta avvenendo a Gaza. Oggi la CGIL è in 80 piazze in tutta Italia per fermare il genocidio in atto. Abbiamo proclamato lo sciopero, ottenendo una buona risposta, per rinnovare il nostro no a quanto sta avvenendo in quei territori». «Chiediamo il cessate il fuoco immediato, il riconoscimento dello Stato di Palestina e la convocazione di una conferenza di pace. La comunità internazionale non può restare indifferente di fronte a questo massacro».
Tra le richieste avanzate dalla CGIL e condivise dalle piazze italiane:
- cessate il fuoco immediato;
- riconoscimento dello Stato di Palestina;
- stop all’invio di armi e alla cooperazione militare con Israele;
- corridoi umanitari e protezione dei civili;
- fine dell’embargo e sostegno alle missioni umanitarie come la Global Sumud Flotilla;
- blocco della corsa al riarmo e difesa dello Stato sociale.
Lo sciopero ha visto alte adesioni in molti settori: 90% alla Schneider di Napoli, 100% alla Sammontana di Empoli, 80% nella logistica del porto di Livorno, 70% alla Laika produzione e Burberry, oltre a una forte partecipazione nei comparti chimico, tessile e moda.
Tra le piazze più partecipate:
- Firenze con oltre 20mila persone e due flash mob simbolici;
- Bologna, 5mila in corteo tra “Bella Ciao” e bandiere della Palestina, con la presenza della segretaria del PD Elly Schlein e il sindaco Matteo Lepore;
- Milano, migliaia in marcia da Largo Cairoli a San Babila con ANPI e ARCI;
- Catania, dove ha sfilato anche Landini dietro lo striscione “Stop al genocidio”;
- Pescara, 1.500 partecipanti in corteo da Piazza della Repubblica;
- Genova, oltre 5mila manifestanti e cortei anche a Savona, La Spezia e Sanremo;
- Ancona, presidio al porto con l’annuncio di nuove mobilitazioni per bloccare gli scali.
Tantissime anche le adesioni del mondo politico, universitario, associazionistico e religioso. Dalla Toscana all’Umbria, dalla Liguria alla Campania, il messaggio delle piazze è stato chiaro: “Senza pace non c’è lavoro. Fermiamo il genocidio, riconosciamo la Palestina”.
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